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Home Cyber Security

Grotta sigillata da 40.000 anni nel Mediterraneo: scoperti utensili e resti degli ultimi Neanderthal

Salvatore Broggi by Salvatore Broggi
12 Gennaio 2026
in Cyber Security

Napoli, 12 gennaio 2026 – Una scoperta che nessuno si aspettava ha fatto parlare tutto il mondo scientifico: una grotta affacciata sul Mediterraneo, finora sconosciuta, è stata trovata lungo la costa del Cilento. Al suo interno sono stati recuperati utensili in pietra, ossa e – particolare che ha acceso la curiosità degli archeologi – una piccola stanza sigillata da migliaia di anni. Dai primi accertamenti, potrebbe essere uno degli ultimi rifugi dei Neanderthal in Europa, un pezzo intatto di un passato ormai perduto.

Ritrovamenti sul Cilento: utensili e ossa vecchi di 40 mila anni

Tutto è cominciato quasi per caso. Alcuni escursionisti locali hanno notato un’apertura nascosta tra la vegetazione, a pochi chilometri da Marina di Camerota, e hanno subito avvertito la soprintendenza archeologica. Era il pomeriggio del 3 gennaio quando la squadra guidata dalla professoressa Carla Ventura dell’Università di Napoli Federico II è scesa nella cavità. “Appena entrati abbiamo trovato schegge di selce lavorate e ossa di animali cacciati – racconta Ventura – ma la vera sorpresa è arrivata un po’ più avanti”. Tra detriti e stalattiti gli studiosi si sono trovati davanti a una stretta apertura chiusa da uno spesso strato di argilla e pietre, come se qualcuno avesse voluto isolare quella parte della grotta dal resto del mondo.

Dietro quel “muro”, sotto una sottile patina di sedimenti, sono riaffiorati piccoli strumenti litici – lame e raschiatoi realizzati con metodi tipici della cultura musteriana – insieme a resti di un focolare e ossa attribuibili a Homo neanderthalensis. Gli esperti del laboratorio di antropologia del CNR hanno già avviato le analisi al radiocarbonio: i primi risultati parlano di un’età compresa tra 38 e 42 mila anni. In quel periodo, spiegano gli specialisti, i Neanderthal stavano scomparendo rapidamente mentre i sapiens cominciavano a espandersi dall’Est Europa.

La stanza sigillata: ultimo rifugio o luogo simbolico?

C’è poi quella camera chiusa – una sorta di vano nascosto –, rimasta intatta per millenni. A colpire il geologo Marco Silvestri è stata proprio la sigillatura: “Solo allora abbiamo capito che non era casuale. Forse qualcuno voleva davvero proteggere qualcosa o qualcuno”. Sono in corso rilievi tridimensionali per mappare ogni dettaglio prima di aprire completamente la stanza. Finora nessun oggetto è stato rimosso; dentro si vedono tracce di pigmenti rossi sulle pareti e ciottoli disposti con cura.

Un team internazionale, con ricercatori francesi e tedeschi, sta valutando diverse ipotesi. Potrebbe essere stato un rifugio d’emergenza in caso di eventi climatici estremi o addirittura una specie di “tomba” simbolica, come già suggerito per altri siti neanderthaliani nel Mediterraneo. Ma serviranno settimane, forse mesi, prima di capire se dentro ci siano resti umani o manufatti finora sconosciuti.

Il mondo scientifico reagisce: entusiasmo e prudenza

La notizia ha fatto rapidamente il giro degli esperti e degli appassionati. “Se le datazioni verranno confermate, siamo davanti a uno degli ultimi rifugi dei Neanderthal in Europa”, ha commentato Jacques Martin, paleoantropologo dell’Université de Bordeaux arrivato ieri a Napoli per collaborare alle ricerche. Stesso tono entusiasta dal Ministero della Cultura che parla in una nota ufficiale di una “scoperta destinata a riscrivere pagine importanti della preistoria italiana”.

Nel piccolo paese del Cilento cresce intanto la curiosità. Al bar della piazza si discute animatamente sulla scoperta. Gli escursionisti protagonisti raccontano ancora increduli quella passeggiata sul sentiero a picco sul mare. Le autorità hanno già predisposto controlli serrati per evitare intrusioni non autorizzate: “Non possiamo permettere che mani inesperte rovinino questo patrimonio prezioso”, ha ribadito ieri sera il sindaco Luciano De Simone.

Un pezzo della preistoria europea a due passi dal Tirreno

A pochi passi dalle onde, questa grotta affacciata sul Tirreno racconta senza parole una storia antica: l’ultima resistenza dei Neanderthal, i loro strumenti semplici ma efficaci, le tracce discrete lasciate prima della scomparsa definitiva. Gli archeologi proseguiranno gli scavi nelle prossime settimane. Solo allora si potrà capire se questo luogo offrirà nuove risposte sul destino della specie che ha preceduto i sapiens nel Mediterraneo.

Per ora quella piccola camera chiusa resta sospesa tra attese e ipotesi, pronta a far parlare pietra e silenzio sulle voci dell’ultima umanità antica sulle coste italiane.

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