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Home DeFi

Michael Burry avverte: la bolla AI sta per scoppiare, cambia strategia con opzioni put

Cristina Manetti by Cristina Manetti
29 Settembre 2026
in DeFi

Milano, 29 settembre 2026 – Michael Burry, il finanziere diventato famoso per aver previsto il crollo dei mutui subprime nel 2008, ha adesso un nuovo obiettivo. Dai documenti depositati alla SEC e da fonti vicine a Scion Asset Management emerge che Burry ha cominciato a puntare sulle opzioni put contro alcuni dei titoli tech più importanti legati all’intelligenza artificiale. Un segnale forte, arrivato proprio in questi giorni, mentre Wall Street mostra sempre più segni di nervosismo.

Michael Burry scommette contro l’AI: le mosse sulle opzioni put

Il portafoglio di Scion Asset Management – la società di Burry – avrebbe aumentato l’esposizione in opzioni che scommettono al ribasso su giganti come Nvidia, Microsoft e Alphabet. È quanto si legge in un documento 13F uscito venerdì sera. Perché? Secondo Burry, la cosiddetta bolla dell’AI potrebbe “sfiatarsi” prima del previsto, forse già entro i prossimi due anni. “Ci sono tante somiglianze con il boom delle dot-com alla fine degli anni ’90”, racconta una fonte interna al fondo, spiegando che i prezzi di certe società riflettono aspettative quasi senza limiti.

Questa volta, però, il timing sembra diverso rispetto al passato: nel 2007 Burry era stato isolato per molto tempo; oggi invece le prime voci critiche si sentono già nei report delle grandi banche d’affari americane. Ma come rivela un gestore londinese che segue da vicino le mosse di Burry, “lui anticipa sempre i tempi. Non aspetta certo che tutti siano d’accordo”.

Wall Street tra record e incertezze: i numeri della corsa AI

Il rally dei titoli legati all’intelligenza artificiale ha dominato la prima metà del 2026. Tra gennaio e settembre, le azioni di Nvidia hanno guadagnato il 34%, Microsoft il 27% e Alphabet addirittura il 19%. Nel frattempo, la capitalizzazione totale delle società dell’S&P500 considerate “AI-centriche” è cresciuta di circa 1.300 miliardi di dollari (dati Bloomberg).

Eppure già dall’estate i segnali di stanchezza si moltiplicano: utili inferiori alle attese in alcuni trimestri, avvertimenti sui costi energetici e pressioni regolatorie sia negli Stati Uniti sia in Europa. “Non è solo l’entusiasmo degli investitori retail,” spiega Mattia Ferrario, analista di Equita SIM. “I fondamentali restano solidi in alcune aree, ma c’è il rischio che la narrativa prenda il sopravvento sulla realtà”.

Burry: “La correzione può arrivare prima del 2028”

Da settimane l’ex medico diventato gestore californiano ripete ai suoi investitori che una correzione dei titoli AI è un rischio concreto e imminente. Stando a indiscrezioni raccolte dal Financial Times, Burry avrebbe spiegato: “Non so quando scoppierà la bolla, ma il mercato inizierà a scontare la fine dell’euforia molto prima che diventi evidente a tutti”.

I dati sulle sue posizioni ribassiste aumentano: nel secondo trimestre Scion aveva opzioni put su circa 800 milioni di dollari di azioni Big Tech; nel terzo trimestre questa quota è salita del 22%. Un segnale chiaro: il timore non è solo teorico. “Burry ragiona da value investor,” aggiunge un ex collega di Stanford. “Per lui contano i numeri più delle mode”.

Investitori divisi e primi segnali dal mercato

Da un lato alcuni grandi fondi americani – come BlackRock e Vanguard – hanno ridotto l’esposizione nel settore AI (secondo Morningstar); dall’altro molti gestori credono ancora che l’ondata tech sia appena agli inizi. Le stime di Goldman Sachs vedono spazio per una crescita dell’AI nei prossimi cinque anni: “La domanda industriale c’è davvero,” ha detto ieri Joseph Kim, senior economist della banca newyorkese. Eppure anche tra gli ottimisti serpeggia una certa prudenza: i multipli attuali per molte aziende sono difficili da reggere a lungo.

A New York si percepisce la tensione nelle ultime sedute. “Si sente puzza di bruciato”, confessa un trader della Fifth Avenue. Per ora però grandi scossoni non ce ne sono stati: le vendite restano mirate soprattutto sui titoli più esposti alle speranze sull’AI.

Un déjà-vu? Tra memoria delle dot-com e nuovi scenari

Il confronto con la bolla delle dot-com torna spesso tra i gestori. Nel 2000 bastava avere la parola “internet” nel nome per far schizzare le quotazioni – almeno per qualche tempo. Poi arrivò il gelo. Stavolta ci sono differenze (fatturati concreti, modelli di business più solidi), ma l’euforia resta un ingrediente potenzialmente esplosivo.

La mossa di Burry ha riacceso il dibattito su dove finisca l’innovazione e inizi la speculazione vera e propria. “Finché le aspettative saranno così alte, ci sarà spazio per correzioni improvvise,” osserva Ferrario. Solo allora si capirà se l’intuizione di Michael Burry sarà stata azzeccata o se invece il ciclo dell’AI continuerà ancora a stupire lungo tutto il suo percorso.

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