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Home Crypto

Term Finance subisce una perdita di 8,5 milioni in un attacco alla governance: TRM Labs rivela 201 hack crypto assistiti da AI

Corrado Pedemonti by Corrado Pedemonti
25 Settembre 2026
in Crypto

Milano, 25 settembre 2026 – Term Finance, piattaforma di prestiti decentralizzati attiva nel mondo delle criptovalute, ha perso ben 8,5 milioni di dollari dopo un attacco hacker che ha colpito la governance delle sue cosiddette vault. L’assalto, avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 settembre, riaccende i dubbi sulla sicurezza delle infrastrutture digitali legate alla finanza decentralizzata. Proprio nel momento in cui il report annuale di TRM Labs segnala un’impennata di attacchi informatici facilitati dall’uso dell’intelligenza artificiale, con 201 episodi documentati solo nel 2026.

Governance sotto attacco, indagini in pieno svolgimento

La società ha confermato l’accaduto tramite un comunicato pubblicato sul proprio canale ufficiale alle 9.12 del mattino. L’attacco è stato scoperto dal team di sicurezza a seguito di anomalie nelle transazioni sulle vault, i “forzieri” digitali dove gli utenti tengono fondi e garanzie. Gli hacker hanno sfruttato una falla nei meccanismi di voto elettronico, riuscendo a manipolare la governance interna e a deviare gli asset verso portafogli non autorizzati. “Stiamo collaborando con le autorità competenti e con esperti di cybercrime”, ha dichiarato un portavoce di Term Finance subito dopo le prime verifiche.

Fonti vicine all’azienda spiegano che la falla sarebbe nata da una modifica recente al codice, pensata per rendere più trasparente il processo di voto. In quell’occasione, però, non sono stati completati tutti i controlli di sicurezza necessari. Ancora nessuna certezza sull’identità degli autori né sulla possibilità di recuperare parte dei fondi congelando gli asset sulle blockchain coinvolte.

Cresce l’allarme: gli attacchi crypto spinti dall’AI

L’attacco a Term Finance arriva in un momento già segnato da preoccupazioni crescenti: l’ultimo report di TRM Labs, esperti in investigazioni blockchain e analisi forense, conta ben 201 attacchi informatici ai danni di exchange, wallet e piattaforme DeFi nel 2026. In tutti questi casi, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale ha giocato un ruolo chiave. Rispetto al 2025 si registra un aumento del 34%, un dato che non passa inosservato tra operatori e regolatori.

“La sofisticazione dei malware sta correndo più veloce del previsto”, ha spiegato ieri a Londra John Fitzpatrick, responsabile Threat Intelligence di TRM Labs. Le AI vengono addestrate per trovare bug nei codici, creare phishing personalizzati e persino per simulare identità digitali credibili durante votazioni o accessi remoti ai sistemi.

Gli utenti sotto choc e le prime reazioni

Per chi usa Term Finance è stata una doccia fredda. Fin dalla mattina del 24 settembre sono arrivate segnalazioni su saldi inspiegabilmente dimezzati o spariti: “Non riesco più a vedere metà dei miei asset”, racconta Marco Dalena, torinese con esperienza nella DeFi. Sui forum internazionali e su X (ex Twitter), i commenti si sono moltiplicati: dalle richieste di rimborso alle domande sulla vera sicurezza dei protocolli open-source.

Per ora nessuna piattaforma collegata risulta bloccata e i prezzi delle principali criptovalute non hanno subito scossoni evidenti. Ma il caso ha riacceso il dibattito tra addetti ai lavori sulla necessità urgente di rafforzare i controlli interni alle DAO (Organizzazioni Autonome Decentralizzate), soprattutto quando la governance si affida a sistemi automatizzati.

Le istituzioni fanno muro: manca ancora una linea chiara

Le autorità che vigilano sui mercati digitali non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali. Ma molti esperti sentiti da alanews.it sottolineano come episodi come quello di Term Finance potrebbero spingere verso nuove regole specifiche per governare i protocolli decentralizzati. “La vera questione è capire chi è responsabile: se le decisioni passano agli algoritmi e chiunque può votare tramite smart contract, diventa complicatissimo stabilire chi detiene davvero il controllo”, riflette Silvia Parini, docente di diritto digitale alla Bocconi.

Nel frattempo le indagini continuano alla ricerca degli autori materiali dell’attacco. Resta da capire se sarà possibile bloccare i fondi sottratti sulle blockchain coinvolte o se – ancora una volta – la tracciabilità finirà contro i limiti dell’anonimato crittografico. Una questione destinata a tenere banco nelle prossime settimane.

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