Cambridge (MA), 17 febbraio 2026 – L’Università di Harvard ha ridotto la sua esposizione su Bitcoin e contemporaneamente ha cominciato a puntare su Ethereum. La notizia, diffusa nei giorni scorsi dagli uffici finanziari dell’ateneo, riguarda il fondo di dotazione da 56,9 miliardi di dollari, uno dei più grandi tra le università del mondo. Questa scelta segna una svolta nella strategia dell’ETF crypto gestito dall’Harvard Management Company. Dietro c’è, spiegano fonti interne, la volontà di diversificare dopo mesi di forti oscillazioni nelle criptovalute principali.
Un cambio di rotta atteso da settimane
Le prime voci su una possibile revisione degli investimenti in criptovalute circolavano già a inizio mese, ma solo ora Harvard ha confermato ufficialmente. L’ateneo ha gradualmente ridotto la quota su Bitcoin, puntando invece con più decisione su Ethereum. Non sono stati resi noti i dettagli precisi delle compravendite; però, due operatori vicini al fondo hanno raccontato ad alanews che il movimento è stato “significativo”, specie rispetto al passato.
Per la prima volta il fondo universitario inserisce formalmente Ethereum tra i principali asset del proprio veicolo d’investimento quotato. Una fonte interna all’Harvard Management Company parla di “necessità di adeguarsi ai nuovi scenari”, sottolineando come “la solidità e la diffusione delle tecnologie legate a Ethereum abbiano pesato sulla scelta”.
Perché Harvard punta ora su Ethereum
L’interesse per Ethereum non arriva dall’oggi al domani. Alcuni analisti, come Mark Peterson del Boston Crypto Observatory, ricordano che già dalla fine del 2025 la blockchain ideata da Vitalik Buterin mostrava segnali costanti di crescita. Tra i fattori che hanno convinto la squadra di gestione ci sono la maggiore diffusione degli smart contract e le tante applicazioni nate nell’ultimo anno nei settori della finanza decentralizzata e dell’intelligenza artificiale.
“Il quadro generale sta cambiando e Ethereum è oggi una delle infrastrutture digitali più dinamiche a livello globale”, ha detto Peterson in un comunicato ai clienti. A differenza del Bitcoin, inoltre, il prezzo di Ethereum ha retto meglio durante i ribassi all’inizio dell’anno, recuperando buona parte delle perdite già a gennaio. Un dettaglio che non è sfuggito al board della Harvard Management.
Un fondo da 56,9 miliardi in cerca di stabilità
Da decenni l’endowment fund di Harvard è sotto la lente per la sua capacità di anticipare o seguire i trend dei mercati. Nel report annuale dello scorso dicembre, gli “asset digitali” rappresentavano circa il 3% del totale gestito. Ora però si vede un cambio: meno soldi in Bitcoin, più investimenti in progetti considerati “affidabili sul lungo periodo”.
Secondo Anne Walker, direttrice finanziaria dell’ateneo, questa strategia nasce “dall’esigenza di proteggere il patrimonio in un momento di grande incertezza economica”. Walker ha aggiunto che le performance degli ETF crypto saranno monitorate con attenzione nei prossimi mesi.
Un segnale che potrebbe fare scuola
La mossa di Harvard rischia ora di influenzare altre grandi università Usa. Fonti vicine a Yale e Stanford ammettono che “il tema delle criptovalute è sotto esame da almeno sei mesi”, anche se non si attendono annunci imminenti. A Wall Street alcuni esperti vedono questa scelta come un segnale della crescente credibilità delle tecnologie legate a Ethereum. David Romero, gestore newyorkese, osserva: “Quando un ateneo come Harvard cambia direzione, tutti fanno attenzione”.
Tra volatilità e nuovi scenari
Il mercato crypto resta molto mosso e i rischi sono ancora alti, come confermano i dati recenti: nella prima metà di febbraio il valore del Bitcoin è sceso fino a 41 mila dollari, mentre Ethereum è rimasto sopra i 2.300. Per ora l’Università non prevede cambiamenti nel breve termine ma – dicono dall’ufficio stampa – “ogni scenario è possibile”.
Nel frattempo il mondo accademico osserva con interesse: non si tratta solo di soldi ma anche di tecnologia e reputazione. In ogni caso la scelta di Harvard segna un passaggio importante nella storia degli investimenti universitari americani.
