Città del Capo, 2 febbraio 2026 – In Sudafrica, un gruppo internazionale di paleontologi ha riportato alla luce impronte fossili vecchie di circa 183 milioni di anni, nascosta da tempo nelle rocce rosse del Karoo. A guidare le ricerche è stata l’Università di Città del Capo, con il supporto di esperti britannici e statunitensi. I risultati sono stati presentati questa mattina in conferenza stampa. Una scoperta che, secondo gli studiosi, «cambia radicalmente il modo in cui vediamo la vita dopo le grandi estinzioni».
Impronte fossili raccontano il ritorno dei dinosauri
Nel sito di Hautkloof, a pochi chilometri da Fraserburg, sono venute alla luce decine di impronte fossilizzate. Si tratta delle tracce lasciate da dinosauri grandi e piccoli, ma anche da rettili, anfibi e invertebrati. Il dottor Emile van Rooyen, responsabile del progetto, spiega che queste impronte risalgono a poco dopo una violenta eruzione vulcanica che alla fine del Giurassico inferiore aveva decimato la fauna locale.
Le analisi su più strati rocciosi hanno mostrato come, in tempi sorprendentemente brevi, un’intera comunità animale sia riuscita a riprendersi. «Abbiamo trovato una varietà sorprendente: dagli ornitischi erbivori ai piccoli predatori», ha raccontato Van Rooyen davanti a giornalisti e studiosi.
Come era il paesaggio dopo il disastro
Stephen R. Frost, paleontologo dell’Università di Oxford, descrive una terra ridotta a una distesa desolata dalle colate laviche e dalla cenere. Eppure, già pochi millenni più tardi, un nuovo tessuto di vita cominciava a popolare quel paesaggio. «I fossili ci dicono che la resilienza della natura non si è mai fermata», sottolinea Frost. Impronte piccole accanto a quelle più grandi indicano la presenza contemporanea di specie diverse.
I dettagli sono impressionanti: le orme variano dai 7 ai 28 centimetri e alcune mostrano persino i segni delle dita e delle squame. Tra tutte spicca una pista lunga oltre cinque metri attribuita a un giovane sauropode.
Nuovi elementi sulla biodiversità giurassica
Gli scienziati hanno usato la scansione 3D per ricostruire il terreno com’era e capire come si muovevano gli animali. La ricerca pubblicata su “Nature Ecology & Evolution” evidenzia che la fauna sudafricana era molto più varia rispetto ad altri siti simili in Europa e Asia. Secondo Frost, «questo indica che la ripresa dopo l’estinzione fu più veloce e complessa di quanto si pensasse».
Sono stati riconosciuti almeno cinque tipi diversi di dinosauri: erbivori di taglia media, predatori agili simili ai coelophysoidi e rettili non appartenenti ai dinosauri. Non mancano tracce anche di invertebrati giganti: i loro segni si intrecciano con quelli dei vertebrati.
La voce degli scienziati sudafricani
Sarah Kumalo dell’Università del Witwatersrand non nasconde l’entusiasmo: «È raro trovare così tante impronte ben conservate tutte insieme. Solo grazie al lavoro congiunto tra istituzioni siamo riusciti a documentare ogni particolare». Aggiunge che le piogge dell’ultimo anno hanno contribuito a far emergere nuovi strati sabbiosi pieni di reperti.
Alla domanda se è previsto un parco archeologico aperto al pubblico, Van Rooyen ha risposto con cautela: «Prima dobbiamo completare tutti i rilievi».
Cosa ci dicono queste impronte sulla resilienza degli ecosistemi
Per gli esperti questo sito è una testimonianza diretta della forza della natura nel rimettersi in piedi dopo disastri naturali. Le impronte fossili sono come foto scattate alla vita quotidiana di allora, una fonte preziosa per capire come la biodiversità abbia trovato nuovi spazi anche dopo catastrofi devastanti.
Non ci sono ancora dati precisi sulle singole specie identificate: «Siamo solo all’inizio», ammette Frost. Ma sembra chiaro che il Sudafrica fu uno dei primi luoghi dove i dinosauri riuscirono davvero a riprendersi dopo quella crisi vulcanica.
Un tesoro da difendere
Il governo sudafricano ha già avviato le pratiche per proteggere l’area come bene naturale tutelato. L’obiettivo – spiegano le autorità – è lasciare agli studiosi la possibilità di continuare le ricerche senza disturbi e salvaguardare questo patrimonio unico. Intanto alcuni frammenti di roccia con impronte ben visibili sono esposti al museo locale di Fraserburg.
Solo con il proseguire degli studi si capirà appieno quanto queste tracce siano importanti per capire l’evoluzione dei grandi rettili terrestri. Ma intanto gli scienziati ammettono con soddisfazione: hanno aperto una finestra inaspettata sulla resilienza della vita sulla Terra.
