Milano, 12 ottobre 2026 – Dopo mesi di risparmio e attesa, Marco Rossi, 32 anni, impiegato milanese, ha finalmente in mano il suo nuovo smartphone, comprato sabato pomeriggio in un negozio nel cuore della città. Un acquisto ponderato, dice lui: “Ormai questi telefoni costano come una rata d’affitto, quindi li cambio solo se serve davvero”. Una scena che si vede in tante case italiane – non solo tra i giovani – mentre l’autunno porta con sé offerte, nuovi modelli e quel leggero fermento tipico delle vetrine.
Scelta ragionata, aspettative alte
Per Marco non è stata una decisione presa alla leggera. “Ne ho parlato con gli amici, letto recensioni online e anche chiesto consiglio al commesso: volevo capire qual era il modello giusto per me”, racconta. Il telefono scelto è un modello di fascia media, tra i più venduti in Italia secondo GfK, pagato poco meno di 600 euro. Non una cifra da poco, soprattutto con l’inflazione che negli ultimi mesi non dà tregua. Le famiglie, spiegano le associazioni dei consumatori, guardano sempre più al dettaglio prima di mettere mano al portafoglio per tecnologia.
Non conta solo la potenza o lo spazio interno: si valuta la durata della batteria, gli aggiornamenti assicurati dal produttore e persino l’impatto sull’ambiente. “Ho scelto una marca che ha un programma per ritirare il vecchio telefono – sottolinea Marco – così almeno non finisce dimenticato in un cassetto”. Piccoli gesti che stanno diventando sempre più frequenti tra chi compra nuovi dispositivi.
Primi passi tra app e configurazioni
La prima sera dopo l’acquisto è stata un mix di trasferimenti dati, download di app e tutte quelle operazioni noiose ma necessarie per configurare il telefono. Il classico “primo avvio”: “Ci ho messo quasi due ore, temevo di perdere tutto… password, contatti, foto”, racconta Marco. È una situazione comune a chi cambia smartphone. La paura più grande? “Che tutto funzioni come prima: sono abituato alle mie app e mi serve anche per lavoro”, spiega.
Ma c’è anche soddisfazione nel vedere lo schermo scorrere senza intoppi o nell’aprire la fotocamera e notare quanto siano nitide le foto. “Mi sono fatto subito un selfie da mandare alla famiglia”, confida sorridendo. Ormai è quasi un rito. Nel frattempo resta la consapevolezza della spesa fatta: “Ho subito preso la custodia e la pellicola protettiva: quei trenta euro li spendi volentieri”.
Tecnologia in crescita ma con qualche dubbio
Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale del Politecnico di Milano, nel 2025 sono stati venduti oltre 13 milioni di smartphone in Italia. Numeri che confermano quanto questi dispositivi siano diventati parte della vita di tutti i giorni. Ma cresce anche chi rinvia il cambio per motivi economici o ambientali. L’usato ricondizionato prende piede: secondo Altroconsumo il 22% degli italiani ci ha pensato almeno una volta nell’ultimo anno.
Anche le abitudini cambiano: sempre meno si compra nei negozi fisici. “Molti preferiscono ordinare online, ma io volevo vedere prima il telefono” ammette Marco davanti alla commessa di via Torino. Un dato che conferma Giulia Magni, responsabile vendite: “C’è ancora chi vuole un consiglio umano – racconta – soprattutto quando si parla di prodotti costosi”.
Aspettative e qualche timore
Marco ora aspetta di esplorare tutte le funzioni del suo nuovo smartphone: “Voglio capire bene come funzionano le impostazioni sulla privacy, mi sembra che rispetto al vecchio modello sia tutto cambiato”. Gli aggiornamenti software sono sempre un’incognita: “A volte ne arriva uno e non sai se migliora davvero o se complica tutto”, scherza lui. Un pensiero che condividono in molti.
Quel telefono appena comprato non è più solo uno strumento per chiamare o navigare: è agenda digitale, archivio di foto e video personali, spesso anche carta d’identità elettronica o chiave per i servizi bancari. E allora prendercene cura diventa quasi obbligatorio.
Un rito contemporaneo
Insomma, comprare un nuovo smartphone oggi è diventato un piccolo rito moderno, fatto di aspettative ma anche qualche ansia pratica. Mentre le offerte fioccano nelle grandi catene, chi compra guarda avanti – senza però nascondere qualche dubbio sulla tecnologia futura e sulla sicurezza dei dati personali. “Speriamo duri almeno tre anni”, sospira Marco. Come tanti italiani: prudenti ma curiosi davanti a quello schermo nuovo acceso da poco.