Cibi ultraprocessati e malattie gravi: lo studio che svela un collegamento preoccupante

Salvatore Broggi

16 Febbraio 2026

Milano, 16 febbraio 2026 – Una nuova indagine internazionale riaccende il dibattito sulle cause dell’aumento dei tumori nelle persone sotto i 50 anni. Gli esperti coinvolti, provenienti da Stati Uniti, Regno Unito e Italia, hanno puntato il dito contro i cibi ultraprocessati, sospettati di giocare un ruolo cruciale. Lo studio, uscito questa settimana su “Nature Medicine”, ha seguito per oltre dieci anni più di mezzo milione di persone, da New York alla Lombardia, con storie e stili di vita molto diversi tra loro.

Il cibo nel mirino: cosa dicono i numeri

La domanda è semplice ma inquietante: perché crescono i casi di tumore tra i giovani? In Italia, solo nel 2025, sono stati più di 35 mila. “Abbiamo messo a confronto le abitudini alimentari con le diagnosi ricevute”, spiega il professor Luigi De Santis, oncologo all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Secondo i dati, chi consumava spesso snack confezionati, bibite zuccherate, cibi surgelati pronti o carni lavorate aveva un rischio maggiore del 25% di ammalarsi prima dei 50 anni rispetto a chi preferiva alimenti freschi.

“Non si tratta solo di zuccheri o grassi in eccesso”, chiarisce De Santis. “Qui entrano in gioco additivi, conservanti e processi industriali che cambiano profondamente il cibo”. Anche se non è ancora una sentenza definitiva, questo studio rafforza le preoccupazioni già espresse dall’OMS negli anni scorsi.

Nei supermercati si compra comodità e rischio

È mattina a Milano, un mercoledì come tanti. Nei carrelli del supermercato spiccano sempre più prodotti pronti all’uso. “È pratico, costa meno e si prepara in fretta”, racconta una giovane mamma alla cassa mentre mette dentro merendine e pasta istantanea. Gli alimenti ultraprocessati ormai costituiscono oltre la metà degli acquisti, come conferma l’ultimo rapporto Nielsen.

Ma cosa li rende diversi dal cibo fresco? “Sono quei prodotti pieni di ingredienti che in cucina non troviamo mai: emulsionanti, coloranti e aromi artificiali”, spiega il nutrizionista Enrico Bottazzi, fuori da un grande supermercato nella periferia sud della città. Il problema non è solo l’etichetta lunga chilometri ma la quantità di sostanze che il corpo fatica a riconoscere e smaltire.

Tra certezze e dubbi: cosa dice la scienza

Nonostante l’allarme lanciato dallo studio, il legame tra cibi industriali e tumori resta complesso da interpretare. Alcuni studiosi invitano a non trarre conclusioni affrettate. “Una correlazione non significa sempre causa diretta”, avverte la professoressa Maria Laura Ricci, epidemiologa all’Università di Pavia. Dietro l’aumento dei tumori nei giovani potrebbero esserci anche altri fattori: ormonali, ambientali o legati allo stress.

Intanto la notizia ha colpito anche le istituzioni. L’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha annunciato ieri l’avvio di un tavolo tecnico per rivedere le regole sugli additivi. “Servono studi più approfonditi e maggiore chiarezza sui processi produttivi”, si legge nella nota ufficiale diffusa in serata.

Scelte quotidiane che fanno la differenza

Il tema torna spesso nelle case e nelle scuole attraverso consigli pratici e richieste alle figure sanitarie. La dottoressa Anna Furlan, medico di base a Brescia, racconta un fenomeno in crescita: “Sempre più genitori mi chiedono se è davvero meglio una fetta di pane con olio piuttosto che una merendina al cacao. Io spiego che tutto sta nel modo in cui sono fatti”.

Secondo il Ministero della Salute, variare la dieta scegliendo soprattutto alimenti freschi e non processati può aiutare a ridurre non solo il rischio di tumore ma anche quello cardiovascolare. Ma qui entrano in gioco fattori economici: prezzi dei prodotti freschi che salgono e tempi stretti per cucinare spingono molte famiglie verso soluzioni più veloci.

La partita resta aperta

La discussione continuerà ancora a lungo. Lo studio su “Nature Medicine” non dà risposte definitive ma invita a riflettere sulle nostre abitudini quotidiane. “Solo guardando il problema da vari punti di vista riusciremo davvero a capire cosa succede”, conclude il professor De Santis. Nel frattempo – tra scaffali pieni e agende piene – la scelta sul tipo di alimentazione resta soprattutto nelle mani di ognuno di noi.

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