New York, 7 marzo 2026 – Ieri nel tardo pomeriggio Donald Trump ha rilanciato il suo profilo su Truth Social con un messaggio che ha subito fatto rumore sui mercati mondiali. L’ex presidente e candidato repubblicano alle presidenziali di novembre ha scritto chiaro e tondo: “Nessun accordo con l’Iran, se non la resa incondizionata”. Parole forti, arrivate in un momento già delicato nei rapporti tra Washington e Teheran, e che hanno avuto ripercussioni immediate su oro, petrolio e bitcoin.
Trump sfida l’Iran, mercati in tensione
Il post è apparso alle 16:14 ora di New York, in piena seduta a Wall Street dove si respirava già un clima di nervosismo dopo le parole del Segretario di Stato Antony Blinken sui negoziati con l’Iran. Trump non ha lasciato spazio a dubbi: “Con me nessun compromesso – ha ribadito rispondendo a un commento – o si arrendono o pagheranno caro”. Un consigliere della sua campagna, parlando con la NBC, ha confermato che la linea è “ferma come una roccia”.
Subito dopo le sue parole, secondo le agenzie internazionali, il prezzo del petrolio Brent ha superato quota 96 dollari al barile, segnando un +4,1% rispetto alla mattina. L’oro è salito fino a 2.353 dollari l’oncia, ai massimi da dicembre scorso. E non è finita qui: anche le criptovalute hanno risentito dell’effetto Trump. Il bitcoin ha perso il 2,8% in mezz’ora, scendendo poco sopra i 62mila dollari dopo settimane di stabilità.
Effetto domino tra borse e diplomatici
Gli operatori hanno subito collegato il balzo delle materie prime al rischio di una nuova escalation in Medio Oriente. “Il mercato teme ritorsioni a catena – spiega John Petrini di Morgan Stanley – qui ogni parola pesa più dei fatti”. Anche a New York, nella sede dell’Onu, si è respirata tensione. Fonti europee parlano di “contatti frenetici” tra Parigi, Berlino e Londra per trovare una via d’uscita.
A Teheran, intanto, il governo ha rispedito l’ultimatum al mittente: “L’Iran non si piega agli ultimatum di nessuno”, ha dichiarato il portavoce davanti alle telecamere della IRIB poco dopo le 23 locali. Gli esperti della zona osservano che la situazione interna resta sotto controllo ma non escludono “mosse dimostrative” nelle acque del Golfo Persico nei prossimi giorni.
L’impatto reale su oro, petrolio e bitcoin
Gli analisti sono d’accordo: le parole di Trump hanno mosso visibilmente i prezzi dell’oro e del petrolio, mentre le criptovalute hanno risentito dell’aumento della paura tra gli investitori. Alla chiusura dei mercati europei, il petrolio aveva guadagnato quasi il 5%, spinto dal timore di nuove sanzioni o addirittura da blocchi alle esportazioni iraniane. Gli investitori si sono rifugiati nei beni sicuri come l’oro, storicamente un porto tranquillo nelle fasi di crisi geopolitica.
“Il mercato da tempo sconta una possibile rottura tra Stati Uniti e Iran – spiega Chiara Bianconi, analista commodities di Intesa Sanpaolo – ma certi messaggi possono scatenare corse all’acquisto che amplificano i movimenti”. Quanto al bitcoin, la giornata si è chiusa in calo deciso dopo settimane in cui la criptovaluta aveva resistito abbastanza bene alle tensioni globali.
Attesa a Washington: quali prossimi passi?
A Washington dalla Casa Bianca nessun commento diretto per ora. Ma dal Dipartimento di Stato arriva una nota che ribadisce come “gli Stati Uniti puntino a una soluzione diplomatica”, senza però escludere altre opzioni se “l’Iran dovesse provocare”. In Congresso le posizioni sono divise: alcuni democratici accusano Trump di “irresponsabilità”, mentre molti repubblicani lo difendono sostenendo che “serve fermezza contro Teheran”.
Nei prossimi giorni sono attesi nuovi colloqui a Ginevra tra i firmatari dell’accordo sul nucleare iraniano. Resta però il dubbio sulla reale volontà delle parti di trovare un’intesa: fonti interne all’amministrazione americana parlano di una finestra sempre più stretta.
Nel frattempo oro e petrolio continuano a muoversi seguendo il ritmo delle dichiarazioni politiche. Tra gli operatori prevale la prudenza. Come spesso accade nei momenti decisivi, più che certezze circolano ipotesi e tensione palpabile. E questa volta la partita tra Washington e Teheran rischia davvero di giocarsi tanto sui social quanto dietro le quinte del potere.
