Milano, 22 gennaio 2026 – Il mondo delle criptovalute è stato scosso ieri da una notizia che ha messo in allarme addetti ai lavori e piattaforme internazionali. Secondo alcuni esperti di sicurezza informatica, la previsione di vent’anni prima dell’arrivo di computer quantistici in grado di mettere a rischio Bitcoin è già superata. In un attimo, il pericolo di furto per milioni di asset digitali è diventato reale e concreto. Le ultime analisi indicano che circa il 25% del totale di Bitcoin esistenti (circa 4,7 milioni di BTC) si trova su indirizzi che ora appaiono vulnerabili. Le principali società di cybersecurity lanciano un allarme: serve spostare quei fondi su wallet più sicuri, e in fretta.
Criptovalute e computer quantistici: la minaccia si fa più vicina
Da anni, la comunità blockchain si chiedeva che effetto avrebbe potuto avere la futura computazione quantistica sulla sicurezza dei protocolli crittografici usati da Bitcoin e altre criptovalute. Fino a poco tempo fa, gli esperti parlavano di almeno dieci o vent’anni prima che macchine abbastanza potenti potessero mettere davvero in discussione la solidità degli indirizzi basati su chiavi pubbliche.
Ma la situazione è cambiata in fretta. Nelle ultime settimane, laboratori e startup tra Stati Uniti ed Europa hanno diffuso report interni e preprint accademici – tra cui quelli pubblicati su “Quantum” – dove si parla di prototipi avanzati capaci, almeno sulla carta, di affrontare alcuni degli algoritmi chiave. Nessuna conferma ufficiale: “Ci sono passi avanti importanti, ma i dettagli restano coperti da accordi di riservatezza e segreti militari”, racconta un ricercatore italiano del Politecnico di Milano. Intanto, la preoccupazione cresce tra gli operatori.
Il rischio concreto per chi possiede Bitcoin
Il nodo sta negli indirizzi che hanno già mostrato la loro chiave pubblica tramite una transazione passata: sono questi i wallet “a rischio” se un computer quantistico riuscisse a calcolare rapidamente la chiave privata corrispondente. I numeri non mentono: circa un quarto del totale dei Bitcoin – intorno ai 4,7 milioni di BTC – è ancora conservato su questi indirizzi vulnerabili, secondo uno studio recente firmato Chainalysis.
“La cosa fondamentale è muoversi subito: i fondi vanno spostati su nuovi indirizzi dove le chiavi non sono mai state esposte”, spiega Francesco Pinna, esperto di sicurezza digitale in una nota società europea. Pinna aggiunge che per i piccoli investitori o chi ha Bitcoin per uso personale la procedura non è complicata, ma serve attenzione: “Basta creare un nuovo wallet e trasferirci dentro gli asset”.
Sviluppatori divisi: aggiornare o aspettare?
Le reazioni nella comunità sono diverse. Alcuni sviluppatori Bitcoin come l’australiano Craig Wright e Andreas Antonopoulos – anche se in momenti separati – invitano alla calma e a seguire con attenzione l’evolversi della tecnologia quantistica. Altri invece spingono per aggiornamenti rapidi al protocollo stesso: un hard fork “difensivo” per introdurre algoritmi resistenti agli attacchi dei supercomputer.
“Non abbiamo prove che oggi esistano computer quantistici capaci di violare concretamente gli indirizzi attuali”, ha scritto ieri Adam Back, CEO di Blockstream, sul suo blog. “Ma il rischio non può più essere sottovalutato”. Nei forum specializzati come Bitcointalk circolano voci su movimenti sospetti e tentativi di frontrunning; nelle ultime 24 ore sono state registrate alcune attività anomale sulla blockchain.
Mercati sotto pressione: volatilità e paura
La risposta dei mercati non si è fatta attendere. Il prezzo del Bitcoin ha perso il 6% tra ieri sera e questa mattina sulle principali piattaforme – Bitstamp ha toccato quota 36.800 dollari alle 10:35 ora italiana – in un clima visibilmente teso. Gli analisti della banca svizzera Julius Baer invitano alla prudenza: “Ogni accelerazione nell’arrivo della computazione quantistica mette sotto pressione non solo le criptovalute ma anche le infrastrutture bancarie tradizionali”.
Un trader incontrato all’alba davanti alla Borsa di Milano ha confessato: “Ho spostato tutto su cold wallet nuovi prima dell’apertura dei mercati europei. L’atmosfera era diversa già da ieri sera”.
Cosa ci aspetta: soluzioni tecniche e rischi sul tavolo
Le soluzioni ci sono, ma il tempo stringe. Tra le opzioni sul tavolo c’è la creazione di nuovi indirizzi “quantum resistant”, l’uso di firme digitali basate su algoritmi alternativi (come quelli lattice-based o hash-based), oltre a campagne informative rivolte soprattutto ai piccoli investitori. Nessuno sa quanto ci vorrà: fonti interne alle principali piattaforme dicono che serviranno mesi almeno per una transizione efficace e coordinata a livello globale.
Nel frattempo resta il problema dei Bitcoin persi o bloccati da anni su indirizzi inattivi: “Quei fondi potrebbero essere i più a rischio, ma non sappiamo nemmeno se le chiavi private siano ancora nelle mani dei proprietari originari”, aggiunge Pinna. Per molti osservatori questa partita è appena cominciata.
