Milano, 12 gennaio 2026 – Quando Vinted è entrata nella vita di Lisa, 34 anni, insegnante in una scuola primaria della zona sud di Milano, non immaginava quanto avrebbe cambiato le sue abitudini. Una semplice app per comprare e vendere abiti usati? Sì, ma con il tempo è diventata quasi una routine quotidiana. “All’inizio è stato graduale”, racconta lei, “ma adesso passo più tempo lì che su Instagram”, confida con un sorriso.
Il boom del second hand e il successo di Vinted
Nel 2025, stando ai dati di Second Hand Market Italia, più del 22% degli italiani tra i 18 e i 45 anni ha usato almeno una volta servizi per compravendita tra privati. Tra tutti, spicca Vinted. Nato in Lituania nel 2008, il servizio ha superato i 75 milioni di utenti in Europa. In Italia è una delle app più scaricate per lo shopping, davanti persino ad Amazon e Shein nei primi mesi dell’anno.
Come funziona? Si crea un profilo, si caricano foto di vestiti, scarpe o accessori che non si indossano più e si mette un prezzo. Dall’altra parte c’è chi cerca un cappotto vintage o una borsa a buon mercato. In pochi clic l’affare è fatto. “Ho svuotato l’armadio da abiti che non mettevo da dieci anni e ci ho guadagnato circa 350 euro in tre mesi”, spiega Lisa. Un buon gruzzolo se si pensa che chi vende saltuariamente guadagna mediamente tra i 50 e i 70 euro al mese, secondo uno studio di Altroconsumo dell’ottobre scorso.
Non solo soldi: sostenibilità e risparmio
Ma dietro a Vinted non c’è solo il guadagno. Molti utenti sono spinti anche da motivi legati all’ambiente e alla voglia di ridurre gli sprechi. L’ultimo rapporto di Legambiente sul riuso tessile segnala che nel 2024 in Italia sono state recuperate circa 146 mila tonnellate di capi usati grazie alle piattaforme digitali. “Per me è un modo per evitare gli sprechi”, aggiunge Lisa, “e per limitare l’impatto negativo del fast fashion sull’ambiente”.
Questa miscela tra risparmio e attenzione al pianeta ha conquistato anche gli over 40. “Compro vestiti sia per me sia per mia figlia adolescente”, racconta Sara Bianchi, impiegata di Cesano Boscone, 48 anni. “Non sempre trovo quello che cerco nei negozi tradizionali, invece su Vinted spesso riesco a prendere capi firmati a prezzi impensabili altrove”.
Attenzione alle truffe: i rischi dietro la comodità
Il successo però porta anche qualche problema. Con l’aumento delle transazioni sono cresciuti anche i casi di truffa o vendita poco chiara. Le associazioni dei consumatori segnalano episodi in cui dopo aver pagato tramite la piattaforma l’acquirente non riceve quanto ordinato o trova oggetti diversi da quelli pubblicizzati.
Federica Pellegrini (che condivide nome e cognome con la nota ex nuotatrice), avvocato esperta in diritto digitale, spiega: “Vinted offre alcune tutele come il pagamento bloccato fino alla ricezione della merce ma i tempi per contestare non sono sempre chiari e alcuni utenti si lamentano per mancati rimborsi”. L’Antitrust registra un aumento del 12% delle segnalazioni nell’ultimo semestre del 2025 ma resta comunque una piccola parte rispetto ai milioni di acquisti conclusi.
Una nuova socialità dietro lo schermo
Forse la cosa più interessante è la nuova forma di socialità che gira attorno a queste app. Chat private, trattative veloci (“Puoi abbassare due euro?”) e biglietti di ringraziamento infilati nei pacchetti rendono tutto meno impersonale del previsto. Lisa mostra sul telefono una conversazione con una cliente abituale di Bari: “Mi ha mandato una sciarpa insieme a una bustina di tè perché diceva che fuori faceva freddo”. Piccoli gesti che raccontano un modo diverso di vivere il quotidiano, scandito più dalle notifiche dell’app che da quelle del postino.
Mercato in crescita: cosa ci aspetta
Nel frattempo le previsioni parlano chiaro: secondo Statista, il mercato europeo dell’usato online dovrebbe toccare gli 8 miliardi di euro nel 2026. Anche in Italia la crescita non si ferma: nel primo semestre dello scorso anno sono stati quasi 2 milioni i nuovi utenti registrati.
“Il confine tra shopping tradizionale e second hand sta sparendo”, spiega Cristina Bortolotti, docente all’Università Bicocca specializzata in Sociologia dei Consumi. Per lei le piattaforme digitali hanno tolto quel senso di imbarazzo legato all’usato: oggi comprare o vendere capi già indossati fa parte di uno stile di vita attento sia al portafoglio sia al pianeta.
Così capita che tra un caffè al bar sotto casa e una riunione su Teams ci sia sempre tempo per cercare l’ennesimo paio di sneakers su Vinted. Una rivoluzione silenziosa che attraversa le città italiane… un pacco alla volta.
