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Home Cyber Security

OMS lancia l’hub pandemico: come scovare virus killer in 24 ore con oltre 190 partner

Salvatore Broggi by Salvatore Broggi
16 Ottobre 2026
in Cyber Security

Berlino, 16 ottobre 2026 – L’hub di intelligence pandemica dell’OMS, che coinvolge più di 190 partner in tutto il mondo, ha svelato ieri a Berlino la sua nuova strategia per il 2026-2030. È un piano quadriennale pensato per potenziare la capacità globale di prevenire, individuare e rispondere in fretta alle minacce sanitarie che emergono. La scelta di Berlino non è un caso: proprio qui, nel cuore dell’Europa, nel settembre 2021 era nato quel centro che, come aveva spiegato il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, doveva trasformare le lezioni del Covid-19 in un meccanismo di collaborazione stabile e duratura.

Gli obiettivi della strategia 2026-2030

Ieri, al Charité Forum, durante la conferenza stampa sono stati spiegati i punti chiave della nuova strategia OMS. La direttrice del centro, Chikwe Ihekweazu, ha parlato di un approccio “integrato e multilivello”. In sostanza si vuole andare oltre la semplice raccolta dati e creare una “piattaforma di previsione condivisa” capace di combinare analisi epidemiologiche, intelligenza artificiale e monitoraggio in tempo reale. Le priorità? Riuscire a intercettare con largo anticipo i segnali di nuove pandemie, costruire scenari di rischio condivisi tra i Paesi e migliorare l’accesso ai dati sanitari fondamentali.

Una rete globale con oltre 190 partner

L’hub pandemico è ormai una vera e propria “rete viva”, come l’hanno definita i responsabili del progetto. Non si tratta solo delle agenzie Onu e delle autorità sanitarie nazionali: nel giro sono coinvolte università, laboratori indipendenti e aziende del settore. “Oggi lavoriamo con 194 istituzioni”, ha sottolineato Ihekweazu, citando tra i partner nomi come i centri per il controllo delle malattie degli Stati Uniti e della Cina, la London School of Hygiene & Tropical Medicine, ma anche realtà tecnologiche come IBM e Siemens Healthineers.

Il punto forte è proprio la capacità di mettere insieme competenze e dati da fonti molto diverse, favorendo lo scambio di informazioni tecniche che – secondo l’OMS – è stato uno dei punti deboli nella prima fase della crisi Covid. “Trasparenza e rapidità sono essenziali”, ha ricordato Sabine Lindner, direttrice del dipartimento Salute globale tedesco. Solo così si può “accorgersi subito dei segnali che potrebbero diventare rischi collettivi”.

Strumenti innovativi per la prevenzione

Non si tratta solo di archivi digitali. Tra le novità presentate spiccano i sistemi sviluppati dal team guidato dal professor John Cohn (University of Cambridge), progettati per monitorare in tempo reale le segnalazioni provenienti da più di 120 Paesi. Il pezzo forte è la piattaforma “Global Pathogen Radar”, capace di mettere insieme dati dai laboratori virologici con le notifiche cliniche degli ospedali. “Ci permette di vedere mutazioni anomale dei virus fino a una settimana prima rispetto ai metodi tradizionali”, ha spiegato Cohn durante l’evento.

Grande attenzione anche all’interoperabilità: ogni Paese potrà integrare i propri dati locali senza dover cambiare gli standard sanitari già in uso, facilitando così un coordinamento più fluido tra sistemi diversi.

Criticità e nodi aperti

Non mancano però le sfide. La questione della condivisione dei dati resta spinosa: alcune autorità nazionali continuano a temere problemi legati alla privacy e alla sovranità digitale, specialmente dopo alcune fughe di informazioni negli ultimi mesi. Bernard Lefevre, portavoce del Ministero della Salute francese, ha sottolineato che “ogni scambio deve avvenire su base volontaria e in totale sicurezza”. Una preoccupazione condivisa anche dall’Africa CDC, che teme che i Paesi con meno risorse tecnologiche possano essere messi ai margini.

Anche il lato finanziario è delicato: l’hub OMS riceve circa 45 milioni all’anno dalla Germania fino al 2030, ma per far decollare davvero i nuovi strumenti serviranno fondi extra. “Non possiamo lasciare che siano le risorse economiche a bloccare l’innovazione”, ha concluso Ghebreyesus.

Prospettive e prossimi passi

La strategia presentata ieri è solo l’inizio: nei prossimi mesi l’OMS punta ad allargare i test delle piattaforme nelle aree più a rischio – Sud-Est asiatico e Africa centrale su tutte. Si stanno organizzando anche esercitazioni periodiche con scenari pandemici simulati per migliorare il coordinamento tra Paesi in caso di emergenza reale.

“La pandemia ci ha insegnato una cosa chiara: nessuno si salva da solo”, ha ricordato Ihekweazu davanti a una sala gremita. Berlino resta il fulcro dell’innovazione OMS: qui si continua a disegnare il futuro della prevenzione sanitaria globale, spesso lontano dai riflettori ma fondamentale per la salute di tutti.

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