Milano, 10 gennaio 2026 – In molte zone d’Italia – paesi isolati, borghi di montagna, frazioni sparse sulle colline – guardare la televisione si trasforma spesso in una vera impresa. La ricezione dei canali del digitale terrestre è un problema diffuso: il segnale non arriva o arriva malissimo, e quell’antenna sul tetto resta lì, a fare solo da soprammobile. È il racconto che arriva da chi vive nei territori del cosiddetto “digital divide”, ancora lontani dalla promessa di una copertura ovunque capillare.
Digitale terrestre: segnale ballerino e soluzioni di fortuna
Nell’Oltrepò Pavese, tra le colline lombarde, la storia di Giorgio Recalcati è quella di tanti altri. Da quando sono stati attivati i nuovi ripetitori con la tecnologia più recente, la tv tradizionale sembra sparita. “La sera accendo il televisore – spiega Giorgio – e su tre canali su quattro vedo solo schermo nero o rumore bianco. Ho chiamato un tecnico, ma il problema è proprio che qui il segnale non c’è”. L’AGCOM stima che siano circa 250mila le abitazioni italiane dove agganciare il segnale DVB-T2 resta un’impresa.
Chi vive in queste frazioni lontane dai centri grandi si arrangia come può: c’è chi passa allo streaming online, chi rispolvera vecchi decoder satellitari, chi invece lascia perdere e rinuncia a seguire le notizie serali. “Ho provato a guardare il telegiornale sul cellulare – racconta Anna, pensionata a Piateda (Sondrio) – ma la connessione fa i capricci e i giga finiscono subito”. E non tutti possono permettersi una parabola satellitare: tra acquisto e installazione si spendono dai 200 ai 500 euro.
Zone d’ombra che resistono nel 2026
Nonostante gli annunci degli ultimi anni – nuovi ripetitori, incentivi per il passaggio al digitale – le cosiddette zone d’ombra sono ancora una realtà concreta. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha ammesso in un documento di dicembre 2025 che “in alcune aree marginali manca ancora una copertura stabile del segnale digitale terrestre”. Regioni come Abruzzo, Molise, parte della Calabria e dell’entroterra ligure sono particolarmente colpite, soprattutto nei piccoli centri con meno di mille abitanti.
L’ultimo rapporto di Confindustria Radio TV parla chiaro: il 7% delle famiglie italiane non riceve bene tutti i canali principali. Il passaggio al nuovo standard DVB-T2 ha portato miglioramenti nelle città, ma ha reso più evidenti i problemi nelle zone più isolate.
Un problema che pesa sulla vita quotidiana
Non è solo una questione di intrattenimento. Nei paesi più remoti la televisione è spesso l’unico modo per molti anziani di restare aggiornati e sentirsi meno soli. “Mio padre passa i pomeriggi a guardare quiz e partite – racconta Paola, insegnante a San Marcello Piteglio (Pistoia) – senza segnale si sente tagliato fuori”.
Alcuni sindaci hanno scritto ai prefetti per chiedere che venga garantito il “diritto all’informazione”, almeno sui canali del servizio pubblico. Da mesi in Parlamento si discute un emendamento per finanziare nuove infrastrutture nelle aree dove il digitale terrestre fatica ad arrivare.
Streaming e parabole: non sempre la soluzione giusta
Per aggirare l’assenza del segnale molti si affidano alle piattaforme online come RaiPlay o ai servizi delle emittenti private. Ma qui spunta un altro problema: spesso manca una rete internet stabile o offerte a prezzi accessibili. Un’indagine del Censis dello scorso novembre rileva che nelle zone montane solo il 42% delle famiglie ha una connessione broadband affidabile.
L’alternativa più comune resta la parabola satellitare, grazie anche alle offerte degli operatori tv principali. Però i costi — tra installazione, manutenzione e abbonamento — sono ancora troppo alti per tante famiglie. Le associazioni dei consumatori chiedono quindi di estendere i bonus digitali anche a chi deve comprare nuovi apparecchi per problemi oggettivi di ricezione.
Il futuro della tv nelle aree periferiche
L’accesso ai canali televisivi in molte zone d’Italia resta un nodo irrisolto. “Il digitale terrestre doveva essere la soluzione per tutti”, ricordano dal Coordinamento delle Unioni Montane. Ma tra valli isolate e frazioni lontane dal segnale serve ancora uno sforzo importante. Gli operatori promettono investimenti entro il 2026. Nel frattempo però, per chi non ha un’antenna funzionante, la tv è spesso solo un ricordo recente.
