Milano, 14 gennaio 2026 – Se usate WhatsApp tutti i giorni, questa scena vi è familiare: aprite l’app, magari durante la pausa pranzo o sul treno, e la schermata principale delle chat è un vero caos. Conversazioni vecchie mesi, a volte anni, si accumulano senza tregua. Nomi di amici, gruppi del calcetto, parenti lontani si alternano a chat di lavoro e messaggi lasciati a metà o mai letti. Il motivo? Oltre all’uso quotidiano, c’è anche una certa pigrizia nel fare pulizia. Il risultato? Quella che doveva essere un’app semplice rischia di diventare una giungla digitale.
Le chat dimenticate e lo spazio che si riempie
In questi giorni molti utenti hanno fatto la stessa scoperta. Marco, impiegato milanese, racconta: “Ho trovato una chat del 2018 con mia zia a Palermo che nemmeno ricordavo più”. Le conversazioni “dormienti” sono aumentate. Colpa degli aggiornamenti dell’app che permettono di tenere tutto più facilmente e della funzione “archivia”, che però pochi usano davvero. Così restano gruppi di vecchi viaggi (“A Rimini nel 2022 c’è ancora il gruppo attivo”, spiega Silvia, studentessa), chat con numeri ormai spariti e notifiche che prendono polvere digitale.
Attenzione però: WhatsApp occupa memoria anche se le chat restano lì inutilizzate. Foto, audio e video si accumulano, pesando centinaia di megabyte o più sul telefono. Un dato interessante arriva da Sensor Tower: nel dicembre scorso il 67% degli italiani tra 18 e 40 anni non cancella mai le vecchie conversazioni. Una percentuale alta, soprattutto pensando agli smartphone meno recenti e al traffico dati.
Archiviare o eliminare? Le scelte per mettere ordine
Meta, la casa madre di WhatsApp a Menlo Park, non lancia allarmi ma suggerisce di usare con regolarità la funzione archivio. Così spiega un portavoce europeo: basta selezionare una chat e cliccare su “archivia”. La conversazione sparisce dalla schermata principale ma resta disponibile se serve tornare indietro per recuperare qualcosa. Una soluzione comoda per non perdere ricordi o informazioni importanti.
Se invece serve una pulizia più profonda c’è l’opzione “elimina chat”, che cancella tutto definitivamente dal telefono. Ma attenzione: una volta cancellato non si torna indietro. Per questo molti preferiscono andare piano con questo metodo. Daniela, insegnante di Modena, confessa: “Ogni domenica sera ne elimino una decina. Così durante la settimana sto più tranquilla”.
Più che uno spazio: un effetto sulle nostre relazioni
Il problema non è solo tecnico. Per tanti utenti vedere tutte quelle chat ferme provoca sensazioni strane: un mix di colpa a rileggere vecchi messaggi o ricordi di rapporti chiusi da tempo che tornano a galla. La psicologa digitale Roberta Prandi ci ha spiegato al telefono ieri mattina come “la memoria delle chat può far emergere nostalgia ma anche ansia”. Un punto condiviso da molti esperti della vita digitale: quel disordine riflette anche la difficoltà ad archiviare il passato online.
Non mancano poi gli incidenti pratici causati dal caos delle conversazioni. Giovanni, autista Atm, racconta: “Una volta ho mandato le richieste ferie agli amici invece che al caposquadra”. Piccoli errori che dimostrano quanto serva ordine.
Come mettere in fila le idee (e le chat) su WhatsApp
Esistono modi per rimettere tutto in ordine ma servono costanza e pazienza. Gli esperti consigliano di dedicare un momento fisso – magari una volta al mese o al cambio stagione – per dare un’occhiata alle proprie chat. Meglio approfittare anche degli strumenti messi a disposizione dall’app: filtri per vedere solo i gruppi o la funzione “fissa in alto” per tenere sotto mano le conversazioni importanti.
Un ultimo consiglio arriva dal team tecnico di Meta Italia: “Non abbiate paura a cancellare quello che non serve più. La memoria digitale è come una scrivania: se resta libera si lavora meglio”. E chissà che tra una pulizia e l’altra non riaffiori qualche messaggio dimenticato capace di strappare un sorriso – o forse è solo arrivato il momento di lasciarlo andare.
Nel frattempo WhatsApp resta così com’è: pieno zeppo di vecchie notifiche e gruppi silenziati da mesi, un riflesso sincero delle nostre relazioni quotidiane. Confuso, disordinato ma sempre carico di storie – anche quelle rimaste parcheggiate in un angolo dello schermo.
