Tasse sulle Crypto: Rinviato al 2027 l’aumento dal 26% al 33% con nuovo emendamento

Corrado Pedemonti

29 Gennaio 2026

Roma, 29 gennaio 2026 – Potrebbe slittare di tre anni l’aumento dell’aliquota fiscale sulle plusvalenze da criptovalute previsto dalla Legge di Bilancio. Un emendamento al decreto Milleproroghe, presentato nelle ultime ore in Parlamento, sposta infatti il cambio di aliquota dal 2024 al 2027. La proposta arriva in un momento in cui il mercato è in fermento: il Bitcoin si aggira intorno ai 95.000 dollari, con un rialzo dell’1,8% nelle ultime 24 ore. Una notizia che riguarda da vicino migliaia di piccoli e medi risparmiatori italiani, sempre più interessati alle criptovalute come alternativa ai canali tradizionali.

L’emendamento rinvia l’aumento al 2027

Secondo i documenti circolati a Montecitorio, l’emendamento – firmato da alcuni membri della commissione Finanze – prevede di posticipare l’entrata in vigore della nuova aliquota del 33% sulle plusvalenze da criptovalute. L’adeguamento era previsto per il primo gennaio 2024, dopo che la scorsa Manovra aveva uniformato la tassazione dei guadagni crypto a quella degli strumenti finanziari classici. Con questo slittamento, resterà valida per altri due anni l’attuale aliquota del 26%.

Fonti parlamentari spiegano che dietro questa scelta c’è la volontà di un “passaggio più graduale” al nuovo regime fiscale, soprattutto considerata la difficoltà nel far rispettare le norme a soggetti spesso non regolamentati e con sede all’estero. “Si è deciso di concedere più tempo sia agli investitori sia all’Agenzia delle Entrate”, ha commentato ieri un deputato della maggioranza impegnato in commissione. Il governo Meloni non ha ancora preso una posizione ufficiale e dovrà pronunciarsi nei prossimi giorni.

Il mercato crypto si muove tra dubbi e rialzi

La notizia del possibile rinvio è arrivata mentre il mercato delle criptovalute resta vivace: stamattina il Bitcoin si mantiene poco sotto i 95.000 dollari, dopo una settimana caratterizzata da volumi elevati. In Italia sono almeno 1,2 milioni gli utenti – secondo le ultime stime della Consob – che negli ultimi due anni hanno aperto conti su piattaforme crypto. Molti sono giovani under 35 o piccoli risparmiatori attratti dalla possibilità di guadagni diversi, in un momento di tassi reali ancora bassi.

Non mancano però dubbi tra professionisti e consulenti fiscali. “Le regole sulle criptovalute sono ancora in divenire e passare al 33% rischiava solo di aumentare la confusione”, dice Marco Antinori, commercialista romano con molti clienti nel settore. “Una proroga può dare respiro a chi investe e a chi deve far rispettare le regole”. Resta però un problema irrisolto: la forte volatilità dei prezzi. Solo a gennaio il valore del Bitcoin è oscillato di oltre 20.000 dollari.

Italia alla ricerca di un equilibrio tra innovazione e controllo

Il nuovo intervento sulle plusvalenze crypto vuole dare una forma più stabile al settore agli occhi del fisco. Dopo anni senza regole chiare – sottolineano fonti del MEF – la Manovra ha definito che plusvalenze sopra i 2.000 euro devono essere dichiarate e tassate al massimo livello, prevedendo però semplificazioni per chi regolarizza le posizioni pregresse.

Il vero nodo rimane però quello dei controlli: molte piattaforme usate dagli italiani hanno sede fuori dal paese e spesso sfuggono alle autorità fiscali. Per questo – spiegano dall’Agenzia delle Entrate – si punta a rafforzare gli accordi internazionali e a lavorare con i grandi exchange per scambiare informazioni più precise. Non è escluso nemmeno l’arrivo di sistemi automatici per monitorare operazioni sospette.

Si attende il voto finale, cresce l’attesa tra gli investitori

Ora l’emendamento dovrà superare le commissioni prima di arrivare in Aula, probabilmente entro la prima settimana di febbraio. Intanto nelle community online italiane dedicate alle criptovalute si discute animatamente: c’è chi parla di “respiro temporaneo”, chi teme invece uno slittamento prima della vera stretta fiscale.

Gli operatori chiedono chiarezza: “Serve avere regole certe e tempi giusti per adattarsi”, ha ribadito ieri Michele Ferrero, voce dell’associazione CryptoItalia. Palazzo Chigi intanto prende tempo: per ora a guadagnarci sono soprattutto quei contribuenti che si aspettavano tasse più alte già da aprile prossimo. Potranno continuare a calcolare le loro plusvalenze con l’aliquota al 26% almeno fino alla fine del 2026, salvo sorprese nelle prossime settimane.

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