Pericolo sulla montagna russa: crepa nascosta sfugge ai controlli ma viene scoperta da un visitatore

Salvatore Broggi

24 Settembre 2026

Roma, 24 settembre 2026 – Una crepa su un sostegno d’acciaio ha acceso ieri mattina un campanello d’allarme lungo la linea ad alta velocità, proprio mentre i treni viaggiavano a oltre 150 chilometri all’ora tra Roma Tiburtina e Firenze Santa Maria Novella. L’allerta è partita poco dopo le 9.20, quando un operaio della manutenzione durante un controllo nei pressi del viadotto di Orte ha notato qualcosa di strano: i tecnici raccontano che quella struttura portante mostrava da giorni “segni insoliti di affaticamento”.

Sicurezza ferroviaria sotto osservazione

Il punto critico, secondo quanto riferiscono fonti delle Ferrovie dello Stato, è stato subito messo in sicurezza. Nel giro di pochi minuti – alle 9.32 – la circolazione è stata ridotta e sul posto sono arrivati i responsabili della sicurezza delle infrastrutture. La crepa, ben visibile sul lato nord del sostegno al chilometro 178, ha subito attirato l’attenzione: qui i treni normalmente corrono sopra i 250 chilometri orari, anche se ieri mattina la velocità era già ridotta per altri lavori in corso.

Un tecnico di RFI, con la voce ancora tesa alle 10.10, ha spiegato: “L’anomalia non aveva compromesso la tenuta complessiva, ma abbiamo fermato tutto subito: non vogliamo correre rischi”. La decisione precauzionale ha evitato guai più seri: nessun danno ai passeggeri e solo disagi limitati. E così si è visto come il sistema di controllo costante sia fondamentale per garantire la sicurezza.

Indagini tecniche in corso

Poco dopo le 11, RFI ha diffuso una nota dove confermava che la crepa era lunga circa sette centimetri e si trovava sul sostegno principale in acciaio. Gli ingegneri hanno subito avviato verifiche con ultrasuoni per escludere microfessure più profonde. “Non è un problema da prendere alla leggera – ha spiegato un dirigente della Direzione Tecnica –, ma fortunatamente siamo intervenuti appena in tempo”.

I lavori sono andati avanti fino alle 16, quando il traffico ferroviario ha ripreso lentamente a scorrere normalmente. I passeggeri dei Frecciarossa e Italo coinvolti nel rallentamento hanno ricevuto informazioni tramite messaggi sui tabelloni e annunci a bordo. Sulla banchina di Chiusi alle 12.20 qualcuno raccontava: “Abbiamo visto due tecnici con caschetti rossi e tute gialle camminare tra i binari con uno strano apparecchio che sembrava uno scanner gigante”.

Riflessioni e protocolli sulla manutenzione

Non è la prima volta che episodi simili mettono sotto i riflettori i protocolli di manutenzione delle infrastrutture italiane più importanti. In passato incidenti come quello di Ospedaletto Lodigiano nel 2020 avevano già evidenziato fragilità nella rete ad alta velocità italiana. Il Ministero delle Infrastrutture assicura che ogni viadotto viene controllato almeno due volte all’anno, ma diversi esperti consigliano ispezioni più frequenti soprattutto nei punti più sollecitati.

Anche il sindacato Filt-Cgil è intervenuto sulla questione: “Il personale tecnico è fondamentale ma servono risorse”, ha detto il segretario Andrea Mininni. Intanto le nuove tecnologie di monitoraggio – sensori di vibrazione e droni per controlli a distanza – stanno entrando in uso su alcune tratte pilota.

Viaggiatori e operatori: reazioni dopo l’allerta

I disagi per chi viaggiava sono rimasti contenuti: Trenitalia parla di soli tre treni con ritardi sopra i venti minuti nel momento più critico. Nel pomeriggio Anna Lucarelli, pendolare romana di 42 anni, commentava così: “Meglio rallentare un po’ che rischiare qualcosa di peggio. Abbiamo capito cosa stava succedendo solo dai messaggi sul cellulare”.

Più cauta la posizione di Mario Gualtieri, macchinista con trent’anni sulle rotaie: “Fermare un treno non è mai una cosa da poco. Ci insegnano a prestare attenzione a ogni minimo scricchiolio”. Intanto sui social spunta qualche domanda sulla trasparenza: “Vorremmo sapere ogni quanto vengono fatti davvero i controlli”, scrivevano alcuni utenti su X verso l’una del pomeriggio.

Conclusioni e prospettive

La vicenda riporta al centro il tema della manutenzione ordinaria delle grandi opere italiane – e delle risorse necessarie per farla bene senza compromessi. I tecnici lavorano per evitare che segnali piccoli diventino emergenze serie. Questa volta la risposta rapida ha fatto la differenza. Il sistema funziona solo se tutti fanno bene la loro parte – e allora la paura dura giusto qualche minuto.

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