Come evidenziare un testo: tecniche efficaci per studio e lavoro in Italia

Giulio Righi

27 Febbraio 2026

Milano, 27 febbraio 2026 – Sottolineare una frase, un termine o un passaggio su una pagina, con la penna o l’evidenziatore in mano, resta uno dei gesti più diffusi tra chi legge libri o documenti. Che sia per lavoro o per studio, questa abitudine si è affermata nel tempo come un modo per distinguere, ricordare e richiamare velocemente i concetti più importanti.

Un gesto antico che si adatta al digitale

Le ragioni per cui si evidenziano parti di testo sono tante. Come spiega Carla Bianchi, docente di psicopedagogia all’Università Statale di Milano, “selezionare qualcosa con gli occhi aiuta il cervello a fissarla meglio”. Non è solo questione di memoria: mettere in evidenza una parola o una frase spesso chiarisce passaggi complicati e rende più facile ripassare.

Nel lavoro, soprattutto negli uffici legali o nelle società di consulenza, la selezione visiva dei passaggi chiave – con una sottolineatura netta o un tratto colorato – aiuta chi deve tornare dopo giorni su sentenze, relazioni o regolamenti. Lo stesso vale per chi studia: testi di diritto, manuali scientifici o raccolte poetiche diventano così veri e propri campi pieni di colori, segnali utili per capire e prepararsi agli esami.

Dagli evidenziatori al digitale: il passaggio naturale

Oggi però, in molte università milanesi come Bocconi e Politecnico, la classica sottolineatura su carta convive – e a volte lascia spazio – a nuovi metodi digitali. Programmi come Adobe Acrobat Reader o app come Notability permettono di “evidenziare” direttamente su PDF ed ebook, mantenendo la semplicità del gesto ma aggiungendo funzioni extra.

“Uso sempre l’evidenziatore virtuale per segnare definizioni che poi trovo facilmente,” racconta Giulia Ferri, studentessa al terzo anno di Economia. I libri digitali offrono colori diversi, note a margine e raccolte automatiche degli appunti. Un modo rapido per rivedere i punti chiave senza perdere tempo.

Evidenziare cambia con l’età

Non solo studenti usano l’evidenziatore, anche se resta più diffuso tra i giovani dai 16 ai 25 anni. Tra lavoratori e professionisti invece si usano spesso metodi diversi: appunti scritti a mano, registrazioni vocali o tag digitali.

Una ricerca pubblicata sulla rivista Educational Psychology mostra che il 68% degli studenti universitari italiani usa regolarmente l’evidenziatore; tra i lavoratori la percentuale scende al 43%, con punte più alte nelle professioni giuridiche e sanitarie. “Ho sempre il mio evidenziatore verde sulla scrivania,” confida Andrea Cattaneo, avvocato civilista. “Se non sottolineo rischio di perdere dettagli importanti tra tante pagine.”

Quando sottolineare diventa un problema

Se da un lato la sottolineatura aiuta a mettere a fuoco i punti cruciali, dall’altro può diventare un limite. Molti insegnanti delle scuole superiori milanesi notano che alcuni studenti colorano quasi tutto il testo, vanificando lo scopo della selezione. “Il rischio è trasformare uno strumento utile in un’abitudine meccanica,” avverte Marco Leoni, docente di lettere.

Inoltre nel passaggio al digitale ci sono altri rischi: sullo schermo, spiegano gli esperti del Politecnico di Milano, troppi colori accesi o note sovrapposte possono confondere invece che aiutare durante la revisione.

Come evitare l’effetto “tutto è importante”

Come non cadere nell’inganno del “tutto importante”? Gli esperti consigliano sempre la stessa cosa: sottolineare solo le idee davvero centrali, lasciando perdere dettagli meno rilevanti. Meglio pochi segni ma precisi; così le pagine diventano mappe chiare anziché tappeti pieni di colori.

Che si usi un evidenziatore giallo in biblioteca a Brera alle otto del mattino o il dito sul touchpad in una sala coworking a Porta Romana, selezionare le informazioni resta un rito quotidiano. Un gesto semplice che attraversa generazioni diverse – studenti e lavoratori – aiutandoli a non perdere mai il filo tra le righe.

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