San Francisco, 15 ottobre 2026 – Un ricercatore saudita che lavora con il team di intelligenza artificiale di OpenAI è stato arrestato nelle prime ore di martedì dopo che una microspia è stata trovata in una sala riunioni della sede centrale a San Francisco. La notizia, confermata dalla polizia californiana intorno alle 8 del mattino (ora locale), getta un’ombra pesante sui delicati rapporti tra Stati Uniti e Arabia Saudita proprio mentre le due nazioni cercavano di rafforzare la collaborazione sulle tecnologie avanzate.
Le indagini partite da una segnalazione interna
Gli investigatori dicono che la scoperta della microspia — un piccolo dispositivo elettronico di appena due centimetri nascosto sotto un tavolo — è stata possibile grazie a una segnalazione interna arrivata lunedì sera da un dipendente. «Ho visto qualcosa di strano mentre facevo le pulizie», avrebbe raccontato agli agenti un addetto alle manutenzioni. Da quel momento, sono state passate al setaccio le immagini delle telecamere di sicurezza.
Durante la notte, la polizia ha individuato un sospetto nei filmati: si tratta proprio dell’esperto saudita, consulente con regolare contratto. È stato fermato poche ore dopo mentre si recava al lavoro, ancora con il badge aziendale in mano.
Un arresto che scuote l’ambiente tech
La notizia si è sparsa velocemente nella Silicon Valley. La sede di OpenAI, uno dei centri più controllati per lo sviluppo delle nuove tecnologie, ha subito intensificato i controlli fin dalle prime ore del mattino. In una breve nota l’azienda ha confermato la collaborazione con le autorità e il rafforzamento delle misure interne: «Stiamo lavorando con le forze dell’ordine per proteggere i nostri dipendenti e i nostri progetti», ha detto James Wilkins, responsabile della sicurezza.
Si sente chiaramente una certa tensione tra i corridoi. Un programmatore, che preferisce restare anonimo, confida: «Abbiamo già avuto attacchi informatici in passato, ma mai una cosa così da vicino. Siamo preoccupati».
L’identità del ricercatore sotto stretta osservazione
Per ora l’identità dell’arrestato resta segreta. Le autorità parlano solo di un «cittadino straniero con passaporto saudita» coinvolto da mesi in progetti sensibili legati alla sicurezza informatica e alla protezione dei dati interni. Stando alle prime informazioni, la microspia serviva a registrare conversazioni riservate durante meeting sulle nuove architetture IA.
La polizia sta analizzando i dispositivi elettronici trovati in suo possesso e controlla eventuali collegamenti esterni. Nulla fa pensare a un’azione isolata: «Stiamo seguendo tutte le piste, senza escludere nulla», ha dichiarato un portavoce degli investigatori.
Ripercussioni diplomatiche tra Washington e Riyadh
Sul piano internazionale, l’episodio potrebbe riaccendere tensioni tra Stati Uniti e Arabia Saudita. Il Dipartimento di Stato ha chiesto chiarimenti urgenti alle autorità saudite e ha rafforzato i controlli sulle collaborazioni scientifiche in corso. Una fonte diplomatica americana assicura che l’ambasciata a Riyadh è già all’opera per valutare «l’impatto sulla partnership tecnologica».
Da Riad invece arrivano reazioni prudenti. Un funzionario del Ministero degli Esteri ha detto in serata: «Aspettiamo gli esiti dell’indagine ma respingiamo qualsiasi coinvolgimento ufficiale». Dietro le quinte però alcuni diplomatici temono che questo possa complicare le future joint venture nel campo dell’innovazione digitale.
OpenAI al centro della tempesta
OpenAI, guidata dal CEO Mira Murati, aveva già affrontato nelle ultime settimane diversi tentativi di intrusioni informatiche dall’estero. Questa volta però la vicenda coinvolge direttamente un membro interno del team e mette in discussione i sistemi di controllo e selezione del personale. «C’è chi qui parla apertamente di tradimento», racconta sottovoce uno sviluppatore esperto.
L’indagine va avanti nel massimo riserbo: gli inquirenti stanno ricostruendo tutte le mosse recenti dell’uomo arrestato e non escludono che ci siano altri dispositivi simili nascosti in azienda. Intanto anche altre grandi realtà tech nella zona stanno irrigidendo i controlli su accessi e forniture tecnologiche. Sarà solo nelle prossime settimane che si potrà capire se – e quanto – questo caso segnerà i rapporti tra le superpotenze dell’intelligenza artificiale a livello globale.