Crollo oro e argento in 24 ore: l’impatto shock del mercato crypto sui metalli preziosi

Cristina Manetti

2 Febbraio 2026

Milano, 2 febbraio 2026 – Un crollo improvviso dei prezzi di oro e argento ha scosso stamattina i mercati finanziari in tutto il mondo, con effetti evidenti anche sul trading dei derivati crypto. La prima avvisaglia è arrivata già alle 9.15, ora italiana: le principali piattaforme di scambio, dalla storica Borsa di Londra al Comex di New York, hanno visto cali superiori al 5% nel giro di pochi minuti. Ora investitori, analisti e operatori si interrogano sulle cause di questo sell-off così rapido, che potrebbe lasciare il segno sull’andamento delle materie prime.

Crollo dell’oro: cosa sta succedendo e le prime reazioni

Secondo i dati diffusi da Bloomberg, il prezzo dell’oro è sceso fino a quota 1.780 dollari l’oncia intorno alle 10.30, dopo aver aperto la giornata a 1.880 dollari. Un calo così marcato non si vedeva da mesi. “Abbiamo visto un’ondata di vendite concentrata in pochissimo tempo, roba che non si vede spesso,” spiega Carlo Bianchi, trader di un importante istituto milanese. Solo dopo le 11 si è intravisto un timido recupero, ma la pressione resta alta.

A soffrire è stato anche l’argento, che è scivolato sotto i 19 dollari l’oncia con un ribasso giornaliero superiore al 7%. “Questa mattina è stata davvero tesa,” racconta Giulia Rossi dalla sala operativa di una banca svizzera. “Nelle chat interne si parlava subito di vendite forzate legate a margin call e movimenti speculativi nei mercati asiatici.”

Derivati crypto in tilt: l’effetto domino

Non sono state colpite solo le materie prime fisiche. L’ondata di vendite ha travolto anche il mondo dei derivati sulle criptovalute. Piattaforme come Binance e Bitmex hanno registrato picchi anomali nei volumi su futures sull’oro tokenizzato e contratti swap legati all’argento digitale. In pochi minuti i prezzi di questi strumenti hanno oscillato fino al 15%.

“Si è creato un corto circuito tra mercati tradizionali e digitali,” commenta Marco Lanzoni, analista finanziario a Zurigo. Molti trader con posizioni in leva, su materie prime o asset digitali, hanno dovuto chiudere velocemente per evitare perdite maggiori. Il risultato? Una serie di stop loss che ha fatto impazzire la volatilità.

Da alcune ricostruzioni emerge che la prima ondata di vendite sarebbe stata scatenata da un algoritmo, probabilmente dopo l’arrivo nella tarda serata di ieri negli Stati Uniti di dati macroeconomici poco rassicuranti. Ma senza comunicazioni ufficiali dalle banche centrali rimangono molti dubbi.

Cosa c’è dietro la giornata nera dei metalli preziosi

Dietro questo crollo si nascondono diversi fattori. Da una parte ci sono i dati sull’inflazione USA a gennaio – peggiori delle attese – che hanno spinto molti fondi a ridurre l’esposizione su asset considerati più sicuri come l’oro. Dall’altra i timori per un possibile rialzo più veloce dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve hanno aumentato l’incertezza.

“Non escludo che ci siano state anche vendite coordinate dai grandi operatori,” osserva Paolo De Angelis, responsabile strategie commodity per una società londinese. La settimana scorsa alcune banche d’affari avevano già ridotto le stime sulla domanda cinese di oro per il primo trimestre del 2026.

Gli investitori al dettaglio – quelli che cercano sicurezza comprando oro sulle piattaforme online – si sono ritrovati con perdite importanti in poco tempo. Sui social dedicati all’oro fisico sono spuntati messaggi preoccupati: “Che succede? Ho comprato ieri a 1.900 e ora rischio grosso,” scriveva alle 10.45 un utente su Reddit.

Incertezza e attesa: cosa può succedere nelle prossime ore

Per ora non arrivano dichiarazioni ufficiali da Banca Centrale Europea o Federal Reserve su eventuali interventi per stabilizzare i mercati delle materie prime. Il World Gold Council ha solo commentato che “la volatilità odierna riflette quanto oggi siano intrecciati finanza tradizionale e mercati digitali”.

Gli operatori restano col fiato sospeso sulle prossime mosse dei grandi fondi e sull’eventuale risposta delle banche centrali. Fonti vicine ai desk internazionali dicono che solo una comunicazione chiara sulle politiche monetarie potrà calmare gli animi dopo questa tempesta.

Intanto in borsa il clima resta teso: nelle sale operative di Milano si parla sottovoce, i telefoni squillano più del solito e sui terminali Bloomberg dominano schermate rosse. Il nervosismo è palpabile e gli esperti avvertono: la giornata è ancora lunga.

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