Palermo, 1 febbraio 2026 – La Sicilia conta i danni dopo il passaggio del ciclone Harry, che nelle ultime 48 ore ha messo in ginocchio l’isola con smottamenti, case allagate e famiglie isolate. Ieri sera il presidente della Regione, Renato Schifani, ha chiesto ufficialmente lo stato di calamità naturale, sollecitando un intervento urgente dal governo nazionale. Da Palermo a Catania, passando per le campagne del Messinese e dell’Agrigentino, le squadre di soccorso lavorano senza sosta fin da mercoledì mattina.
Danni pesanti, comunità in difficoltà
Secondo i primi dati della Protezione Civile regionale, sono più di trenta i comuni coinvolti con danni a strade e numerosi edifici. A Belmonte Mezzagno, alle porte di Palermo, una frana ha costretto venti famiglie a lasciare la propria casa. «L’acqua è salita in pochi minuti – racconta Giuseppe Lo Monaco, uno degli sfollati – sembrava non voler più smettere». In provincia di Catania il fiume Simeto è esondato poco dopo le tre del mattino: campi allagati, serre distrutte e allevamenti in difficoltà. Numerose strade provinciali restano bloccate: sulla statale 121, al km 184, il traffico è fermo da ieri notte per detriti e alberi caduti.
Smottamenti e rischio idrogeologico
Il ciclone Harry ha colpito soprattutto la fascia tirrenica e quella orientale della Sicilia, già duramente provate dal maltempo nelle settimane scorse. I vigili del fuoco hanno effettuato oltre 200 interventi nelle ultime 36 ore: soprattutto per allagamenti ma anche per mettere in sicurezza edifici minacciati dalle frane. Il sindaco di Tortorici, Carmelo Rizzo, ha detto: «Siamo molto preoccupati per la stabilità dei versanti. Abbiamo chiesto rinforzi alla Regione e all’Esercito». In alcune zone dell’entroterra messinese la situazione resta critica. Secondo la Protezione Civile almeno quattro ponti rurali sono danneggiati; a Saponara una colata di fango ha raggiunto il centro abitato tra giovedì e venerdì notte senza causare feriti.
Istituzioni mobilitate, si aspetta una risposta
Ieri pomeriggio a Palazzo d’Orleans si è svolta una riunione urgente tra Regione, Prefetture e Protezione Civile nazionale. Il presidente Schifani ha spiegato: «Abbiamo inviato tutta la documentazione per chiedere lo stato di calamità naturale. Ora la priorità è garantire la sicurezza dei cittadini e riaprire le strade». Fonti della Presidenza del Consiglio fanno sapere che il governo centrale potrebbe dare una risposta già nelle prossime ore. Però servirà completare la mappatura dei danni.
Nel frattempo vari parlamentari siciliani hanno sollecitato l’esecutivo Meloni a «non lasciare sola l’isola». Il deputato Pietro Bartolo (Pd) ha sottolineato: «Le condizioni delle zone interne sono gravissime. Servono risorse immediate per famiglie e imprese».
Numeri dell’emergenza
Le cifre diffuse stamattina dalla Protezione Civile parlano di oltre 500 famiglie coinvolte, decine di aziende agricole ferme, danni alle infrastrutture stimati almeno in 30 milioni di euro – cifra che potrebbe aumentare. In diversi comuni sono state chiuse scuole e uffici pubblici per motivi di sicurezza. Sono in corso sopralluoghi soprattutto ad Adrano e Lentini: alcune palazzine presentano lesioni strutturali che preoccupano gli ingegneri del Genio Civile. Il rischio idrogeologico resta alto in diverse aree.
Comunità in allarme ma compatte
In molti paesi colpiti – come Santa Venerina o Licata – cittadini si sono radunati davanti ai municipi per chiedere risposte rapide. Gli amministratori assicurano che «si sta lavorando per garantire cibo e assistenza agli sfollati». Don Mario Russo, parroco di Belmonte Mezzagno, racconta: «Non ci aspettavamo una situazione così grave. Facciamo il possibile per sostenere chi ha perso tutto».
Le previsioni meteo annunciano una tregua dal maltempo nel weekend. Solo allora si potrà fare un bilancio più preciso dei danni lasciati da Harry. Ma resta forte l’apprensione per chi teme nuovi eventi estremi su una Sicilia già fragile.
