Scoperta Rivoluzionaria: Il T. rex Raggiungeva la Taglia Completa Solo a 40 Anni

Salvatore Broggi

17 Gennaio 2026

New York, 17 gennaio 2026 – I ricercatori americani hanno svelato ieri al Museo di Storia Naturale di New York una scoperta destinata a cambiare la nostra visione del Tyrannosaurus rex. Questo gigante, hanno spiegato, raggiungeva la sua dimensione massima intorno ai 40 anni, molto più tardi di quanto si pensasse finora. Fino ad oggi si credeva che la crescita si fermasse già intorno ai 20 anni. Il risultato, pubblicato su Science Advances, nasce da un nuovo modo di analizzare le ossa messo a punto tra i laboratori della Montana State University e dell’Università di Chicago.

Una scoperta che riscrive la storia dei dinosauri

Guidati dalla paleontologa Julia Henderson, gli scienziati hanno esaminato una ventina di scheletri di T. rex trovati tra Montana e Dakota del Sud. “Abbiamo usato una scansione ad alta definizione su microsezioni delle ossa,” ha detto Henderson durante la conferenza stampa. Questa tecnica innovativa permette di leggere le linee di crescita – come gli anelli degli alberi – anche nelle ossa più antiche e ben conservate. Grazie a questo metodo, il team è riuscito a trovare segnali che mostrano uno sviluppo molto più lungo del previsto.

Fino a ieri si pensava che il re dei predatori crescesse velocemente fino ai vent’anni, per poi restare stabile fino alla morte. “Era un errore,” ha ammesso Henderson. “Il ciclo vitale del T. rex era più simile a quello degli elefanti moderni che a quello di un grande rettile.”

I dati e le prime reazioni degli esperti

Le analisi fatte su femori e tibie conservati nei musei hanno mostrato una crescita lenta ma continua. Niente scatti rapidi in giovane età, ma un aumento costante di peso e altezza fino ai 40 anni. Nel caso dell’esemplare “Sue”, esposto a Chicago, si notano addirittura segni di adattamento osseo oltre i 35 anni.

La notizia ha fatto subito scalpore tra i paleontologi. Andrea Cau, esperto bolognese, ha commentato: “Questo studio getta nuova luce sulla fisiologia dei grandi teropodi. Sapevamo che il T. rex viveva a lungo, ma non che maturasse così tardi.” Per altri studiosi come François Therrien del Royal Tyrrell Museum in Canada, ora bisognerà rivedere molte ricostruzioni museali e libri scolastici: “Se cresceva più lentamente – ha aggiunto – anche il suo modo di cacciare potrebbe essere stato diverso.”

Cosa cambia per lo studio dell’evoluzione

I ricercatori sottolineano che questo modello di crescita allungata porta con sé molte conseguenze per capire la vita nel Cretaceo. Animali capaci di aumentare il loro peso per decenni potevano reggere meglio carestie, ferite e cambiamenti ambientali. Rimane però da chiarire se questa caratteristica fosse solo del T. rex o comune ad altri dinosauri giganti.

Un altro punto riguarda l’interpretazione dei fossili: finora gli scheletri più grandi venivano considerati casi eccezionali o fuori scala, ma forse erano semplicemente individui anziani. Come ha ricordato David Evans, curatore al Royal Ontario Museum: “Abbiamo ancora pochi campioni adulti completi e sappiamo poco della loro biologia riproduttiva.”

Nuove strade per la paleontologia

Questa tecnica d’indagine apre nuovi orizzonti nello studio delle ossa fossili. Gli scienziati vogliono applicarla presto ad altri grandi predatori come Giganotosaurus e Spinosaurus per vedere se vale anche lì. La scoperta avrà effetti anche sulla divulgazione: al Museo Americano di New York stanno già pensando a come aggiornare i pannelli informativi per raccontare non solo dinosauri più vecchi ma animali capaci di cambiare aspetto e dimensioni nel corso della vita.

Henderson però invita alla cautela: “Sono dati che segnano un primo passo,” ha detto davanti ai giornalisti. “Sotto quelle ossa ci sono ancora tanti misteri da scoprire.” E chissà che quei giganti del passato, tra i musei illuminati o le vaste praterie del Montana, non abbiano ancora molto da raccontare agli studiosi d’oggi.

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