Bismarck, 6 ottobre 2026 – Quattro impronte fossili di Tyrannosaurus Rex, rinvenute nei pressi di Bowman, Dakota del Nord, hanno fatto luce su come si muoveva il più celebre predatore della preistoria e riaprono il vecchio interrogativo: è davvero possibile scappare a un T. Rex in piena corsa? La notizia, diffusa ieri dal gruppo di paleontologi della University of North Dakota, ha subito catturato l’attenzione degli esperti americani e non solo.
Le impronte svelano il passo del gigante
I ricercatori, guidati da Jennifer Wallace, hanno trovato le orme lo scorso maggio, ma solo ora hanno deciso di renderle pubbliche dopo aver raccolto tutti i dati necessari. Sono quattro orme ben visibili, larghe quasi 70 centimetri e distanziate tra loro di circa 2 metri. Emergono dalla sabbia indurita di un antico fiume ormai prosciugato, a meno di trenta chilometri dal confine con il Montana.
Il team spiega che questa sequenza è la più nitida mai trovata nella parte centro-settentrionale degli Stati Uniti. Misurando la distanza tra le orme, hanno potuto stimare la velocità dell’animale in quel punto: «Il passo indica che il T. Rex camminava a circa 4,5 km/h», ha detto Wallace durante la conferenza stampa a Bismarck, sottolineando che l’andatura era regolare e senza segni di fretta.
E se un uomo provasse a scappare?
Il dettaglio che ha acceso la curiosità – oltre agli addetti ai lavori – è la possibilità di paragonare quel passo a quello di un uomo. Secondo le ricostruzioni degli scienziati americani, un T. Rex adulto aveva sicuramente un falcata poderosa ma nella camminata normale si muoveva a un ritmo sostenuto ma non da velocista. A quel punto è arrivata la domanda dei giornalisti: “E se invece si fosse messo a correre all’inseguimento?”
La risposta degli esperti è stata cauta ma chiara: «Secondo le nostre stime, in corsa il T. Rex poteva probabilmente raggiungere i 20 km/h, forse qualcosa in più per brevi tratti», ha precisato Wallace aggiungendo che non esistono prove certe per velocità superiori. Tradotto in termini pratici – spiegano dal gruppo – un runner amatoriale in buona forma può sprintare anche a 25 km/h per pochi secondi. Ma un inseguimento resterebbe comunque sbilanciato verso il dinosauro: «La sua stazza e potenza erano un vantaggio enorme».
Impatto scientifico e attenzione mediatica
La scoperta nel Dakota del Nord segna un passo avanti nello studio del comportamento di questo predatore vissuto circa 66 milioni di anni fa. Finora si basava tutto su ossa scheletriche o simulazioni al computer; ora ci sono tracce tangibili che raccontano una storia più concreta.
Per il paleontologo Thomas Lindgren della Montana State University, estraneo alla spedizione ma che ha visionato i dati: «Queste orme cambiano la nostra idea sui movimenti reali dei grandi predatori». Insieme ad altri ritrovamenti nell’area del Bakken, suggeriscono che i teropodi erano spesso lungo le rive fangose dei fiumi in cerca di prede o acqua.
Anche la comunità locale si è mostrata entusiasta: «Non pensavamo proprio di avere sotto i piedi la traccia del re dei dinosauri», ha detto Sarah Packer, insegnante alla Bowman High School presente durante una visita guidata sul sito.
Il mito della convivenza con l’uomo
Ovviamente nessun uomo ha mai incrociato il cammino del T. Rex. La domanda però rimane una delle più gettonate nelle mostre museali o tra i bambini delle scuole americane. Il dibattito sulla velocità reale dei dinosauri va avanti da decenni; studi recenti tendono a ridimensionare le stime ottocentesche che vedevano il T. Rex come uno sprinter formidabile.
Lindgren sintetizza così: «Le impronte mostrano un animale potente ma attento a risparmiare energie». E Wallace chiude con una battuta sotto gli occhi divertiti dei presenti: «Se vi trovate faccia a faccia con un T. Rex… correre potrebbe non bastare».
Per ora restano queste quattro impronte: silenziosi testimoni di un passato lontanissimo e spunti ancora aperti sulle reali capacità dei giganti che una volta dominavano la Terra.