Milano, 12 marzo 2026 – Dopo un lungo sprint, il rally di Bitcoin si è fermato stamattina: la criptovaluta più seguita ha perso terreno scendendo a 69.393 dollari, con un calo dello 0,8% nelle ultime 24 ore e una flessione del 4,3% nell’ultima settimana. Il tonfo, dicono gli esperti sentiti tra Londra e Milano, arriva a poche ore dagli attacchi a due petroliere nelle acque irachene, un evento che ha acceso nuove preoccupazioni sul rischio legato agli asset digitali.
Bitcoin rallenta dopo le tensioni in Medio Oriente
Nelle ultime 36 ore, il rally di Bitcoin aveva fatto parlare parecchio investitori grandi e piccoli. Ma con le prime luci del mattino – secondo i dati di CoinMarketCap delle 7.30 italiane – il prezzo ha cominciato a scendere, trascinando con sé anche altre criptovalute come Ethereum e Solana. “Il nervosismo è palpabile”, spiega Giulia Mazzoni, analista di CryptoLab. “Dopo gli attacchi in Iraq, i fondi più importanti stanno smobilitando gli investimenti più rischiosi”.
Solo ieri mattina si respirava aria diversa: forte entusiasmo per l’annuncio di nuovi ETF negli Stati Uniti e voci su un possibile taglio dei tassi americani. Ma poi tutto è cambiato in poche ore. “Il mercato cripto resta molto sensibile alle tensioni geopolitiche”, racconta un trader di Zurigo contattato poco prima delle nove.
Effetto domino sulle altre criptovalute
La frenata di Bitcoin ha trascinato giù anche altre monete digitali. Durante la notte, Ethereum ha perso più del 2%, scendendo sotto i 3.800 dollari, mentre Solana ha registrato una flessione superiore al 3%. Gli operatori parlano di una volatilità diffusa, specie tra le cosiddette “altcoin” — le valute alternative al Bitcoin — che spesso amplificano i movimenti del mercato.
Le prime analisi di Glassnode – società esperta in dati blockchain – indicano vendite pesanti da parte di portafogli istituzionali tra le 4 e le 5 del mattino in Italia. “Sono uscite rapide, fatte per mettere al sicuro i profitti guadagnati durante il rally”, spiegano dall’ufficio studi.
Nel frattempo la capitalizzazione totale del mercato cripto è scesa sotto i 2.400 miliardi di dollari, un livello che non si vedeva da oltre due settimane. Un segnale che ha creato dubbi anche tra i piccoli investitori: “Ci aspettavamo una correzione, ma non così brusca”, ammette Alberto Lupi, trader attivo a Milano.
I mercati tradizionali e il legame con il petrolio
I mercati azionari europei hanno aperto con prudenza. A Piazza Affari le banche hanno tenuto botta mentre alcuni titoli energetici hanno registrato piccoli rialzi. Intanto il prezzo del petrolio Brent ha superato gli 84 dollari al barile, spinto proprio dalle tensioni generate dagli attacchi alle petroliere nel Golfo Persico.
Fonti dell’Energy Information Administration (EIA) americana segnalano che la situazione resta delicata: “Ogni escalation potrebbe influenzare rotte energetiche e flussi finanziari globali”, si legge in una nota diffusa stanotte. Un operatore romano che segue sia materie prime sia criptovalute osserva: “Quando aumentano le tensioni nel mercato dell’energia, spesso i capitali escono dagli asset più volatili come Bitcoin”.
È chiaro allora come le criptovalute non siano più un mondo a parte rispetto all’economia globale: diventano invece specchio nervoso delle stesse tensioni geopolitiche.
Che succederà nei prossimi giorni?
Per ora è difficile prevedere dove andranno i prezzi. “Sarà importante capire come si muoveranno i grandi investitori istituzionali”, sottolinea Mazzoni. Qualcuno ipotizza un ritorno agli acquisti se la situazione in Medio Oriente dovesse calmarsi presto; altri temono invece un lungo periodo di stallo.
Intanto si guarda con attenzione alle mosse della Federal Reserve statunitense: una riduzione dei tassi — scenario che circolava ieri sera nei forum finanziari — potrebbe ridare fiato agli investimenti rischiosi e riportare liquidità su Bitcoin e sulle altre cripto.
Nel frattempo, piccoli risparmiatori e trader navigano a vista. “Serve pazienza”, conclude Lupi senza drammi ma con realismo: il mercato delle criptovalute – oggi più che mai – dipende da variabili difficili da interpretare fino in fondo.
