Come usare Bitcoin offline in Iran durante il blackout: soluzioni crypto senza internet

Salvatore Broggi

9 Gennaio 2026

Teheran, 9 gennaio 2026 – L’Iran si trova di nuovo in fibrillazione. Una nuova ondata di proteste scuote le principali città, mentre il governo ha deciso di chiudere quasi del tutto l’accesso a Internet nelle zone più popolose. Nella notte tra lunedì e martedì, come confermato da NetBlocks, la piattaforma indipendente che monitora le reti, il traffico online è crollato di oltre il 75% rispetto al normale. Milioni di persone sono rimaste tagliate fuori dal mondo digitale. Eppure, nonostante il blackout e la tensione palpabile, molti iraniani continuano a trovare vie alternative per restare connessi, puntando soprattutto sulle criptovalute.

Blackout digitale e proteste che non si fermano

Da Teheran a Isfahan, passando per Mashhad e Shiraz, le piazze sono piene di slogan e striscioni. La protesta è esplosa contro le nuove restrizioni decise dal governo e si è allargata rapidamente, coinvolgendo centinaia di manifestanti in decine di punti chiave del Paese. Il blocco di Internet è scattato nella serata dell’8 gennaio, proprio mentre cresceva lo scontro tra cittadini e forze dell’ordine.

Il Ministero delle Telecomunicazioni parla di “misura temporanea per la sicurezza pubblica”. Ma per molti questa è solo un modo in più per cercare di spegnere le voci critiche. “Non si riesce a parlare con parenti e amici. Telegram, WhatsApp, Instagram: tutto bloccato”, racconta al telefono una studentessa ventitreenne di Teheran che ha trovato una rara finestra di accesso via satellite per contattare la stampa.

Le criptovalute: un salvagente digitale

Nonostante il blackout e i controlli più severi sulle VPN (Virtual Private Network), tanti iraniani si affidano a bitcoin, Ethereum e altre monete digitali. Le usano per mandare soldi ma anche per provare a comunicare in modi alternativi. Sono ormai diverse migliaia gli utenti iscritti alle piattaforme peer-to-peer come LocalBitcoins, con numeri che aumentano proprio in questi giorni difficili.

Gli esperti locali spiegano che senza poter usare le banche internazionali – bloccate dalle sanzioni – le criptovalute restano uno dei pochi modi per aggirare restrizioni economiche e tecnologiche. “Le transazioni avvengono direttamente tra portafogli digitali: non serve una banca stabile”, spiega Mehdi Keshavarz, analista fintech di Qom. In passato l’Iran ha già usato il mining di bitcoin come scudo contro le sanzioni; ora la valuta digitale diventa anche uno strumento di resistenza civile.

Reti alternative: mesh network e app offline

In alcune periferie piccoli gruppi stanno mettendo insieme reti wireless autonome – chiamate mesh network – che permettono lo scambio di messaggi senza passare dai server centrali. Non è un lavoro semplice: servono competenze tecniche e vari dispositivi compatibili. “Cerchiamo di collegarci con i vicini usando Bluetooth o Wi-Fi Direct. Non è veloce ma funziona”, spiega Ali, tecnico informatico di Karaj.

Intanto sono aumentati i download di app capaci di funzionare offline o sfruttando i segnali radio degli smartphone: Bridgefy, Briar e FireChat sono tra le più diffuse sui canali Telegram prima del blackout totale.

Il futuro incerto: blackout sempre più duri e rischi nascosti

Secondo alcune ong attive sul territorio come Access Now, se le proteste andranno avanti la strategia dei blackout potrebbe farsi ancora più dura. Il governo iraniano ha già usato queste tattiche nel 2019 e nel 2022: allora i blackout durarono da poche ore fino a diversi giorni, causando gravi danni anche all’economia locale.

L’uso crescente delle criptovalute porta però anche nuovi rischi: truffe, furti digitali o smarrimento delle chiavi private possono colpire una popolazione già sotto pressione. Le autorità minacciano nuove strette contro l’uso “illegale” delle valute virtuali.

Nel frattempo nelle strade iraniane resta la domanda aperta: come farsi sentire quando vengono spenti tutti i canali ufficiali? Per ora chi ha uno smartphone – e qualche trucco tecnologico – continua a cercare un modo per aggirare silenzi e censure. Per raccontare quello che succede davvero dietro al blackout.

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