Intelligenza artificiale, più viene utilizzata più viene odiata: lo studio

Il paradosso dell'intelligenza artificiale

Il paradosso dell'intelligenza artificiale | Pixabay @ArtistGNDphotography - Cryptohack

Federico Liberi

4 Maggio 2026

La Gen Z usa l’AI ogni giorno ma si fida sempre meno: cresce la diffidenza dei giovani verso l’intelligenza artificiale

La Generazione Z, spesso descritta come la più naturalmente predisposta all’uso delle tecnologie digitali, sta sviluppando un rapporto sempre più critico con l’intelligenza artificiale. Pur continuando a utilizzare chatbot, assistenti virtuali e strumenti generativi con grande frequenza, molti giovani mostrano segnali di crescente diffidenza verso una tecnologia percepita come sempre più invasiva e imposta dall’alto.

Più utilizzo, meno entusiasmo: il paradosso emerso dai sondaggi

Secondo un’analisi pubblicata da The Verge, l’esposizione quotidiana agli strumenti AI starebbe producendo un effetto inatteso: più i giovani li usano, più ne osservano limiti, rischi e contraddizioni.

I dati raccolti da Gallup confermano questa tendenza. Solo il 22% dei giovani dichiara di essere entusiasta dell’intelligenza artificiale, mentre il 31% afferma di provare addirittura rabbia nei confronti della tecnologia, una quota in aumento rispetto all’anno precedente.

Il nodo principale: l’intelligenza artificiale viene percepita come un’imposizione

Alla base del cambiamento c’è la sensazione, sempre più diffusa tra gli under 30, che l’intelligenza artificiale non rappresenti più una scelta facoltativa ma una presenza obbligata nella vita quotidiana. Scuole, università e aziende stanno infatti integrando rapidamente strumenti AI nei processi di studio e lavoro, spesso senza linee guida chiare né reale consenso da parte degli utenti.

Molti studenti riconoscono i vantaggi pratici dell’AI in termini di velocità ed efficienza, ma temono che l’uso sistematico possa compromettere l’apprendimento e la costruzione delle competenze. Secondo le rilevazioni citate, circa l’80% ritiene che un utilizzo eccessivo possa ridurre la capacità di imparare davvero.

Preoccupano anche lavoro e impatto ambientale

Oltre agli effetti sull’educazione, crescono le preoccupazioni per le conseguenze economiche e sociali dell’automazione. Tra i timori più citati figurano la perdita di posti di lavoro, già quantificata in migliaia di unità al mese negli Stati Uniti, e l’elevato impatto energetico e ambientale delle infrastrutture che alimentano i sistemi di AI.

Ne emerge così un rapporto complesso e contraddittorio: la Gen Z continua a utilizzare l’intelligenza artificiale perché ormai necessaria in molti contesti, ma guarda con crescente scetticismo alla narrativa entusiastica promossa dalle grandi aziende tecnologiche.

Più che rifiutare l’AI, i giovani sembrano dunque chiedere un utilizzo più consapevole, regolato e meno imposto di una tecnologia che considerano ormai inevitabile, ma non necessariamente positiva in ogni sua applicazione.

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