New York, 8 ottobre 2026 – Strategy, la società specializzata in investimenti digitali con base a New York, ha annunciato ieri di aver messo le mani su 334 Bitcoin (BTC) per un valore di 28,7 milioni di dollari. L’operazione, chiusa nella tarda serata del 7 ottobre tramite una piattaforma OTC americana, porta le riserve in criptovaluta dell’azienda a coprire circa il 4% dell’offerta globale di Bitcoin oggi in circolazione. Un colpo che riaccende l’attenzione sulla crescente corsa degli istituzionali verso gli asset digitali.
I dettagli della transazione e le motivazioni
Il CEO di Strategy, Mark Feldman, ha spiegato in una nota diffusa alle 21:30 (ora locale) che questo acquisto era “pensato per rafforzare la posizione aziendale nel mercato delle riserve alternative” e per “diversificare il portafoglio a tutela degli investitori”. La cifra – i già citati 28,7 milioni di dollari – è stata spesa nell’arco di poche ore e, ha aggiunto Feldman, non ha causato “movimenti evidenti sulla volatilità”, grazie alla “stabilità dei canali OTC”.
Dai dati diffusi dalla società emerge che Strategy ora detiene più di 85.200 BTC, una cifra importante che – stando ai calcoli dell’analista Chris Norman di CoinMetrics – rappresenta circa il 4% dei Bitcoin disponibili sul mercato. Non è certo la prima volta che l’azienda fa notizia con mosse del genere: a giugno aveva già aumentato le sue riserve con un’operazione simile da 19 milioni.
Perché le aziende puntano su Bitcoin
L’accumulo di Bitcoin da parte delle aziende quotate non rallenta. Dal 2023 in poi, molte holding e fondi – su tutti MicroStrategy e Tesla – hanno investito somme importanti nelle criptovalute più popolari, cavalcando l’idea che siano una “riserva digitale contro l’inflazione”. Feldman lo conferma: “Siamo convinti che Bitcoin, sul medio-lungo termine, possa proteggere dalla svalutazione delle valute tradizionali. Gli ultimi dati macroeconomici ce ne hanno dato ulteriore conferma”.
Chi segue il settore guarda con prudenza ma anche interesse. “Questi movimenti influenzano sia come il pubblico vede le crypto sia le mosse degli altri attori”, dice Mary Lin, ricercatrice per l’istituto Brookings, intervistata dalla CNBC. Lin avverte: “Più aziende accumulano BTC in modo consistente, più potrebbe diminuire la liquidità nei mesi a venire”.
L’effetto sul prezzo e le reazioni del mercato
Dopo l’annuncio, il prezzo del Bitcoin ha mostrato una leggera spinta verso l’alto. Alle 7:45 di oggi (ora italiana), sulle principali piattaforme il valore era intorno agli 85.200 dollari per BTC, in crescita dello 0,8% rispetto al giorno precedente. Alcuni analisti restano cauti: “Un acquisto isolato non fa tendenza, ma dimostra che gli investitori istituzionali continuano a credere nel lungo periodo”, commenta Lucas Marchesi, partner della DecryptoLab.
Nei forum dedicati la discussione è animata: mentre qualche piccolo investitore teme una concentrazione troppo forte nelle mani delle grandi aziende (“Chi controlla i nodi più grossi?”, scrive su Reddit l’utente ‘byteking’), altri vedono nella mossa un segnale di legittimazione crescente del mondo crypto nel circuito finanziario tradizionale.
Prospettive e rischi futuri
Che succede quando un singolo soggetto detiene una fetta così grossa di Bitcoin? Gli esperti interpellati dal Wall Street Journal concordano su un punto: si aprono nuovi interrogativi su concorrenza, trasparenza e rischio sistemico. La professoressa Jenny Haas dell’Università di Princeton osserva: “Bisogna capire se questa tendenza potrà creare problemi di governance o effetti domino nel caso in cui si decidessero dismissioni rapide”.
Per ora Strategy non ha fatto trapelare piani immediati. Ma una fonte interna anonima rivela che nel board “si sta discutendo seriamente sulla possibilità di superare il 5% delle riserve crypto entro la primavera 2027”. Gli investitori seguono con attenzione.
Intanto i riflettori restano puntati su New York. Il mercato aspetta nuove mosse. Con prudenza sì, ma senza voltarsi dall’altra parte.