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El Salvador raddoppia l’investimento in Bitcoin: oltre 7.500 BTC accumulati dallo Stato

Corrado Pedemonti by Corrado Pedemonti
14 Febbraio 2026
in Crypto

San Salvador, 14 febbraio 2026 – Il governo di El Salvador non ha alcuna intenzione di fermarsi. A tre anni dall’avvio dell’esperimento, il Paese continua a essere uno dei primi al mondo ad adottare il Bitcoin come riserva ufficiale. Dai dati pubblici emerge che il portafoglio statale ha superato quota 7.500 BTC, una cifra che oggi vale quasi 400 milioni di dollari. L’acquisto, iniziato nel 2021 sotto la guida di Nayib Bukele, non si è mai fermato, nemmeno di fronte alle oscillazioni del mercato e ai dubbi sollevati a livello internazionale.

El Salvador rilancia su Bitcoin senza tentennamenti

La scommessa sul cosiddetto “oro digitale” continua a far discutere. Fonti vicine al Ministero delle Finanze parlano di nuovi acquisti “a ritmo regolare”. Non è chiaro quanto ancora investirà lo Stato, ma la direzione sembra chiara: non si torna indietro. “Non abbiamo intenzione di mollare”, ha detto un funzionario durante un incontro riservato a San Salvador. Le ultime riforme legislative, che avrebbero potuto cambiare le regole fiscali e monetarie, non hanno scalfito la fiducia nel progetto.

Sul fronte operativo, i wallet governativi sono gestiti da un piccolo gruppo di esperti, che ogni giorno tengono d’occhio i mercati per decidere quando è il momento giusto per comprare o vendere. Una scelta che, finora, ha dato risultati: il valore dei Bitcoin in possesso dello Stato è salito del 70% rispetto ai primi acquisti del 2021.

Tra pressioni internazionali e politica interna

La strada scelta da Bukele, rieletto presidente nel 2024, non è mai stata in discesa. Il Fondo Monetario Internazionale ha più volte manifestato “preoccupazione” per l’eccessiva esposizione di El Salvador alle criptovalute e ha chiesto prudenza. Ma il governo ha sempre risposto con fermezza: “La sovranità finanziaria non si tocca”. Solo nelle ultime settimane, dopo alcune riforme, si sono diffuse voci su un possibile cambio di rotta. Per ora però nessun passo indietro.

Nei centri come Santa Tecla o La Libertad l’uso pratico del Bitcoin resta limitato. Alcuni negozi accettano pagamenti digitali, altri preferiscono ancora il dollaro americano – moneta ufficiale dal 2001. I cittadini sono divisi: “A me sta bene così – racconta Ana Morales, titolare di una panetteria – ma molti clienti restano diffidenti”. Il Ministero dell’Economia promette di intensificare i programmi formativi sulla moneta digitale nei prossimi mesi.

Tra rischi economici e segnali incoraggianti

Secondo gli esperti dell’Università Centroamericana José Simeón Cañas, accumulare Bitcoin espone il bilancio pubblico a rischi reali. Un brusco calo del valore della criptovaluta potrebbe mettere in difficoltà le casse statali. Ma il governo punta ancora sulla crescita del settore crypto e sull’attrazione di investitori stranieri.

Qualche segnale positivo arriva sul fronte degli investimenti: negli ultimi dodici mesi sono aumentate le richieste di residenza da parte di imprenditori attivi nella blockchain e nelle fintech. Il “Bitcoin Bond”, titolo obbligazionario legato al valore della criptovaluta, è stato lanciato lo scorso dicembre e sta attirando l’interesse degli investitori asiatici ed europei.

Un Paese diviso tra speranze e dubbi

Il Paese resta però spaccato sull’esperimento. Mentre il presidente Bukele lo difende come una “scelta necessaria per il futuro”, gruppi della società civile chiedono più trasparenza nella gestione del portafoglio in BTC. A gennaio si sono tenute diverse proteste davanti al Parlamento per chiedere controlli più severi e un dibattito pubblico più ampio.

Sul piano quotidiano resta ancora molta strada da fare. L’inflazione tiene – secondo l’Instituto Nacional de Estadística y Censos è salita solo del 3,2% nell’ultimo anno –, ma l’effetto reale dell’investimento in Bitcoin sulle famiglie non è ancora chiaro. “Serve tempo”, dicono in molti. Solo allora si potrà capire davvero se questa scommessa finanziaria sarà vinta o persa in America Latina.

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