Roma, 18 gennaio 2026 – L’Agenzia delle Entrate ha acceso i riflettori sulle criptovalute, avviando in queste settimane una serie di accertamenti fiscali che stanno coinvolgendo tanti contribuenti sparsi in tutta Italia. I controlli, partiti tra la fine del 2025 e l’inizio del nuovo anno, puntano soprattutto a chi ha fatto movimenti importanti sulle piattaforme di exchange o possiede wallet digitali con cifre rilevanti. Anche chi si è sempre mostrato attento alle norme fiscali si è trovato all’improvviso a ricevere comunicazioni ufficiali: lettere, richieste di chiarimenti, inviti a inviare documentazione. Il timore di sbagliare, o peggio di incappare in sanzioni, è palpabile soprattutto tra chi si è avvicinato solo negli ultimi anni al mondo delle criptovalute.
Che cosa significa ricevere un accertamento fiscale sulle crypto
Ricevere una notifica dall’Agenzia delle Entrate per possibili irregolarità sui movimenti crypto non è mai una cosa da sottovalutare. Il primo passo è capire cosa comporta davvero questo tipo di accertamento. Fonti interne all’Agenzia spiegano che i controlli servono a verificare che sia stata fatta la dichiarazione corretta sul possesso e sugli spostamenti delle cripto-attività.
Negli ultimi mesi la legge italiana è cambiata: dal 2023 è obbligatorio indicare nel quadro RW del modello Redditi tutte le attività finanziarie detenute all’estero, criptovalute comprese.
«Spesso si pensa che basti tenere i fondi su piattaforme italiane o che le criptovalute siano impossibili da tracciare», dice il commercialista Riccardo Sarti, che segue vari casi nella Capitale. In realtà l’Agenzia incrocia dati provenienti dagli exchange – anche esteri –, dalle banche e da altri intermediari finanziari per ricostruire la posizione fiscale dei contribuenti.
Le richieste dell’Agenzia: quali documenti servono
Nelle lettere inviate ai contribuenti l’Agenzia delle Entrate chiede informazioni precise: estratti conto degli exchange, movimenti dei wallet digitali, ricevute dei bonifici verso e da piattaforme crypto. A volte viene chiesto anche un chiarimento scritto sulle operazioni più consistenti o su eventuali omissioni nelle dichiarazioni degli anni passati.
Il controllo può tornare indietro fino a cinque anni, come previsto dalla legge, quindi chi ha investito in criptovalute dal 2021 in poi deve essere pronto a ricostruire tutte le operazioni fatte. «Non si devono assolutamente ignorare queste richieste», avverte Sarti. «Meglio affrontarle subito e con il supporto di un professionista».
Chi non risponde rischia multe pesanti: dal 3% al 15% delle somme non dichiarate se detenute in Italia; dal 6% al 30% se fuori dai confini nazionali. Se i movimenti sono molto ingenti – si parla di centinaia di migliaia di euro – la sanzione può superare anche i 10 mila euro.
Dopo la notifica: cosa fare secondo gli esperti
Appena arriva una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate su possibili irregolarità legate alle criptovalute, il consiglio principale è verificare con calma tutti i documenti a disposizione: estratti conto dei wallet, transazioni registrate sulla blockchain, ricevute bancarie. Ogni dettaglio può essere utile per dimostrare che tutto è stato fatto nel modo giusto.
Se si teme qualche errore passato, esiste lo strumento del ravvedimento operoso: permette di correggere spontaneamente le violazioni pagando sanzioni ridotte e gli interessi dovuti.
Gli specialisti raccomandano di evitare il fai-da-te. Il mondo fiscale legato alle crypto cambia spesso e può essere complicato; farsi assistere da un esperto può fare davvero la differenza ed evitare rischi inutili.
Cosa ci aspetta: uno sguardo al futuro
Questa stretta sugli accertamenti fiscali sulle criptovalute riflette come l’interesse delle autorità su questo settore sia diventato molto alto, soprattutto rispetto a qualche anno fa quando sembrava ancora un fenomeno marginale. Oggi l’Italia segue la linea dei principali Paesi europei chiedendo trasparenza e tracciabilità sugli asset digitali.
Gli addetti ai lavori – consulenti fiscali e avvocati tributaristi – prevedono un aumento degli accertamenti nei prossimi mesi, anche grazie alla collaborazione più stretta tra autorità italiane ed estere.
Nel frattempo vale sempre il consiglio migliore: tenere in ordine tutti i documenti digitali, controllare spesso le comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate, evitare scorciatoie o dichiarazioni incomplete. Chi ha già ricevuto una lettera può sentirsi spaesato o preoccupato ma con trasparenza e attenzione c’è ancora modo di risolvere tutto senza troppi problemi. Come racconta una contribuente romana incontrata ieri davanti agli uffici di via Cristoforo Colombo: «Pensavo fosse tutto più complicato, invece basta farsi aiutare da chi ne sa e alla fine si sistema».
