Pechino, 18 gennaio 2026 – In meno di quattro anni, mBridge, la piattaforma internazionale guidata dalla Cina per l’uso della moneta digitale delle banche centrali (CBDC), ha superato quota 55 miliardi di dollari in transazioni transfrontaliere. Numeri che fanno girare la testa anche agli addetti ai lavori più navigati: parliamo di una crescita quasi 2.500 volte più alta rispetto ai primi test del 2022. A dare la notizia è stato ieri il People’s Bank of China, che insieme a partner strategici regionali – tra cui Hong Kong, Thailandia ed Emirati Arabi Uniti – ha spinto avanti la sperimentazione per rendere i pagamenti tra banche centrali più veloci e meno costosi.
Il balzo della piattaforma: dati e tappe principali
Il progetto mBridge è nato nel 2021 da un’iniziativa congiunta della banca centrale cinese e di altre istituzioni asiatiche e mediorientali. Fin dall’inizio l’obiettivo era chiaro: creare un sistema digitale capace di facilitare pagamenti rapidi e sicuri oltre confine, sfruttando blockchain e valute digitali. Nel primo anno, i numeri erano ancora piccoli: poco più di 22 milioni di dollari processati, utili soprattutto a testare la piattaforma.
Poi però qualcosa è cambiato. Nel 2023, spinta dalle tensioni geopolitiche e dalla voglia di trovare alternative a SWIFT – spesso bersaglio delle sanzioni internazionali – mBridge è esplosa. Nel 2024 ha raggiunto livelli che hanno colpito anche gli osservatori europei. “Abbiamo visto crescere sia il numero di partecipanti sia le valute testate”, ha raccontato al South China Morning Post Chen Guojing, funzionario della banca cinese.
Un ecosistema in espansione: partecipanti e motivazioni
Oggi mBridge vede attive più di 20 istituzioni finanziarie, tra cui la Monetary Authority of Hong Kong, la Bank of Thailand e la Central Bank degli Emirati Arabi Uniti. L’Unione Europea segue con interesse, ma senza impegni ufficiali – almeno per ora. A guidare la spinta sono operatori tra Asia e Medio Oriente: grandi aziende energetiche, società di logistica e banche multinazionali.
“Il vantaggio principale è tagliare i costi delle transazioni, che restano un problema serio nei trasferimenti internazionali”, spiega Hui Wang, direttore operativo di una banca a Shenzhen. Con mBridge, secondo alcune simulazioni del BIS Innovation Hub di Hong Kong, le commissioni si ridurrebbero fino al 60%. E non è solo una questione di soldi: tempi prima lunghi ora si accorciano drasticamente, passando da giorni a poche ore.
Impatto geopolitico e reazioni internazionali
Il successo crescente della piattaforma non passa inosservato alle grandi potenze occidentali. Gli Stati Uniti hanno più volte espresso dubbi sul rischio che le CBDC cinesi diventino “una via per aggirare le sanzioni”, come detto lo scorso novembre da Janet Yellen, segretaria al Tesoro USA. Anche Bruxelles osserva con scetticismo pur riconoscendo il valore tecnologico dietro al progetto.
Secondo un rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) diffuso a dicembre, almeno una dozzina di Paesi prevede di avviare progetti simili entro due anni. Lo conferma anche uno studio del think tank americano Atlantic Council. La corsa alle CBDC coinvolge ormai tutto il sistema finanziario mondiale.
Prospettive e interrogativi per il futuro
Guardando avanti, mBridge rappresenta una sfida sia tecnica che politica. “Non è solo innovazione digitale,” dice Sun Jiayin dell’Università Fudan di Shanghai, “qui si ridefiniscono i rapporti finanziari internazionali”. Restano però molte incognite: dalla tutela della privacy ai rischi informatici.
I prossimi mesi saranno decisivi. Fonti interne alla banca centrale cinese assicurano che nel 2026 arriveranno nuove banche centrali nel network. Resta però da vedere quanto i grandi attori globali siano disposti a lasciare spazio nella gestione delle valute digitali. Intanto Pechino può già contare su un risultato concreto: con oltre 55 miliardi di dollari in transazioni registrate, mBridge sta cambiando passo – forse anche volto – ai pagamenti transfrontalieri.
