New York, 3 ottobre 2026 – Negli Stati Uniti, mentre il Congresso resta bloccato sulla regolamentazione delle criptovalute, la SEC (Securities and Exchange Commission) ha mosso un passo avanti. Nelle ultime ore ha messo sul tavolo una nuova proposta di regolamento che questa volta si concentra sulla custodia degli asset digitali da parte di fondi di investimento e consulenti finanziari. Intanto il dibattito sul Clarity Act, il disegno di legge che dovrebbe mettere ordine nel settore, è ancora in stallo. A Wall Street e tra chi opera nella finanza digitale, però, cresce l’attesa.
SEC punta a regole più chiare per la custodia crypto
La bozza presentata ieri dalla SEC vuole mettere nero su bianco i doveri e le responsabilità di chi offre servizi di custodia delle criptovalute. Si parla soprattutto di standard minimi per proteggere gli asset digitali: sicurezza informatica, separazione dei patrimoni e controlli interni rigorosi sono al centro delle richieste.
Gary Gensler, presidente della SEC, ha spiegato che l’obiettivo è duplice: far sentire gli investitori più sicuri trattando i digital asset come si fa con i titoli tradizionali e rispondere a un mercato che nonostante l’incertezza normativa continua a correre. “Le regole devono essere chiare anche per la custodia degli asset digitali”, ha sottolineato Gensler durante un incontro con i principali fondi americani.
Ora la proposta è aperta ai commenti per 60 giorni prima della decisione finale. Fonti interne al New York Times raccontano però di un settore diviso: grandi società di consulenza spingono per linee guida precise, mentre diverse startup crypto temono restrizioni che potrebbero complicare il loro lavoro.
Congresso fermo sul Clarity Act
Sul fronte legislativo invece il Clarity Act – varato lo scorso anno da una coalizione bipartisan alla Camera – è impantanato nelle commissioni. Questo testo dovrebbe chiarire cosa sono giuridicamente le criptovalute e stabilire i confini tra SEC e CFTC (Commodity Futures Trading Commission).
A metà settembre si aspettava una svolta in Commissione Finanze, ma la discussione è saltata senza motivazioni ufficiali. Il Washington Post riporta che il rinvio sarebbe dovuto alle tensioni tra democratici e repubblicani sulla supervisione centrale affidata alla SEC.
“Serve chiarezza al più presto”, ha ribadito ieri in un’intervista a Bloomberg la deputata Maxine Waters, tra le principali promotrici della riforma. Per lei l’attuale vuoto normativo rischia di danneggiare sia gli investitori sia lo sviluppo tecnologico americano, lasciando campo libero ad Asia ed Europa.
Mercato crypto sotto i riflettori: reazioni contrastanti
Mentre la politica si ferma, il mercato americano degli asset digitali non si ferma. Negli ultimi mesi alcuni fondi pensione hanno iniziato a puntare su Bitcoin ed Ethereum – anche se ancora con piccole quote e in modo sperimentale. Secondo Bloomberg Intelligence, nel terzo trimestre del 2026 il volume degli scambi OTC ha superato i 180 miliardi di dollari, segnando un +9% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Allo stesso tempo però il quadro normativo incerto mette pressione agli operatori. Mark Smith, CEO di una fintech di San Francisco, spiega: “Senza regole chiare dobbiamo chiamare avvocati ogni volta che lanciamo un nuovo prodotto”. Un freno all’innovazione che spinge alcune aziende a guardare a soluzioni offshore.
Cosa cambia per fondi e consulenti
Se la proposta della SEC diventerà legge, chi custodisce criptovalute dovrà fare molta più chiarezza ai clienti. Tra gli obblighi previsti ci sono rendicontazioni regolari, separazione netta dei patrimoni digitali e controlli indipendenti sulle riserve.
Gli investitori istituzionali vedono con favore questi passi: “È un segnale positivo”, commenta Elizabeth Reed, responsabile compliance in uno dei maggiori gestori americani. “Solo così si può costruire fiducia nel sistema”. Più caute invece le startup nate dopo il 2020: temono costi extra e complicazioni operative difficili da sostenere per realtà più piccole.
Scenari internazionali e cosa ci aspetta
Negli ultimi due anni l’Europa con MiCA, Singapore e Regno Unito hanno già messo in piedi regole precise sulla custodia crypto, attirando capitali e talenti fintech. Gli Stati Uniti rischiano così di perdere terreno in un settore cruciale per i prossimi dieci anni.
Per ora non ci sono date certe sull’approvazione delle nuove norme SEC: la consultazione pubblica potrebbe portare aggiustamenti importanti. Solo allora si capirà se riusciranno a conciliare sicurezza per gli investitori e spazio all’innovazione. Nel frattempo il mercato resta in fermento e a Washington si continua a discutere senza sosta.