Tasse Crypto 2026: Come Pagare Legalmente il 26% Nonostante l’Aumento al 33%

Cristina Manetti

6 Aprile 2026

Milano, 6 aprile 2026 – Con l’arrivo della nuova aliquota fiscale al 33% sui guadagni da criptovalute in Italia, attiva da gennaio, tanti piccoli e medi investitori si chiedono perché in molti casi si continui a pagare solo il 26% di tasse sulle crypto. Il tema, che riguarda sia chi ha investito da tempo sia chi è entrato da poco nel settore, è finito al centro del dibattito dopo la conferma della stretta da parte del Ministero dell’Economia, creando non poca confusione tra commercialisti e operatori.

Il passaggio al 33%: cosa cambia per le plusvalenze pregresse

L’aumento dal 26% al 33% di tassazione sulle plusvalenze da criptovalute è stato introdotto nell’ultima legge di Bilancio, approvata il 23 dicembre scorso. Le nuove regole si applicano ai guadagni realizzati dal 1° gennaio 2026 in poi. Ma non è così semplice: ci sono eccezioni legate a quando e come sono state maturate le plusvalenze. Come spiega il consulente fiscale Marco Ferrario, “il vecchio regime resta valido per le plusvalenze maturate entro il 31 dicembre 2025 e incassate entro quella data. Solo le operazioni concluse dall’anno nuovo vengono tassate al 33%”.

Un dettaglio importante: chi ha venduto, scambiato o convertito le proprie crypto in euro entro fine 2025 continuerà a dichiarare quei redditi nel modello Redditi 2026, pagando la vecchia aliquota. “Chi invece conserva ancora token o coin acquistati prima e realizza la plusvalenza nel 2026 dovrà applicare la nuova aliquota”, precisa Ferrario.

Come restare al 26% anche dopo l’aumento

Qualcuno ha già fatto un passo avanti con l’“affrancamento”, una procedura prevista dalla legge che consente di bloccare il valore delle criptovalute al 31 dicembre 2025 pagando subito un’imposta sostitutiva. In sostanza, chi ha dichiarato le proprie posizioni e ha effettuato l’affrancamento può mantenere la tassazione al 26% sul valore storico, anche vendendo i token dopo il cambio di aliquota.

Ma bisogna fare attenzione. L’Agenzia delle Entrate ricorda che “chi sceglie l’affrancamento deve presentare la dichiarazione entro i termini previsti e versare l’imposta sostitutiva, indicando con precisione le giacenze”. La scadenza — quest’anno fissata al 30 giugno — vale sia per wallet personali che per quelli su exchange italiani o esteri.

Occhio però alle multe: chi non dichiara o fornisce dati sbagliati rischia sanzioni fino al doppio delle tasse evase, con aggravanti se gli importi sono rilevanti. “I controlli si stanno intensificando soprattutto su movimenti sospetti verso piattaforme non regolamentate”, rivela una fonte del Nucleo speciale di polizia valutaria.

Deroghe e crypto su piattaforme estere

Altro nodo importante riguarda i residenti fiscali italiani che detengono criptovalute su exchange esteri. Secondo la circolare dell’Agenzia delle Entrate del 10 febbraio, anche chi opera fuori dai confini nazionali deve dichiarare e pagare secondo il nuovo regime. Solo chi dimostra di aver trasferito effettivamente la residenza fiscale all’estero — con iscrizione all’AIRE e presenza documentata — può evitare l’aliquota italiana.

Restano però alcune zone d’ombra sul piano tecnico: per esempio lo staking genera redditi diversi dalle plusvalenze tradizionali e segue regole un po’ diverse. “In questi casi la fiscalità può cambiare”, ammette Federica Longhi, tributarista esperta in nuove tecnologie. Il consiglio resta sempre quello di rivolgersi a un professionista se ci sono dubbi.

Reazioni a caldo e scenari futuri

L’aumento al 33% delle tasse sulle crypto ha diviso il mondo degli investitori e degli operatori. C’è chi teme una fuga verso mercati più vantaggiosi e chi invece vede un passo avanti verso una normativa più chiara. Francesco Polidori, milanese e piccolo risparmiatore digitale, spiega: “Ho scelto l’affrancamento perché così so esattamente cosa devo pagare, senza brutte sorprese”.

Secondo l’Osservatorio Fintech del Politecnico di Milano, nel solo 2025 sono stati regolarizzati oltre 350 milioni di euro in posizioni crypto, segno che molti hanno preferito mettersi in regola prima della svolta fiscale. Il quadro resta comunque fluido: già si parla di possibili modifiche per il 2027, magari con soglie di esenzione più alte per chi detiene poche migliaia di euro in criptovalute.

Nei prossimi mesi vedremo quanti riusciranno davvero a pagare ancora il 26% sulle crypto dopo il cambio dell’aliquota. Nel frattempo, gli esperti lanciano un monito unanime: con la fiscalità sulle criptovalute non si può improvvisare né rischiare errori.

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