Macro Regime Shift: Addio al Denaro Facile, Tassi d’Interesse Alti e Nuovi Equilibri nei Mercati Tradizionali e Crypto

Cristina Manetti

30 Novembre 2025

Milano, 30 novembre 2025 – **La stagione del denaro facile è finita, senza appello**. Negli ultimi mesi, i banchieri centrali delle principali economie mondiali – da **Jerome Powell** negli Stati Uniti a **Christine Lagarde** in Europa – non hanno fatto che ribadire l’impegno a tenere **i tassi d’interesse su livelli alti**, e per ancora non si sa quanto. È un cambio netto, una vera e propria **”svolta epocale”** per i mercati finanziari tradizionali e digitali, dopo più di dieci anni di politica monetaria ultra-espansiva.

## **Il mondo finanziario cambia marcia**

Dal 2009 al 2022, le banche centrali hanno spinto a fondo sull’acceleratore della **liquidità a buon mercato**. Una risposta obbligata alla crisi finanziaria prima, alla pandemia poi. La ricetta era semplice: tassi quasi a zero, acquisto massiccio di titoli di Stato e sostegno diretto all’economia. Ma con la ripresa dell’inflazione post-Covid – spinta dai prezzi dell’energia in rialzo e dalla ripresa dei consumi – tutto è cambiato.

**Adesso il quadro è un altro.** “La priorità è tornata a essere la stabilità dei prezzi”, ha detto pochi giorni fa **Philip Lane**, capo economista della BCE. I numeri parlano chiaro: il tasso principale della Fed ha toccato il 5,5%, quello della BCE il 4%. Numeri che mancavano da quasi vent’anni. Tradotto: prestiti più cari, investimenti più cauti e un’attenzione maggiore al rischio da parte degli operatori.

## **Tassi alti ancora per un po’**

Tra gli investitori la domanda gira così: quanto durerà questo giro di vite? Le opinioni variano, ma tra i grandi nomi come **Goldman Sachs** e la **Società Generale** c’è consenso: almeno fino al 2026 i tassi non torneranno bassi. Le ragioni? Diverse e ben radicate.

Innanzitutto c’è l’**inflazione strutturale**. “I salari stanno salendo più dei prezzi, soprattutto negli Stati Uniti, e questo mantiene l’inflazione viva”, ha spiegato ieri **Janet Yellen**, segretaria al Tesoro USA. Poi si aggiungono la transizione energetica, i conflitti geopolitici e catene di produzione più frammentate rispetto al passato. Tutto questo rende difficile tornare sotto quel fatidico obiettivo del 2%.

Insomma, il costo del denaro resterà alto ancora per un po’. Lo si vede già sui mutui: a Milano un mutuo ventennale per una casa media è salito al 4,7%, quasi il doppio rispetto al 2% del 2021. “Ci aspettiamo che questa fase duri almeno qualche trimestre in più”, conferma **Luca Dondi**, amministratore delegato di Nomisma.

## **Mercati sotto pressione: anche le criptovalute pagano il prezzo**

Questa nuova realtà pesa su tutti: famiglie ma anche aziende e investitori. La **Borsa di Milano** ha perso quasi il 7% da inizio anno. Wall Street è altalenante tra speranze di rimbalzo e timori di recessione. E anche i mercati digitali pagano dazio: le **criptovalute**, che avevano beneficiato dei tassi bassissimi, ora fanno fatica.

Il prezzo del **bitcoin** oscilla tra i 36 e i 39 mila dollari: lontano dai massimi del 2021 ma anche dalle cadute dell’anno scorso. “L’idea dell’oro digitale funziona solo quando l’inflazione corre e i tassi sono bassi”, osserva **Alessandro Lazzari**, analista di CryptoValley. Ora invece le criptovalute perdono terreno contro titoli di Stato americani con rendimenti più allettanti.

Gli investitori istituzionali sono più cauti, mentre tra gli utenti retail si registra un aumento ma con volumi ridotti nelle transazioni. Il risultato è un mercato fragile, segnato da continue oscillazioni.

## **Un equilibrio tutto da costruire**

Questo “cambio di regime” spinge tutti – banche, imprese, risparmiatori – a rivedere strategie e portafogli con occhi diversi. “Serve una nuova attenzione nella gestione del rischio”, ammette un gestore milanese che preferisce restare anonimo. Torna così sotto i riflettori l’interesse per i titoli obbligazionari, snobbati per anni a causa dei rendimenti nulli. Nel frattempo le startup innovative e il settore tech devono fare i conti con una selezione degli investimenti più rigorosa.

In questa fase incerta la parola d’ordine è prudenza. I banchieri centrali ribadiscono che ogni decisione sarà presa “meeting dopo meeting”. Ma chi vive quotidianamente la finanza sa bene che l’era del denaro facile è ormai chiusa: ora tocca affrontare tassi alti e la sfida di trovare valore in mercati sempre più imprevedibili.

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