Atene, 9 ottobre 2026 – Il governo greco ha deciso di mettere mano a una questione delicata: le plusvalenze sulle criptovalute. Da ieri è ufficiale l’intenzione di introdurre una tassa del 10% su questi guadagni, con una soglia di esenzione fino a 500 euro. Un passo che, secondo fonti di Palazzo Maximou, dovrebbe arrivare in Parlamento già a novembre. L’obiettivo? Mettere un po’ d’ordine in un settore che cresce a vista d’occhio ma che finora è rimasto quasi fuori dalla morsa del fisco.
La proposta di Mitsotakis: cosa prevede la tassa
Dal ministero delle Finanze, guidato da Kostis Hatzidakis, fanno sapere che questa nuova imposta colpirà chi realizza profitti comprando e vendendo criptovalute come Bitcoin, Ethereum e altre monete digitali riconosciute sui mercati internazionali. La soglia di 500 euro annui esentasse dovrebbe proteggere i piccoli risparmiatori: proprio su questo punto il viceministro Kourmousis è stato chiaro. “Non vogliamo mettere in difficoltà chi investe cifre modeste”, ha detto ieri in una nota sintetica, “l’intento è tassare solo le plusvalenze più significative, non i piccoli movimenti o gli investimenti occasionali”.
La misura rientra in un quadro più ampio di riforma fiscale presentato dal premier Kyriakos Mitsotakis all’inizio di settembre. All’epoca il presidente del Consiglio aveva sottolineato la necessità di portare la Grecia al passo con l’Europa: “Il mercato delle criptovalute non può restare senza regole chiare. Bisogna trovare un equilibrio tra innovazione e responsabilità”.
Perché questa tassa? Il confronto con l’Europa
Il timing della proposta non è casuale. Nel primo semestre 2026, il deficit pubblico greco si è attestato al 2,7% del PIL, con le casse dello Stato ancora sotto pressione dopo pandemia e crisi energetica. Gli esperti stimano che la nuova tassa sulle crypto potrebbe fruttare tra i 35 e i 60 milioni all’anno, a seconda di come si muoveranno i mercati digitali.
Rispetto agli altri paesi europei, la Grecia sceglie una via intermedia: in Germania per esempio le plusvalenze su crypto detenute da più di un anno sono esentasse; in Francia c’è una tassa fissa del 30%. In Italia, invece, dal gennaio 2023 le plusvalenze oltre i 2.000 euro vengono tassate al 26%. Una fonte del Tesoro greco spiega: “Abbiamo guardato ai modelli europei per trovare una soluzione che favorisca trasparenza senza colpire troppo duramente”.
Reazioni sul campo: tra prudenza e richieste di chiarimenti
Dopo l’annuncio sono stati subito molti i commenti sui forum specializzati come GreekCryptoHub e BitcoinHellas. I piccoli investitori si dicono preoccupati per la possibile burocrazia che potrebbe complicare gli scambi quotidiani; le associazioni di categoria chiedono invece spiegazioni su come funzionerà l’esenzione e sul trattamento delle minusvalenze.
Alexandros Papadakis, consulente finanziario ad Atene, racconta: “Aspettiamo il testo definitivo con attenzione. Alcuni clienti temono controlli retroattivi; altri sperano che l’esenzione sia concreta e non si perda nelle pieghe della burocrazia”. In piazza Syntagma, dove sorge il Parlamento, negli ultimi tempi non sono mancati gli appelli da parte dei promotori delle criptovalute: “Serve equilibrio”, hanno ribadito più volte durante gli incontri pubblici.
Cosa succederà in Parlamento
Secondo il portavoce Christos Tarantilis, il disegno di legge dovrebbe approdare alla discussione nella seconda metà di novembre. La maggioranza di Nea Dimokratia sembra compatta sulla proposta ma qualche incognita resta aperta. Syriza dall’opposizione chiede maggiori tutele per i risparmiatori; KINAL ha già proposto di alzare la soglia di esenzione a 1.000 euro.
Non è ancora chiaro se la norma partirà dal primo gennaio 2027 o se slitterà alla seconda metà dell’anno prossimo. Nel frattempo il governo vuole dialogare con le piattaforme greche di exchange per favorire un’emersione degli asset digitali oggi quasi invisibili ai radar fiscali.
In questo scenario Atene prova a camminare sul filo sottile tra innovazione tecnologica e necessità finanziarie dello Stato. Come spiegano fonti vicine alla Banca centrale greca, il mercato delle criptovalute “non può più essere una zona grigia”. Ora toccherà al Parlamento decidere – e agli investitori adeguarsi alle nuove regole.