Milano, 13 gennaio 2026 – VanEck, una delle realtà più importanti nella gestione patrimoniale con un occhio di riguardo anche al mondo delle criptovalute, ha pubblicato nelle ultime ore un report che disegna un primo trimestre 2026 all’insegna del “risk-on”, spinto soprattutto da una maggiore chiarezza sul fronte fiscale a livello globale. Un cambio di passo dopo un 2025 tutto fuorché scontato: il tradizionale ciclo quadriennale di Bitcoin è stato rotto, aprendo nuovi scenari per gli investitori e complicando la lettura a breve termine degli asset digitali.
VanEck: più chiarezza fiscale, più voglia di rischiare
Nel report diffuso stamattina dalla sede europea di VanEck, si sottolinea come il rinnovato “appetito per il rischio” nei primi mesi dell’anno sia legato all’introduzione di regole più chiare e coordinate per la tassazione dei crypto asset. “L’incertezza normativa aveva frenato i flussi nella seconda metà del 2025. Ora, con i nuovi parametri fiscali in Europa e negli Stati Uniti, stiamo vedendo un ritorno d’interesse da parte degli investitori istituzionali”, ha spiegato via mail a alanews.it il responsabile macro di VanEck Europa, Robert Köhler.
Le nuove regole entrate in vigore tra fine dicembre e inizio gennaio – frutto delle decisioni della Commissione UE e del Dipartimento del Tesoro USA – stabiliscono come dichiarare e tassare i profitti sulle valute digitali. Un passo importante che, secondo alcuni trader sentiti nelle sale di Borsa Italiana a Milano, ha smorzato la paura di controlli retroattivi e fatto crescere l’interesse per il mercato.
Bitcoin: il ciclo storico si rompe nel 2025
Il 2025 passerà agli annali come l’anno in cui il classico ciclo quadriennale di Bitcoin si è incrinato. Fino a poco tempo fa, i movimenti della criptovaluta numero uno erano ben prevedibili grazie al meccanismo dell’halving – quel taglio a metà delle ricompense per i miner che scandisce le fasi rialziste e di consolidamento.
“Questa volta non è andata così,” racconta Köhler. I dati raccolti da Coin Metrics mostrano che nella seconda parte del 2025 la volatilità è aumentata in modo anomalo, senza seguire il copione abituale. Ad aprile, pochi giorni dopo l’ultimo halving, Bitcoin ha perso il 14% in due giorni senza poi riprendersi come accadeva in passato. Per molti analisti la spiegazione sta nella crescita delle alternative decentralizzate e nella pressione regolatoria su piattaforme centralizzate.
Mercati in stand-by: mancano punti fermi
La rottura del ciclo ha messo gli operatori in difficoltà. Nel report VanEck si legge chiaramente: “Gli investitori non hanno più punti di riferimento solidi”. La prudenza è cresciuta anche sui desk delle grandi banche d’affari – da Goldman Sachs a BNP Paribas – non solo per Bitcoin ma anche per l’andamento dei principali indici crypto. “Siamo in una fase interlocutoria,” confida un gestore italiano specializzato in digital asset. “La liquidità istituzionale ora si distribuisce su molti più asset rispetto al passato.”
I numeri confermano questa tendenza: secondo CryptoCompare, tra settembre e dicembre 2025 il volume degli scambi spot su Bitcoin è sceso del 12%, mentre Ether e Solana hanno preso quota. Segno evidente che “il mercato cerca nuovi protagonisti,” come dicono gli addetti ai lavori.
Futuro incerto: sarà un nuovo ciclo o solo tanta volatilità?
Guardando avanti, VanEck invita alla cautela: “La maggiore chiarezza fiscale dovrebbe portare nuovi capitali, ma resta da capire se questa voglia di rischio si tradurrà davvero in un nuovo trend positivo o se vedremo ancora molta volatilità.” Tra i grandi gestori milanesi c’è chi già ha aumentato l’esposizione su strumenti regolamentati legati alle criptovalute – soprattutto ETF quotati a Francoforte e New York – puntando su una crescita dei volumi nei prossimi mesi.
Però nessuno ha certezze. Chi sperava nel classico rally post-halving ora gioca sul sicuro. Il mercato, spiegano fonti riservate, potrebbe aver lasciato alle spalle la stagionalità degli ultimi dieci anni. In questo scenario così fluido ogni passo viene valutato con attenzione: l’unica vera guida resterà la capacità degli Stati di mantenere regole chiare e stabili.
Nel frattempo il mondo crypto resta sospeso tra le lezioni del passato recente e la ricerca disperata di nuove regole per orientarsi. Come dice un vecchio adagio tra i trader: “Questa volta è diverso? Forse sì, forse no.” Solo le prossime settimane daranno risposte più precise sul prossimo trimestre.
