Pechino, 26 ottobre 2026 – Nei giorni scorsi, i procuratori della Repubblica Popolare Cinese hanno formalmente chiesto la confisca di oltre 61.800 Bitcoin – che oggi valgono circa 2,1 miliardi di dollari – bloccati nel corso di una delle più vaste indagini internazionali su una grande frode finanziaria in criptovalute. Stando a fonti governative cinesi, la richiesta è stata inviata mercoledì mattina agli uffici giudiziari britannici, accompagnata da un dossier dettagliato che ricostruisce i movimenti di denaro e individua le responsabilità degli indagati.
Bitcoin bloccati a Londra, indagini in corso
Tutto ruota attorno a PlusToken, una piattaforma sospettata di essere uno schema Ponzi che tra il 2018 e il 2019 avrebbe truffato decine di migliaia di investitori in tutto il mondo, molti dei quali cinesi. Gli asset digitali coinvolti – compresi i famigerati 61.800 BTC – sono ora congelati nel Regno Unito. La National Crime Agency britannica conferma una collaborazione “attiva e trasparente” con la Cina, ma fa sapere che ogni decisione sul trasferimento delle criptovalute spetta alle corti inglesi.
Il procuratore capo di Shanghai, Liu Zhihui, ha commentato: “Stiamo lavorando fianco a fianco con i colleghi londinesi. Solo dopo una sentenza definitiva potremo avviare il rimpatrio dei fondi”. A Pechino intanto si riaccende il dibattito sulle sempre più frequenti truffe legate alle criptovalute e sulla necessità di stringere le maglie delle regole internazionali contro il riciclaggio.
La dimensione della frode e l’impatto sulle vittime
Secondo le prime valutazioni degli investigatori, PlusToken avrebbe messo insieme più di 3 miliardi di dollari con un sistema truffaldino che ha spostato denaro tra diversi Paesi e decine di wallet anonimi. Il meccanismo era piuttosto semplice: si attiravano gli utenti promettendo guadagni altissimi su investimenti in criptovalute; mentre i promotori intascavano tutto trasferendo i fondi all’estero per poi sparire nel nulla.
“Abbiamo raccolto denunce da almeno 36 province cinesi”, ha ammesso Zhou Xiaoming del Ministero della Sicurezza Pubblica. “Molti cittadini hanno perso i risparmi di una vita”. Ma l’inchiesta non si limita alla Cina: Scotland Yard ha individuato almeno cinque cittadini britannici sospettati di far parte della rete del riciclaggio.
La posizione del Regno Unito e gli scenari possibili
Nonostante la forte pressione da Pechino, la magistratura londinese procede con prudenza. La corte centrale di Southwark, esperta in materia economica, dovrà valutare la validità delle prove presentate dai cinesi e decidere se autorizzare l’estradizione degli asset digitali. Alcuni esperti interpellati dal Guardian ricordano che il Regno Unito non ha precedenti per casi così ingenti legati alle criptovalute.
Il portavoce del ministero dell’Interno britannico ha commentato: “Seguiamo la prassi standard nei casi transfrontalieri. Garantiremo massima trasparenza e rispetto della legge”. Intanto sul mercato digitale si registra molta agitazione: solo nell’ultima settimana il valore del Bitcoin è oscillato tra i 32mila e i 35mila dollari, spinto proprio dalle notizie sul caso PlusToken.
Un nodo internazionale: chi controllerà i fondi
La domanda al centro delle discussioni è chi alla fine avrà il controllo effettivo dei fondi? Fonti vicine alla banca centrale cinese assicurano che l’obiettivo principale è restituire almeno in parte i soldi agli investitori truffati. Tuttavia, dalla giustizia britannica non ci sono garanzie automatiche: servirà un passaggio ulteriore davanti ai giudici.
Dallo studio legale Norton Rose Fulbright spiegano che “la natura decentralizzata dei wallet digitali e l’assenza di regole europee uniformi complicano molto ogni procedura di confisca”. Nel frattempo, ieri a Pechino decine di piccoli risparmiatori si sono radunati davanti al Ministero delle Finanze con cartelli e richieste di “giustizia vera”. Una scena che racconta tutta l’urgenza sociale dietro questa vicenda.
La partita tra Pechino e Londra è solo all’inizio
Insomma, questa richiesta di confisca dei Bitcoin è soltanto il primo passo in una battaglia legale destinata a durare mesi se non anni. Da come andrà a finire lo scontro tra Cina e Regno Unito dipenderanno non solo le sorti dei risparmiatori coinvolti ma anche – ed è questo uno degli aspetti meno evidenti – la credibilità stessa degli strumenti internazionali per controllare i flussi delle criptovalute nel mondo.