Crisi Memorie 2026: Prezzi Smartphone in Aumento e Spedizioni in Calo del 15%

Salvatore Broggi

12 Febbraio 2026

Milano, 12 febbraio 2026 – Nel mezzo della crisi globale delle memorie, il mercato degli smartphone si è bloccato all’improvviso. Secondo le principali società di analisi, tra ottobre 2025 e gennaio 2026 le spedizioni di telefoni in Europa e Asia sono calate fino al 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. A pesare sono soprattutto i problemi nell’approvvigionamento dei chip di memoria, il cuore pulsante di ogni dispositivo mobile, che hanno fatto salire anche i prezzi al dettaglio.

Fornitori sotto pressione, filiera in crisi

Il problema parte dai produttori di DRAM e NAND, le memorie usate per archiviare dati e far girare le app. Da metà 2025, come raccontano fonti vicine alle fabbriche in Cina e Corea del Sud, alcune grandi fonderie hanno tagliato la produzione fino al 20%. La causa? Mancano materie prime essenziali, in particolare wafer di silicio e alcuni composti chimici che arrivano soprattutto da Taiwan e Giappone. Un dirigente Samsung contattato nella sede di Suwon spiega: «La situazione è ancora molto difficile. Non possiamo garantire continuità per gli ordini più piccoli».

Nel frattempo, chi assembla gli smartphone ha dovuto rivedere i piani: alcune aziende – Xiaomi su tutte – hanno ridotto i nuovi modelli previsti per la primavera 2026. Un manager europeo del marchio cinese ammette che «senza un ritorno delle forniture di memorie sarà dura rispettare le scadenze». Il rallentamento si fa sentire anche nei centri logistici europei, da Rotterdam a Milano, dove i tempi di consegna sono aumentati in media di quasi due settimane.

Prezzi in salita, colpita la fascia media

Gli effetti sui consumatori non si sono fatti attendere. Negli ultimi quattro mesi, secondo i listini delle catene più importanti (MediaWorld, Unieuro), i prezzi degli smartphone di fascia media sono cresciuti tra il 7 e il 10%. Lo conferma anche il portale Trovaprezzi: a gennaio diversi modelli Samsung Galaxy A e Redmi Note hanno subito rincari superiori ai 50 euro rispetto all’autunno scorso. La situazione è ancora più dura per i marchi minori, che senza la forza contrattuale dei grandi gruppi sono costretti a scaricare quasi tutto l’aumento sul cliente finale.

«Chi compra adesso rischia di pagare molto più rispetto a sei mesi fa», spiega Alberto Scaini, analista di IDC Italia. L’esperto sottolinea anche un effetto sul mercato dell’usato: «Con meno dispositivi nuovi disponibili cresce l’interesse per il ricondizionato garantito».

I giganti reggono, Android soffre

Tra i pochi a tenere botta nella crisi delle memorie ci sono i colossi con filiere integrate e rapporti solidi con i fornitori di chip. Apple, secondo Canalys, ha firmato contratti pluriennali con fornitori sudcoreani già nel 2024, assicurandosi così scorte sufficienti almeno fino all’estate. «L’impatto sugli iPhone è stato contenuto», racconta una fonte interna che preferisce restare anonima. Gli altri produttori – da Oppo a Motorola – invece stanno pagando caro le oscillazioni dei prezzi delle memorie, con effetti diretti anche sui mercati italiani.

Il mondo Android nel complesso perde terreno soprattutto in Paesi sensibili al prezzo come Spagna e Italia. Alcuni negozi milanesi parlano di un calo del 20% nelle prenotazioni dei nuovi modelli. In via Torino si conferma: «C’è meno voglia di spendere. La gente aspetta o cerca offerte sui vecchi stock».

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi: tra dubbi e attese

Nonostante qualche piccolo segnale positivo nelle ultime settimane – secondo alcune fonti dalla borsa di Seul – il quadro resta incerto. Gli esperti avvertono che servono diversi trimestri prima che le forniture tornino alla normalità. Intanto alle fiere principali (prima fra tutte il MWC di Barcellona) si respira prudenza. Alcuni produttori asiatici puntano su versioni “light” degli smartphone o cercano soluzioni alternative per aggirare la scarsità delle memorie.

La questione resta al centro anche del confronto tra Unione europea e partner asiatici: il commissario Thierry Breton ha ribadito che «l’autonomia strategica nella produzione dei semiconduttori è una priorità». Solo allora – forse – potremo vedere una vera ripresa del mercato degli smartphone e la fine della crisi delle memorie. Per ora, chi compra paga prezzi più alti. E chi produce aspetta tempi migliori.

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