Milano, 26 settembre 2026 – Il mercato delle criptovalute torna a farsi sentire con le oscillazioni di Chainlink. Negli ultimi giorni, secondo i dati di Coinglass, l’open interest – cioè il valore complessivo dei contratti derivati ancora aperti – è risalito sopra i livelli visti prima del calo di metà mese. Un segnale che ha subito catturato l’attenzione degli addetti ai lavori. Tuttavia, se si guarda al dato espresso in dollari, la distanza dal picco resta evidente: mancano ancora quasi 250 milioni di dollari per raggiungere i valori massimi precedenti alla discesa.
Volumi in ripresa, ma la liquidità resta più bassa
I numeri non mentono. Dopo il crollo che aveva portato l’open interest di Chainlink sotto i 280 milioni di dollari (dato del 17 settembre, fonte Glassnode), ieri si è vista una risalita che ha superato i livelli delle settimane scorse. In termini di token bloccati nei contratti derivati, si è già tornati a numeri considerati “normali” dagli esperti. Ma il calo del prezzo del token LINK, sceso del 6% rispetto a inizio mese (dati CoinMarketCap), tiene basso il controvalore in dollari.
Un investitore milanese che segue da vicino il settore ci ha detto: “C’è voglia di rientrare, si vede dai volumi. Però la liquidità non è ancora quella dei giorni migliori. Molti preferiscono aspettare segnali più chiari sul prezzo”.
Chainlink sotto i riflettori dopo i minimi di metà mese
La dinamica dei derivati riflette un momento ancora incerto per Chainlink, noto per la sua funzione da “oracolo” tra blockchain e dati reali. Il token era sceso fino a 5,88 dollari il 18 settembre, minimo dal giugno 2025, scatenando una serie di liquidazioni sui mercati futures e options. “Molti avevano posizioni a leva troppo rischiose – ha spiegato un analista di CryptoCompare – Quando il prezzo è passato sotto quota 6 dollari, sono partite le margin call”.
Da lì è iniziata una fase interlocutoria. Gli investitori più aggressivi hanno sfruttato i prezzi bassi per aumentare l’esposizione sui futures in token, ma con la volatilità ancora alta i grandi fondi restano prudenti. Ecco perché l’open interest misurato in token è tornato su, mentre quello in dollari resta distante dai picchi.
Volatilità alta e strategie prudenti dei fondi
Il rapporto tra open interest e prezzi attuali racconta la cautela dei grandi investitori istituzionali. Negli ultimi giorni, secondo fonti del desk crypto di una banca svizzera, si sono visti movimenti sparsi: “Alcuni fondi sono tornati su Chainlink con strategie protettive, ma nessuno punta forte sul lato direzionale. Aspettano segnali macro dagli Stati Uniti prima di spingere sulla leva”.
A pesare c’è anche la volatilità generale del comparto, salita dopo le ultime mosse della Federal Reserve su tassi e inflazione. Il mondo delle criptovalute resta molto legato alle decisioni della banca centrale Usa: “Un ulteriore rialzo dei tassi renderebbe più costoso finanziare posizioni a leva”, ha spiegato una trader londinese contattata ieri pomeriggio.
Chainlink: fiducia stabile ma occhi puntati sui fondamentali
Secondo le stime uscite ieri da Messari Research, la capitalizzazione di mercato di Chainlink si aggira intorno ai 4 miliardi di dollari – circa il 2,5% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Segno che la fiducia nel progetto resta solida tra gli addetti ai lavori, anche se non si vede ancora uno slancio deciso. “L’interesse c’è – ha commentato un analista della piattaforma Kaiko – ma i grandi movimenti arrivano solo se cambia davvero qualcosa nei fondamentali”.
Insomma, la ripresa dell’open interest su Chainlink segna un primo passo dopo il clima di prudenza visto a metà settembre. Ma quella distanza dai livelli record in dollari – circa 250 milioni mancanti – racconta una storia fatta ancora di attesa e cautela. Nei prossimi giorni capiremo se questo ritorno d’interesse sui derivati sarà seguito da un recupero più consistente anche sul prezzo spot del token.