Pechino, 25 febbraio 2026 – La Cina punta a far partire il turismo spaziale entro il 2031, affidando a investitori privati e aziende statali il compito di costruire da zero un’industria dedicata all’orbita bassa. La notizia è arrivata durante il World Space Forum di Pechino, dove i rappresentanti dell’Agenzia Spaziale Nazionale Cinese (CNSA) hanno fatto il punto: “Vogliamo aprire lo spazio ai cittadini cinesi, ma la sicurezza è la nostra priorità assoluta”, ha spiegato il portavoce Liu Qiang. Nel frattempo, gli Stati Uniti mantengono la leadership grazie a SpaceX, che ha già effettuato i primi voli turistici nel 2021.
La scommessa cinese per andare oltre l’atmosfera
Negli uffici della CNSA si lavora senza sosta a un piano che coinvolge aziende aerospaziali tradizionali e nuovi partner privati, come la China Aerospace Science and Technology Corporation e la startup LinkSpace. L’obiettivo è lanciare – entro cinque anni – voli suborbitali per civili dai nuovi cosmodromi di Wenchang (nell’isola di Hainan) e Jiuquan (Gansu). Le difficoltà, però, non mancano: fonti interne parlano di problemi tecnici “numerosi e complicati”, soprattutto per quanto riguarda i sistemi di rientro e il controllo delle vibrazioni durante il lancio.
Un ingegnere coinvolto nel progetto, che ha preferito restare anonimo, racconta come “la tecnologia dei motori a razzo sia ancora lontana dagli standard di sicurezza necessari per trasportare persone”. Nonostante tutto, i test sui moduli abitati riprenderanno nel 2025, con le forze armate pronte a supervisionare ogni passo.
La corsa mondiale: tra ambizioni e ostacoli
Dall’altra parte del Pacifico gli Stati Uniti restano avanti grazie ai successi di SpaceX e Blue Origin. Nel settembre 2021 la missione Inspiration4 ha portato quattro turisti in orbita per tre giorni; nel 2023 è arrivata la prima “crew” composta solo da civili sulla Stazione Spaziale Internazionale. Quanto costa? Secondo fonti di SpaceX, un biglietto sulla Crew Dragon supera ancora i 55 milioni di dollari.
Mentre in America cresce l’offerta – con aziende come Virgin Galactic e Axiom Space pronte a proporre voli più economici nei prossimi due anni – Pechino cerca di recuperare terreno. L’ambizione è chiara: Zhang Xinyu, direttrice tecnica della CNSA, sogna che “in futuro anche insegnanti o studenti cinesi potranno ammirare la Terra dallo spazio”. Il problema? Il report China Space Industry segnala investimenti privati appena intorno ai 400 milioni di dollari nel 2025, contro i più di 4 miliardi raccolti dalle startup americane nello stesso periodo.
Sicurezza al primo posto: regole ancora da definire
Uno dei punti più delicati riguarda le norme: l’Amministrazione per l’Aviazione Civile Cinese sta lavorando alle regole per i voli commerciali futuri. Si discute sull’addestramento obbligatorio, le assicurazioni e chi sarà responsabile in caso di incidenti. “Non possiamo permetterci incidenti simili a quelli degli anni Sessanta con i primi astronauti”, spiega Chen Guoliang, funzionario dell’ente regolatore.
Il calendario resta ambizioso. La CNSA prevede le prime simulazioni con equipaggio civile tra fine 2027 e inizio 2028. Ma non sono stati ancora annunciati nomi precisi dei veicoli o dettagli tecnici: segno che il progetto è ancora agli inizi. Solo allora si vedrà se davvero la Cina riuscirà a offrire viaggi oltre l’atmosfera entro fine decennio.
Il mercato del turismo spaziale: un sogno per pochi
Chi potrà permettersi questi viaggi? Al momento il target è alto: imprenditori, magnati e forse qualche influencer. “All’inizio i biglietti costeranno diversi milioni di yuan”, ammette Zhang Lei, responsabile marketing della società statale CASIC. “Ma siamo sicuri che entro dieci anni il prezzo potrà scendere sotto al milione”. Insomma: una corsa riservata a pochi eletti, destinata però ad allargarsi nel tempo.
A Shanghai e Pechino non mancano spot pubblicitari futuristici con giovani famiglie che guardano la Terra da oblò digitali. Il sogno dello spazio sembra meno lontano anche per i cinesi rispetto al passato. Ma dietro quelle immagini ci sono sfide reali: serve innovazione, servono soldi. E soprattutto serve tempo. In Cina lo spazio resta una questione di pazienza — e tenacia — come sempre.
