Casa Bianca valuta il ritiro del disegno di legge crypto dopo il no di Coinbase: a rischio DeFi, stablecoin e privacy

Salvatore Broggi

17 Gennaio 2026

Washington, 17 gennaio 2026 – La Casa Bianca sta valutando di ritirare il proprio appoggio al CLARITY Act, dopo che Coinbase ha bocciato la bozza approvata al Senato. La piattaforma ha sollevato preoccupazioni concrete per il settore DeFi, le stablecoin e la privacy degli utenti. Questo confronto, acceso da settimane nei palazzi del potere e tra i protagonisti della finanza digitale, potrebbe cambiare il futuro delle regole sulle criptovalute negli Stati Uniti.

Scontro tra istituzioni e industria: Coinbase alza la voce

Fonti interne alla Casa Bianca – che hanno chiesto di restare anonime per la delicatezza della questione – confermano che nelle ultime 48 ore i consiglieri per la sicurezza economica hanno spinto per rivedere la posizione federale. Tutto nasce dalle forti critiche arrivate da Coinbase, principale piattaforma americana di scambio crypto. L’azienda, guidata da Brian Armstrong, ha segnalato alle commissioni parlamentari la propria contrarietà su diversi punti del testo. Un portavoce ha spiegato che “così com’è, il progetto mette a rischio la finanza decentralizzata, frena l’innovazione sulle stablecoin e mette in pericolo la privacy dei cittadini”.

A preoccupare soprattutto sono le nuove norme che richiedono controlli e tracciamenti sulle transazioni in blockchain pubbliche. Secondo i legali di Coinbase, queste regole risultano “praticamente impossibili da applicare” per molte piattaforme DeFi, che si basano su smart contract anziché su operatori centrali. Armstrong lo aveva già detto durante un’audizione pochi giorni fa: “Serve una regolamentazione chiara, non norme che rischiano di soffocare uno dei pochi settori in crescita”.

Il CLARITY Act sotto la lente: nodi politici e tecnici

La bozza del CLARITY Act è passata al Senato lo scorso 12 gennaio con una maggioranza stretta (52 sì e 48 no), dopo mesi di trattative tra Democratici e Repubblicani. L’obiettivo è aumentare la trasparenza sulle operazioni in criptovalute, imponendo obblighi anche a portafogli privati e piattaforme decentralizzate. Ed è proprio qui che si concentra la disputa: si cerca di mettere l’intero mondo crypto sotto regole più dure su antiriciclaggio e tasse.

Il Dipartimento del Tesoro aveva sostenuto questa versione, definendola necessaria per fermare “un rischio crescente” legato alle monete digitali fuori controllo. Ma dopo il no netto di Coinbase – seguito anche da altri big come Kraken e Gemini – dentro l’amministrazione Biden si sarebbe aperta una frattura.

Privacy e innovazione a rischio

Sul fronte tecnico, le nuove regole potrebbero mettere in crisi l’architettura stessa delle app DeFi, che si basano sull’anonimato degli indirizzi crittografici e sull’assenza di intermediari tradizionali. La Electronic Frontier Foundation ha lanciato l’allarme: “Questi obblighi violano diritti costituzionali sulla privacy e potrebbero spingere gli sviluppatori a lasciare gli Stati Uniti”, ha detto Cindy Cohn, direttrice dell’associazione.

Non meno importante è il tema delle stablecoin — quei token ancorati al valore del dollaro o altre valute fiat. Il CLARITY Act introduce nuovi requisiti patrimoniali per chi li emette, oltre a controlli più severi sui possessori. “Così rischiamo solo di favorire attori meno trasparenti all’estero”, ha avvertito Alex Mashinsky, fondatore di Celsius Network.

Dietrofront possibile: scenari in evoluzione

L’ipotesi che la Casa Bianca ritiri il sostegno al provvedimento – mai confermata ufficialmente – sta diventando concreta nelle ultime ore. I consiglieri economici stanno preparando una relazione aggiornata, attesa dal presidente entro fine settimana. Se arriverà lo stop, il testo tornerà alle commissioni parlamentari per essere rivisto a fondo, probabilmente con nuove consultazioni tra industria e legislatori.

“Bisogna ascoltare le voci dell’innovazione senza ignorare i rischi reali”, ha confidato un funzionario del Dipartimento del Commercio nel pomeriggio. Solo allora si potrà capire se si troverà un equilibrio tra controllo e libertà tecnologica.

Per ora, nei corridoi della West Wing regna prudenza. La partita sulle regole della finanza digitale americana è ancora aperta — con un finale tutto da scrivere.

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