Milano, 27 gennaio 2026 – Succede spesso all’improvviso: una folla di risparmiatori si presenta agli sportelli di una banca, decisa a ritirare i propri soldi. Il motivo? Il timore che l’istituto non sia più in grado di restituirli. Questo fenomeno si chiama bank run. Basta una voce, un tweet o una notizia male interpretata per far crollare la fiducia. E in un attimo, il sistema si blocca. È un meccanismo che la storia finanziaria conosce bene e che oggi torna sotto i riflettori anche nel mondo delle criptovalute, dove tutto si muove ancora più veloce e la fiducia è ancora più fragile.
Come scatta la corsa agli sportelli
Per capire cos’è una bank run bisogna partire dal cuore del lavoro delle banche: raccolgono i soldi dei clienti e li usano per prestiti e investimenti. Solo una piccola parte dei depositi resta disponibile subito, grazie al cosiddetto meccanismo della riserva frazionaria. Se però molti correntisti vogliono prelevare contemporaneamente, la banca rischia di non farcela a soddisfare tutte le richieste. Da qui scatta il panico, con il tam-tam che si alimenta da solo. Non conta quanto l’istituto sia solido: se parte la corsa agli sportelli, nessuno regge a lungo.
Andrea Resti, docente di finanza all’Università Bocconi, lo spiega così: “La fiducia è tutto. Quando manca, nessuna misura tecnica basta”. È una lezione che la storia ripete spesso: dal fallimento della Banca dei fratelli Medici nel Quattrocento alla crisi della Northern Rock nel 2007 in Gran Bretagna. Episodi che mostrano quanto sia sottile l’equilibrio su cui si regge il credito.
Perché scoppia una bank run
Le cause dietro a una bank run possono essere tante. A volte basta un pettegolezzo su presunte perdite o problemi patrimoniali della banca. Altre volte è un bilancio deludente o un default su obbligazioni corporate a mettere in allarme. Ci sono poi fattori esterni come crolli in borsa, crisi valutarie o tensioni geopolitiche.
Un elemento chiave è però sempre l’effetto psicologico. Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, lo mette in chiaro: “Scatta un meccanismo di imitazione: vedi altre persone fare la fila allo sportello e pensi che ci sia qualcosa di grave. Così ti metti in coda anche tu”. Un paradosso evidente: è la paura stessa a generare la crisi.
I pericoli per il sistema finanziario
Una bank run non mette a rischio solo la banca coinvolta. Può contagiare l’intero sistema finanziario. Se cade una banca grande o sistemica, la sfiducia si diffonde rapidamente verso altre realtà considerate fragili. Ne pagano le conseguenze anche i mercati azionari e obbligazionari, con effetti diretti su imprese e famiglie che nulla avevano a che fare con la crisi iniziale.
In questi casi l’intervento dello Stato diventa fondamentale. In Italia esistono garanzie pubbliche sui depositi fino a 100mila euro per persona e banca; le banche centrali possono fornire liquidità extra; talvolta si arriva anche ai salvataggi pubblici per spezzare questa spirale negativa.
Bank run e criptovalute: un altro scenario
Negli ultimi anni il concetto di bank run ha preso piede anche nel mondo delle criptovalute, ma qui tutto succede in tempi ancora più rapidi. Niente code agli sportelli: basta un click sul pulsante “withdraw” per far partire una fuga massiccia di capitali. Il caso più noto è quello di FTX: a novembre 2022 migliaia di utenti hanno cercato di ritirare i fondi dopo dubbi sulla solvibilità dell’exchange. In appena 48 ore sono stati richiesti prelievi per oltre 6 miliardi di dollari, secondo CoinDesk; le riserve sono saltate e FTX ha chiuso in bancarotta.
Anche piattaforme più piccole hanno subito pressioni simili dopo fughe improvvise di capitali. Qui però manca ogni rete di protezione come fondi interbancari o interventi pubblici: chi perde i soldi spesso non ha alcun rimedio.
Le lezioni dalle crisi passate
Guardando al passato – dal caso Northern Rock al crac della Silicon Valley Bank nel 2023 – emerge un messaggio chiaro: trasparenza e comunicazione sono fondamentali. I regolatori spingono perché le banche abbiano riserve adeguate e sistemi veloci per reagire alle emergenze.
Il rischio zero non esiste mai davvero. La tecnologia accelera tutto ma non cancella quella componente psicologica collettiva su cui poggiano i mercati finanziari. Come ricordano gli esperti: “La fiducia si costruisce negli anni ma può andare via in un giorno”. Solo allora capiamo quanto siano fragili le fondamenta dell’economia moderna.
