WhatsApp, svolta sui chatbot AI: in Italia arrivano le risposte a pagamento

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Alessandro Bolzani

29 Gennaio 2026

Meta rivede la propria strategia sui chatbot basati su intelligenza artificiale all’interno di WhatsApp e, almeno nel caso italiano, passa da una linea di chiusura netta a un sistema di monetizzazione. Dopo aver introdotto a metà gennaio una policy che di fatto bloccava i bot di terze parti, l’azienda ha annunciato che inizierà a far pagare agli sviluppatori ogni risposta generata dall’AI. Una svolta che arriva anche come conseguenza delle pressioni regolatorie: a dicembre l’Autorità garante della concorrenza aveva infatti chiesto di sospendere il divieto in Italia, spingendo Meta a prevedere un’eccezione accompagnata da un nuovo listino.

Quanto costano le risposte generate dall’AI su WhatsApp?

Dal 16 febbraio entrerà in vigore una tariffa specifica per le risposte non basate su template, ovvero quelle prodotte dinamicamente dai chatbot AI. Ogni messaggio costerà 0,0691 dollari, pari a circa 0,0572 euro. Si tratta di un importo che, preso singolarmente, può sembrare limitato, ma che rischia di incidere in modo rilevante sui costi complessivi per chi gestisce chatbot con volumi elevati di interazioni quotidiane.

Dalla riapertura ai chatbot alla monetizzazione

All’inizio del mese Meta aveva già informato gli sviluppatori di una deroga per i numeri di telefono italiani, consentendo il ritorno operativo dei chatbot AI su WhatsApp nel nostro Paese. In quella comunicazione, però, non era stato fatto alcun accenno a un modello a pagamento. Ora la scelta è diventata esplicita e segna un cambio di passo rispetto alla fase iniziale, in cui l’eccezione appariva come una semplice risposta alle richieste delle autorità.

Le differenze con i messaggi template delle Business API

WhatsApp applica da tempo tariffe alle aziende che utilizzano le Business API per l’invio di messaggi predefiniti, i cosiddetti template, impiegati per finalità come marketing, notifiche di servizio o procedure di autenticazione. È attraverso questo canale che arrivano, ad esempio, avvisi di pagamento o aggiornamenti sulle spedizioni. La novità riguarda invece le risposte generate in tempo reale dai chatbot AI: non messaggi standardizzati, ma vere e proprie conversazioni automatizzate, che ora diventano soggette a pagamento.

La posizione ufficiale di Meta

Un portavoce della società ha chiarito che “nei contesti in cui siamo legalmente obbligati a fornire chatbot AI tramite le WhatsApp Business API, stiamo introducendo una tariffazione per le aziende che scelgono di utilizzare la nostra piattaforma per offrire questi servizi”. Una dichiarazione che lascia intendere come il modello adottato in Italia possa diventare un precedente anche per altri Paesi, qualora le autorità imponessero aperture simili a quelle richieste dall’Antitrust italiano.

Le verifiche delle autorità e il caso Brasile

La stretta sui bot di terze parti era stata annunciata per la prima volta a ottobre, con Meta che aveva giustificato la decisione sostenendo che i propri sistemi non fossero progettati per sostenere il traffico generato dai chatbot AI. Da allora, diverse giurisdizioni, tra cui Unione Europea, Italia e Brasile, hanno avviato accertamenti per valutare possibili effetti anticoncorrenziali. In Brasile l’autorità di controllo aveva inizialmente imposto una sospensione della policy, ma la scorsa settimana un tribunale si è espresso a favore di Meta, annullando il blocco preliminare. Dopo quella decisione, l’azienda ha chiesto agli sviluppatori di non rendere disponibili i chatbot agli utenti brasiliani.

Gli effetti per sviluppatori e utenti di WhatsApp

Con l’entrata in vigore delle nuove regole, gli sviluppatori che non possono più operare liberamente su WhatsApp sono costretti a inviare messaggi predefiniti per indirizzare gli utenti verso siti web o applicazioni esterne. Già lo scorso anno fornitori come OpenAI, Perplexity e Microsoft avevano avvisato che i loro bot su WhatsApp avrebbero cessato di funzionare dopo il 15 gennaio, invitando gli utenti a spostarsi su altre piattaforme. Il modello a pagamento introdotto da Meta in Italia potrebbe ora ridefinire gli equilibri tra accesso, costi e diffusione dei chatbot AI all’interno dell’ecosistema WhatsApp.

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