Trova Subito il Bagno Più Vicino: La Nuova App Salvavita per le Urgenze Fuori Casa

Giulio Righi

22 Dicembre 2025

Roma, 22 dicembre 2025 – Un pomeriggio di fine dicembre, al Pigneto, si è trasformato in una piccola odissea urbana per un bisogno semplice ma urgente. Una storia che molti vivono ogni giorno nelle grandi città italiane, soprattutto quando le strade si riempiono a ridosso delle feste e trovare un bagno diventa quasi una caccia al tesoro.

Bagni pubblici introvabili: la città si stringe attorno a un problema vecchio

Tutto è cominciato poco dopo le 16, quando – uscito per qualche commissione e senza conoscere bene il quartiere – la necessità di un bagno pubblico si è fatta urgente. I bar di via del Pigneto erano già pieni per la merenda. Alcuni mostravano il cartello “servizi solo per i clienti”, altri non sembravano troppo propensi a far entrare chi chiedeva solo il bagno. Guardandosi intorno, nessun segnale chiaro indicava servizi pubblici. Un uomo sulla cinquantina, in fila davanti a una panetteria, ha detto piano: “Qui vicino non ce n’è. Forse devi tornare verso la metro”.

Non è un caso isolato. Una recente ricerca di Cittadinanzattiva mostra che nelle grandi città italiane – Roma compresa – i bagni pubblici sono meno di uno ogni 10mila abitanti. È facile capire perché, quando serve, sia così difficile trovarli.

I locali tra cortesia e diffidenza: una porta spesso chiusa

Tra bar e negozi si raccolgono storie e consigli. “Qui chiedono spesso”, confida la titolare di una piccola libreria vicino al tram. “Alcuni si vergognano a domandare, altri entrano decisi e chiedono subito dov’è il bagno”. Quando non ci sono alternative pubbliche, i negozi diventano quasi l’unica soluzione, anche se non tutti vogliono aprire gratis le porte. Un barista racconta: “Ci chiedono di tutto, anche solo un bagno. Ma dobbiamo stare attenti per motivi di sicurezza e pulizia”. Solo con un caffè veloce si riesce spesso ad avere il permesso.

Intanto il tempo scorre e l’urgenza cresce. Si guarda con attenzione chi passa: qualcuno sembra conoscere bene il quartiere, ma quasi nessuno si ferma o sa dare indicazioni precise.

Roma alle prese con pochi bagni e scarsa segnaletica

Roma non è nuova a questo problema. I dati del Comune aggiornati a settembre 2025 parlano chiaro: le strutture pubbliche aperte sono poco più di 150, sparse su una città vasta quanto alcune metropoli europee messe insieme. Molte chiudono alle 19 o sono off limits nei weekend. “Stiamo lavorando per migliorare la situazione”, diceva qualche mese fa l’assessora all’Ambiente, “ma servono più soldi e collaborazione tra privati e associazioni”.

Non è solo una questione di numeri: spesso mancano anche cartelli ben visibili o informazioni aggiornate su dove trovare i bagni. “Mi chiamano turisti o residenti disperati – racconta Anna Montanari dell’info point turistico – ma nemmeno noi abbiamo una mappa completa da offrire. Ci affidiamo all’esperienza”. Un paradosso in una città visitata da milioni ogni anno.

App e iniziative private provano a colmare il vuoto

Qualche start-up ha provato a fare qualcosa con app che mostrano su mappa i bagni più vicini, ma la copertura riguarda soprattutto locali privati che scelgono di aderire al progetto. “Il vero problema – sottolinea Carlo Gualtieri, attivista per la mobilità urbana – è l’assenza di una rete pubblica integrata. Le app aiutano ma non bastano”.

Nei quartieri centrali alcune attività partecipano a progetti comunali che permettono l’accesso gratuito ai bagni anche ai non clienti in cambio di sgravi fiscali. Ma fuori dal centro o in zone come il Pigneto restano spesso solo cartelli sbiaditi o niente affatto.

Dopo venti minuti senza successo: il rientro che fa riflettere

Dopo quasi venti minuti tra bar pieni, sguardi dubbiosi e una lunga camminata verso via Prenestina, la soluzione è arrivata solo tornando a casa. Un piccolo episodio che però mette in luce un problema reale: la mancanza di servizi igienici accessibili pesa sulla vita in città.

“Ci sentiamo cittadini europei – osserva un passante – ma su certe cose siamo rimasti indietro anni luce”. La speranza è che questa esperienza comune entri presto nell’agenda pubblica, perché qui non si parla solo di decoro o turismo: è questione di dignità.

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