Tasse Crypto Italia: la Lega tenta di rinviare aumento aliquota al 33% fino al 2027

Cristina Manetti

28 Gennaio 2026

Roma, 28 gennaio 2026 – Nel pomeriggio di oggi, a Palazzo Madama, la Lega ha depositato un emendamento al Decreto Milleproroghe 2026 con un obiettivo chiaro: rinviare ancora una volta l’aumento dell’aliquota fiscale sulle criptovalute, che dovrebbe passare dal 26% al 33%. Questa mossa arriva proprio mentre il provvedimento — atteso da settimane — sta per chiudere il suo iter parlamentare. La notizia, confermata da fonti vicine al gruppo guidato da Massimiliano Romeo, punta a tutelare il settore fintech “da un aggravio eccessivo”, come ha spiegato lo stesso capogruppo leghista.

Emendamento Lega: cosa prevede e quando scatta il rinvio

In sostanza, l’emendamento vuole spostare in avanti l’aumento della tassa sulle plusvalenze derivanti dalle criptovalute, almeno fino al 1° gennaio 2027. Attualmente la soglia è al 26% — già valida per capital gain e altri strumenti finanziari — ma doveva salire al 33% con la Legge di Bilancio dello scorso dicembre. Il governo Meloni ha giustificato questo aumento con la necessità di “armonizzare il quadro fiscale” e avvicinare l’Italia agli standard europei, dove la tassazione sulle valute virtuali è in molti casi più alta.

Non è la prima volta che la Lega tenta questa strada. Lo scorso autunno aveva fatto un tentativo simile ma si era arenato in commissione Bilancio alla Camera, tra veti incrociati e dubbi sulla copertura finanziaria. Adesso la palla passa al Senato: i tempi sono stretti — il decreto deve diventare legge entro metà febbraio — e le possibilità di modifiche last minute sono ridotte.

Il dibattito politico si accende

“Non vogliamo schiacciare un settore già fragile per via della volatilità dei mercati digitali”, ha ribadito Romeo durante il suo intervento in Aula alle 15.30. Secondo il senatore lombardo, un’imposta più pesante rischia solo di “far fuggire i capitali all’estero” e frenare lo sviluppo delle startup innovative italiane. Con lui si sono schierati anche i deputati Marco Osnato (FdI) e Maurizio Lupi (Noi Moderati), che hanno sottolineato “la necessità di riflettere seriamente”, evitando di cedere alla “tentazione di fare cassa subito”.

Dall’altro lato, non sono mancate le critiche. Irene Tinagli (Pd), vice-presidente della commissione Finanze alla Camera, ha avvertito che “così si continua a lasciare indietro il Paese in materia di regolamentazione”. Per lei serve una “disciplina chiara e coerente” per attirare investimenti seri. Andrea De Bertoldi (M5S), pur senza bocciare del tutto l’emendamento leghista, ha chiesto di evitare la “giungla normativa degli ultimi anni” e ha spronato il governo a presentare un testo organico entro il 2027.

Soldi in gioco: quanto pesa davvero l’aumento

Le stime del Dipartimento delle Finanze indicano che l’innalzamento dell’aliquota potrebbe portare circa 68 milioni di euro in più all’anno, considerando i volumi dichiarati nel 2025 (poco meno di 1,4 miliardi). Una cifra destinata a salire se — come spera Bankitalia — la base imponibile verrà allineata agli standard europei.

Non tutti però sono convinti dell’impatto reale della misura. Il commercialista milanese Lorenzo Fantini, esperto di fiscalità digitale, mette in guardia: “Con aliquote troppo alte si rischia solo di far aumentare le operazioni non dichiarate”. E aggiunge: “Molti piccoli investitori potrebbero scegliere di non dichiarare i proventi o spostarsi su piattaforme estere”.

Intanto nei principali gruppi Telegram della comunità crypto italiana l’annuncio della Lega ha scatenato reazioni contrastanti. C’è chi prova sollievo ma non nasconde lo scetticismo: “Da anni si parla solo di proroghe ma alla fine arriva sempre una stretta”, scrive un utente su “CryptoItalia”, canale seguito da oltre 14mila persone. Altri invece chiedono chiarezza: “Non vogliamo altre proroghe, servono regole certe”.

Futuro incerto: rischio blocco e ultime mosse

Ora resta da vedere come si muoverà la maggioranza. Fonti parlamentari vicine a Fratelli d’Italia assicurano che il governo vuole mantenere l’aumento dell’aliquota ma non escludono aperture per modifiche o rinvii tecnici. La partita potrebbe decidersi nelle prossime 48 ore, con incontri informali già fissati tra relatori e rappresentanti del MEF.

Sul tavolo c’è anche il rischio che tutto venga rimandato alla prossima legge delega sulla fiscalità digitale. Così si terrebbero ancora in sospeso migliaia di piccoli risparmiatori e operatori del settore.

Tutto dipenderà dagli equilibri politici delle prossime settimane e dalle concessioni che Palazzo Chigi sarà disposto a fare ai suoi alleati. Intanto gli operatori premono e una domanda resta sullo sfondo: davvero serve un’altra proroga?

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