Roma, 16 gennaio 2026 – Quando si parla di capire testi in inglese, che sia per lavoro o per semplice curiosità, molti italiani arrancano ancora. Anche se l’inglese si studia fin dalle elementari, tanti ammettono di sentirsi insicuri davanti a una mail internazionale, un documento aziendale o un articolo online. Non succede solo nelle grandi città come Milano e Roma, ma anche nelle province. “La scuola non basta, serve metterci mano davvero”, ha confessato ieri Paola, impiegata in uno studio legale della capitale, spesso chiamata a tradurre testi per il suo capo.
L’inglese scolastico: buono per le basi ma non basta
Un’indagine Ipsos, commissionata dal British Council, dice che più del 60% degli italiani tra i 30 e i 55 anni ha solo “una conoscenza base” dell’inglese. Molti hanno imparato qualche nozione anni fa a scuola, ma poi la pratica è tutta un’altra cosa. La grammatica studiata in classe spesso non aiuta a destreggiarsi con testi tecnici o mail di lavoro. “Mi blocco quando incontro termini legali o espressioni idiomatiche”, spiega Maurizio, 44 anni, commerciale a Padova. A complicare il quadro ci sono le sigle e gli acronimi che ormai dominano la comunicazione professionale. Anche chi ha fatto test avanzati lo sente: tra teoria e pratica c’è un bel salto.
Come migliorare davvero la comprensione
Gli esperti dicono tutti più o meno la stessa cosa: oltre alla teoria serve fare pratica ogni giorno. Laura Zanon, docente di inglese, racconta ad alanews.it che è fondamentale esporsi costantemente alla lingua. “Non basta guardare film in inglese – dice – meglio leggere ogni giorno qualche notizia da siti come BBC o Guardian”. Ci sono molti portali che aiutano a tradurre e capire i testi. Però l’abuso dei traduttori automatici può diventare un problema: un report del Politecnico di Milano segnala che oltre il 40% degli utenti usa Google Translate per lavoro, ma spesso perde le sfumature culturali e il senso preciso delle parole.
App e strumenti digitali: un aiuto da non sottovalutare ma con cautela
Negli ultimi anni sono spuntate molte app per imparare l’inglese: da Duolingo a Babbel, fino alle piattaforme con tutor madrelingua. Però quasi sempre dopo poche settimane si molla tutto. “Serve costanza e voglia, altrimenti si lascia perdere”, ammette Silvia Ferrari, responsabile di un centro linguistico a Torino. Ci sono anche strumenti come Grammarly o DeepL che aiutano a correggere testi o capire passaggi difficili. Ma gli esperti avvertono: nessuna app può sostituire l’esperienza reale di confronto diretto. Soprattutto chi lavora nel turismo o nel commercio deve saper dialogare e interpretare velocemente messaggi scritti.
Soft skills linguistiche: un vantaggio al lavoro e nella vita
La padronanza della lingua è sempre più richiesta sul lavoro. L’ultimo rapporto Unioncamere-Excelsior mette al primo posto tra le competenze più cercate proprio la conoscenza dell’inglese e la capacità di leggere documenti tecnici in lingua straniera. Ma non è solo una questione d’ufficio: anche in viaggio o nel tempo libero sapersi destreggiare fa la differenza. “Capisci quanto conta leggere al volo un cartello o un menù solo quando ti trovi all’estero”, racconta Luca, 28 anni, nel settore alberghiero a Firenze. Il bello è che migliorare è possibile per tutti: bastano pochi minuti al giorno, magari ascoltando podcast o rileggendo i classici per ragazzi in versione originale.
La formazione continua come sfida futura
Guardando avanti, il vero nodo sarà mettere meglio l’inglese nella formazione degli adulti. I corsi serali nelle scuole pubbliche e le iniziative online stanno crescendo – dicono i dati Censis – soprattutto tra chi ha più di 40 anni. Parallelamente aziende e pubblica amministrazione puntano sempre più su workshop su misura. La domanda resta aperta: come passare dalla “conoscenza scolastica” all’uso sicuro e autonomo dell’inglese? Per gli addetti ai lavori la risposta è una sola: tanta pratica e meno paura di sbagliare. “Meglio provarci – confida Paola – tanto poi si aggiusta tutto strada facendo”. Un consiglio pragmatico che vale più di mille regole imparate a memoria senza mai metterle in gioco.
