Milano, 29 settembre 2026 – Più dell’80% dei token lanciati su Robinhood Chain negli ultimi due mesi è concentrato in poche mani. È quanto emerge dall’ultimo report di Arkham Intelligence, società specializzata nell’analisi delle blockchain, che ha messo a nudo una distribuzione piuttosto sbilanciata dei 53 nuovi token emessi sulla piattaforma. L’operazione ha mosso quasi 18 milioni di dollari e ha acceso i riflettori degli analisti sul rischio concreto di manipolazione del mercato e sulle perplessità riguardo alla vera decentralizzazione della chain.
Forte concentrazione: dati e dettagli dell’indagine
Arkham Intelligence ha raccolto dati tra fine luglio e il 27 settembre, monitorando 53 token, tra cui spiccano nomi come Catboy, CashCats e Doginme, molto popolari tra i trader retail. Il quadro che ne esce è chiaro: oltre l’80% dell’offerta totale per ciascun token è nelle mani di meno di 20 wallet. In certi casi, la concentrazione supera addirittura il 90%. Secondo Arkham, questo squilibrio “espone la catena a forti oscillazioni di prezzo in caso di vendite improvvise”.
Non sono solo le criptovalute più piccole a presentare questo fenomeno. Anche i token con capitalizzazioni più importanti mostrano schemi simili. “La concentrazione è palese e preoccupante”, commenta Nick Brown, analista Arkham su X (ex Twitter). La stessa Robinhood Chain, creata per offrire un trading più semplice e con costi ridotti, si ritrova ora sotto la lente d’ingrandimento proprio per come vengono distribuiti gli asset digitali.
Token lanciati e dinamiche di mercato
Da luglio a oggi la crescita della Robinhood Chain è stata rapidissima: 53 nuovi token immessi sul mercato per un valore totale sopra i 18 milioni di dollari. Catboy e Doginme hanno catturato subito grandi volumi nelle prime settimane. Secondo Dune Analytics, la maggior parte degli scambi avviene entro le prime 24 ore dal listing, con picchi tra le 13 e le 16 ora italiana.
Nonostante l’interesse dei piccoli investitori, la forte presenza di pochi grandi wallet ha fatto nascere sospetti su possibili manovre coordinate. Qualche utente parla apertamente di “pump and dump”, anche se finora non ci sono indagini ufficiali da parte delle autorità americane o europee. Robinhood invece tace ancora sull’argomento.
Rischio manipolazione e dubbi sulla decentralizzazione
Questa concentrazione così marcata solleva dubbi seri sulla vera decentralizzazione della piattaforma. Giacomo Zucco, consulente blockchain milanese, mette in guardia: “Basta che pochi attori si muovano insieme per condizionare prezzi e mercati”. Tradotto: chi controlla i wallet principali può far saltare equilibrio tra domanda e offerta in pochi minuti.
C’è però chi invita a non saltare subito alle conclusioni: Alessandra Lupo della Bocconi ricorda che “non sempre queste situazioni nascono da accordi segreti”. Spesso gli sviluppatori mantengono quote importanti all’inizio proprio per garantire liquidità al progetto. Solo dopo si passa a una distribuzione più ampia dei token sul mercato.
Le reazioni della comunità cripto
La notizia ha scatenato un vivace dibattito nei forum principali, da Reddit ai canali Telegram dedicati alla finanza decentralizzata. Tra gli utenti si trovano molte proteste: “Sembra il Far West dei primi tempi, servono regole più chiare”, scrive qualcuno su Discord nel gruppo Robinhood Italia. Altri invece ridimensionano il problema ricordando che “anche su Ethereum molte memecoin sono partite concentrate nelle mani di pochi”.
Al momento non si registrano grandi scossoni nei prezzi dei token coinvolti ma gli osservatori temono vendite massicce che potrebbero far scattare correzioni rapide – episodi già visti in passato con SafeMoon o Pepe Coin.
Prospettive e possibili sviluppi
Mentre Robinhood resta in silenzio, cresce l’incertezza sul futuro della piattaforma nel medio termine. Gli operatori chiedono più trasparenza nei dati e sistemi automatici per segnalare movimenti sospetti. Intanto il caso riapre il confronto sulla regolamentazione delle nuove chain – un tema che negli Stati Uniti come in Europa è ormai all’ordine del giorno.
Per adesso resta un dato inequivocabile: oltre l’80% della supply dei nuovi token Robinhood è nelle mani di pochi portafogli, con tutti i rischi concreti che questo comporta.