Roma, 6 gennaio 2026 – Ieri sera, poco dopo le ventuno, a Trastevere è stata scattata un’ultima foto di gruppo. C’era chi si abbracciava ridendo, chi alzava il bicchiere per l’ennesimo brindisi. Ma guardando bene quello scatto – quel ricordo fermo di una serata – si notava una assenza. Non c’era quella persona speciale che tutti, o almeno uno di loro, avrebbero voluto accanto. Una mancanza difficile da ignorare, soprattutto quando la compagnia si è sciolta e le luci del locale sono rimaste accese solo per pochi minuti ancora.
Quando manca qualcuno pesa davvero
La serata era partita intorno alle diciannove, l’appuntamento fissato via messaggio su uno dei soliti gruppi WhatsApp. Andrea, sempre il più puntuale, è arrivato per primo all’osteria “Ai Quattro Gatti”, un luogo ormai abituale per i loro ritrovi di vecchia data. Alle venti quasi tutti erano già seduti: Chiara, Marco, Luisa, persino Gabriele che di solito fa aspettare. La tavolata si era subito animata: antipasti su piatti spaiati, vino rosso della casa e risate a ogni battuta stonata. Nessuno sembrava far caso a chi mancava davvero. O almeno non lo diceva a voce alta. Ogni tanto qualcuno lanciava uno sguardo al telefono, come in cerca di un segnale. Un messaggio che non arrivava.
Un’immagine che parla più di mille parole
Poco prima del dolce – crostate e caffè come sempre – Luisa ha proposto la foto di gruppo. Un classico: tutti in piedi, sedie spostate in fretta, il cameriere chiamato con un gesto veloce. “Stringetevi!” ha detto lui con quel tono da chi vede quelle scene ogni sera. Click. Uno scatto solo. Poi tutti a sedersi di nuovo. La foto è finita subito in chat: la luce calda delle lampade sui volti, sorrisi veri o messi su per forza. E in quell’angolo vuoto accanto a Chiara, quel posto lasciato libero – o forse semplicemente non occupato – da chi avrebbe dovuto esserci.
Non era la prima volta che mancava quella persona – Francesca, l’amica trasferita a Milano sei mesi fa – agli incontri del gruppo. Ma stavolta pesava diversamente, forse anche per la fine delle vacanze natalizie e quella sensazione che il tempo scappi più veloce tra un lavoro nuovo e i chilometri che separano.
Tra nostalgia e nuovi equilibri
“Ogni volta ci manca un pezzo,” ha detto Marco raccogliendo i bicchieri ormai vuoti. Una frase buttata lì senza troppo peso. Solo allora qualcuno ha ammesso di aver pensato lo stesso mentre scattavano la foto. “Sarebbe bello se ci fossimo tutti,” ha aggiunto Chiara. Nessuno ha detto altro, ma bastava quella breve frase per mettere in chiaro quello che ognuno aveva sentito dentro.
Gli amici raccontano che Francesca ha promesso di tornare qualche giorno a fine gennaio. Non è chiaro se riuscirà a liberarsi dagli impegni: “Dipende da come va il lavoro,” ha spiegato lei in un messaggio vocale ascoltato mentre le luci del locale si spegnevano lentamente.
I social tra assenze e legami
In pochi minuti quella foto è finita anche su Instagram. Tag sparsi tra le storie della notte; commenti e reazioni con emoji; qualche battuta malinconica qua e là. “Ma Frà dov’è?” scrive qualcuno sotto il post. C’è chi risponde con un cuore spezzato, altri preferiscono restare in silenzio.
Il peso delle assenze diventa così pubblico e condiviso non solo tra gli amici stretti ma anche con quella cerchia più ampia di follower che spesso conoscono solo pezzi frammentari di storie e rapporti. “Ormai succede sempre più spesso,” osserva Andrea, “ci ritroviamo a contare chi manca invece di chi c’è.”
Le foto raccontano ma non dicono tutto
Alla fine restano poche certezze: le foto raccontano qualcosa ma mai tutto; dietro ogni sorriso o abbraccio c’è sempre una storia fatta anche di presenze – e assenze – che segnano i rapporti. Proprio come quella sera a Trastevere: l’assenza di Francesca ha reso ancora più chiaro quanto certe persone restino importanti anche quando non ci sono davvero lì con noi. Una verità semplice ma forte.
Così si conclude una cena qualunque: bicchieri da riempire ancora e promesse di rivedersi presto. Nel frattempo la foto resta lì, nei ricordi di chi c’era – e di chi avrebbe voluto esserci –, nascosta negli archivi digitali dei telefoni.
