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Bitcoin crolla sotto i 90mila $: lo scontro Trump-UE sulla Groenlandia fa tremare il mercato criptovalute

Corrado Pedemonti by Corrado Pedemonti
22 Gennaio 2026
in Crypto

New York, 22 gennaio 2026 – Il mercato delle criptovalute ha iniziato la terza settimana di gennaio con un tonfo pesante, spazzando via le ultime speranze di una partenza tranquilla per il nuovo anno. Dalle grandi piattaforme digitali ai piccoli investitori in Europa e Asia, tutti hanno visto in poche ore crollare i valori di Bitcoin, Ethereum e degli altri token principali. A far scattare la vendita massiccia, secondo analisti e fonti finanziarie interpellate da alanews.it, sono state le nuove parole del presidente americano Donald Trump, che lunedì notte ha rilanciato la minaccia di “imporre ulteriori dazi” contro diversi Paesi considerati “non collaborativi” sul fronte commerciale.

Il crollo scatenato dalle minacce di Trump

Una storia già vista negli ultimi mesi, ma stavolta il colpo è arrivato più forte e veloce sulle valute digitali. I dati raccolti tra Wall Street e le principali piazze asiatiche, come Hong Kong e Singapore, mostrano cali medi sopra il 9% per Bitcoin in appena ventiquattro ore. Peggio ancora per Ethereum (-12%) e per le cosiddette altcoin. Lunedì sera Coinbase ha registrato un picco di vendite intorno alle 22 ora italiana. “Gli investitori sono presi dal panico per l’incertezza geopolitica: i toni duri della Casa Bianca spingono a una fuga dal rischio”, ha detto Joshua Lee, analista di Nomura Research.

Non sono solo parole. Bloomberg riferisce che nella notte tra domenica e lunedì sono circolate bozze interne alla Casa Bianca con proposte per alzare le tariffe su prodotti cinesi ed europei. Una mossa che potrebbe riaccendere le tensioni commerciali tra Usa e Cina. Non è un caso che, storicamente, le criptovalute reagiscano con forti oscillazioni alle mosse di Washington, soprattutto in momenti di crisi globale.

Trader in allarme e onde d’urto globali

La reazione sui social è stata immediata. Nei gruppi Telegram e su X (ex Twitter) dedicati al trading sono comparsi migliaia di messaggi preoccupati in pochi minuti. “Gli ordini d’acquisto sono spariti nel giro di dieci minuti”, ha raccontato un broker londinese che ha chiesto l’anonimato. Su “CryptoTalk Italia”, uno dei forum più seguiti nel nostro Paese, molti utenti hanno denunciato problemi nel prelievo dei propri asset proprio nel momento di maggiore turbolenza.

L’effetto si è fatto sentire anche sui derivati: i futures su Bitcoin a Chicago (CME) hanno perso il 15% rispetto ai massimi della settimana precedente. A Shanghai e Tokyo le società fintech legate alle cripto hanno visto scendere le loro azioni oltre il 7%. Solo alcune stablecoin ancorate al dollaro, come USDT e USDC, hanno resistito mantenendo una certa stabilità.

Perché il mercato resta fragile

Secondo gli esperti contattati da alanews.it, a pesare sul mercato c’è anche l’assenza di segnali chiari dalla Federal Reserve riguardo a possibili tagli dei tassi nel 2026. “Gli investitori in digitale stanno aspettando; ma ogni scossa geopolitica rischia di far partire vendite massive”, commenta Sofia Galli, strategist di Intesa Sanpaolo Digital Investments.

In Europa invece la Banca centrale si limita a dire che “seguirà con attenzione gli sviluppi della crisi commerciale”. Un portavoce della BCE, contattato via mail, ha sottolineato che al momento “non sono previste misure straordinarie specifiche per le valute virtuali”.

Uno sguardo alle prossime mosse

In Italia la situazione resta delicata tra gli operatori. Paolo Moretti, consulente finanziario milanese, spiega: “Chi sperava in un gennaio calmo si è dovuto ricredere. Molti stanno tagliando l’esposizione su asset rischiosi finché non si capirà meglio cosa farà Washington”. Alcuni exchange italiani come The Rock Trading e Young Platform hanno confermato un aumento dei volumi nelle vendite.

A metà giornata di martedì 22 gennaio il Bitcoin si aggirava intorno ai 31.200 dollari, lontano dai picchi toccati a fine 2025. Nessuna previsione ufficiale per le settimane a venire; ma in molti tra gli operatori pensano che “la volatilità resterà alta finché non arriveranno segnali più chiari da Washington”.

Nel frattempo la Casa Bianca non ha risposto alle richieste dei giornalisti sulla tempistica dei nuovi dazi attesi. L’impressione sui mercati è quella di prudenza diffusa: molti trader sono pronti a cambiare rotta da un momento all’altro. Solo allora si capirà se il 2026 riuscirà a dare una tregua alla tempesta sulle criptovalute.

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