Scoperto in Norvegia un anello d’oro medievale di 800 anni con vetro blu simile a zaffiro: un tesoro perfettamente conservato

Salvatore Broggi

18 Gennaio 2026

Bologna, 18 gennaio 2026 – In una mattinata gelida di gennaio, tra le terre umide del parco di Villa Ghigi, la dottoressa Claudia Rinaldi, archeologa 39enne dell’Università di Bologna, ha trovato quello che a un primo sguardo sembrava solo un sasso sporco. Ma scavando con cura, è venuto fuori un anello medievale sorprendentemente intatto, con un vetro blu incastonato che imitava un prezioso zaffiro. Il ritrovamento, avvenuto sabato mattina intorno alle 10, ha già attirato l’attenzione della Soprintendenza e di diversi esperti.

Anello medievale con vetro blu: cosa si nasconde sotto terra

Il parco cittadino, solitamente frequentato da famiglie e corridori, per qualche ora si è trasformato in un piccolo laboratorio a cielo aperto. La stessa Rinaldi racconta che “l’anello era appena sotto uno strato superficiale di terra, in una zona che avevamo segnalato come possibile discarica storica”. Il gioiello ha una montatura in bronzo lavorato e una pietra di vetro dal colore blu intenso. “All’inizio ho pensato potesse essere uno zaffiro vero”, confessa l’archeologa. Solo dopo i primi controlli nel laboratorio di via Zamboni si è capito che si tratta di vetro finemente lavorato per sembrare una gemma preziosa.

Un pezzo di storia e le tecniche artigianali dell’epoca

Dalle prime analisi della Soprintendenza Archeologica dell’Emilia-Romagna l’anello risalirebbe alla fine del XII o agli inizi del XIII secolo. “Nel Medioevo era comune imitare pietre preziose usando il vetro colorato, specialmente quando chi commissionava non poteva permettersi gemme vere”, spiega il professor Enrico Testa, docente di Archeologia Medievale. La produzione bolognese di allora era famosa proprio per la sua abilità nel lavorare metalli e vetri. Questo oggetto entra quindi a far parte della storia materiale della città: la scelta del vetro blu non è casuale. “Lo zaffiro simboleggiava purezza e potere”, aggiunge Testa. “Anche possedere solo una sua imitazione dava prestigio”.

Le reazioni degli esperti e le prime ipotesi

La notizia della scoperta ha subito fatto il giro delle aule universitarie e degli appassionati locali. Nel primo pomeriggio sono arrivati sul posto funzionari della Soprintendenza e alcuni studenti volontari del corso di archeologia. A colpire non è solo l’ottimo stato di conservazione, considerato raro per oggetti simili, ma anche il luogo insolito: “Non ci aspettavamo di trovare resti medievali in quell’area”, ammette la stessa Rinaldi. Le ipotesi sono ancora aperte: l’anello potrebbe essere stato perso da qualcuno oppure lasciato intenzionalmente per motivi simbolici. “Nel Medioevo i gioielli venivano spesso offerti come ex voto o nascosti per proteggerli dai ladri”, ricorda Testa.

Indagini aperte e possibili sviluppi

L’anello si trova ora nei laboratori dell’università per ulteriori esami chimici e al microscopio. Gli specialisti stanno cercando di capire la composizione esatta del vetro – informazioni che potrebbero raccontare molto sui commerci e sulle tecniche artigianali bolognesi dell’epoca. Le ricerche proseguono anche nell’area intorno al ritrovamento: ieri mattina una squadra ha iniziato a delimitare nuovi settori di scavo con nastro bianco e rosso. “Potrebbe essere solo l’inizio di altri ritrovamenti”, commenta la Rinaldi con un sorriso.

Un tesoro culturale da valorizzare

Il Comune si è detto interessato a mettere in mostra la scoperta: si parla già di esporre l’anello nella sala museale di Palazzo Pepoli. L’assessore alla cultura Matteo Conti, presente sul posto ieri pomeriggio, ha detto che “questo anello è un pezzo concreto del nostro passato e dimostra quanto c’è ancora da scoprire sotto i nostri piedi”. Un messaggio che trova eco tra gli abitanti della zona: qualcuno racconta vecchie storie tramandate dai nonni su tesori nascosti; altri sperano in nuove scoperte. Per ora – confermano gli esperti – tutte le operazioni saranno condotte sotto stretta sorveglianza scientifica.

Un anello con il suo vetro blu, forse dimenticato o nascosto secoli fa, torna oggi a parlare alla città di Bologna e alla comunità scientifica. Non conta solo il valore materiale: il vero tesoro sono le storie che questi oggetti continuano a raccontarci.

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