La nuova imposta sui cosiddetti “piccoli pacchi” entrerà concretamente in vigore il 15 marzo 2026. A fissare tempi e modalità è una circolare applicativa che disciplina il periodo transitorio e chiarisce in che modo dovrà essere versato il contributo di 2 euro previsto dalla norma. Il documento specifica che, per tutte le importazioni effettuate tra il 1° gennaio e il 28 febbraio 2026, il contributo sarà oggetto di contabilizzazione e pagamento sulla base di una dichiarazione conforme al modello allegato alla circolare 37/2025, da presentare entro il 15 marzo 2026. Una precisazione tecnica che mette ordine sull’avvio effettivo della misura, ma che richiede attenzione ai dettagli.
Perché nasce il contributo da 2 euro sui pacchi di basso valore
La misura è stata introdotta con la Legge di bilancio 2026 con l’obiettivo di rafforzare la tutela del mercato interno. Nel mirino ci sono soprattutto le merci provenienti dall’estero con valore commerciale ridotto, basso valore aggiunto e prezzi estremamente contenuti, che negli ultimi anni hanno alimentato flussi di acquisti diretti spesso difficili da ricondurre pienamente alle regole fiscali europee. L’intento non è tanto quello di aumentare il gettito, quanto di riequilibrare la concorrenza e arginare pratiche considerate distorsive.
Quali spedizioni rientrano nel nuovo contributo
Secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il contributo si applicherà a un’ampia platea di spedizioni. Sono incluse quelle destinate ai consumatori finali nell’ambito dell’e-commerce, ma anche le spedizioni rivolte a operatori commerciali, sia nel caso di acquisti business to business su piattaforme digitali sia per forniture provenienti direttamente da venditori esteri. Rientrano inoltre nel perimetro anche i pacchi inviati da un privato a un altro privato, persino quando le merci non hanno carattere commerciale. Restano esclusi, invece, gli acquisti effettuati all’interno del mercato europeo o le spedizioni già sdoganate in precedenza in un Paese dell’Unione.
La soglia dei 150 euro e come si calcola il valore
Il contributo di 2 euro è dovuto per tutti i pacchi con valore inferiore a 150 euro, ma la determinazione di questa soglia varia a seconda della natura delle merci. Nel caso di prodotti commerciali, il valore è rappresentato dal prezzo di vendita per l’esportazione verso il territorio doganale dell’Unione, senza includere costi di trasporto e assicurazione, a meno che non siano già compresi nel prezzo e non separatamente indicati in fattura. Sono inoltre escluse imposte e oneri riscossi dalle autorità doganali. Per le merci prive di carattere commerciale, invece, il valore di riferimento è quello che sarebbe stato pagato se fossero state vendute per l’esportazione verso l’Unione europea.
Come funziona la dichiarazione e chi deve pagare
La contabilizzazione del contributo avverrà su base quindicinale, con due finestre mensili: dal 1° al 15 e dal 16 alla fine del mese. La dichiarazione dovrà essere presentata entro i 15 giorni successivi a ciascun periodo. In una prima fase, chiarisce l’ADM, il pagamento sarà effettuato su base dichiarativa da parte del soggetto che presenta la dichiarazione, fermo restando il controllo successivo da parte dell’ufficio doganale competente. Il contributo è a carico del dichiarante e, nei casi di rappresentanza indiretta, è considerata debitrice anche la persona per conto della quale la dichiarazione viene presentata.
L’impatto sul mercato e i grandi marketplace nel mirino
Dal 15 marzo 2026 i contributi inizieranno a confluire nelle casse dell’Erario per tutte le spedizioni già oggi interessate dalla nuova disciplina. Resta da capire quale sarà l’effetto reale della misura, non tanto in termini di entrate fiscali, quanto per le ricadute sul mercato. L’obiettivo dichiarato è infatti quello di proteggere i canali di vendita europei e il commercio nazionale. In questo contesto, è evidente che piattaforme come Shein, Alibaba o Temu dovranno confrontarsi con un costo aggiuntivo e con una procedura doganale più strutturata.
Il monito di AltroConsumo: cosa controllare prima di acquistare
Sul fronte dei consumatori, AltroConsumo invita a prestare particolare attenzione prima di finalizzare un acquisto online. È fondamentale verificare dove ha sede il venditore, distinguere tra spedizioni realmente effettuate dall’Unione europea e quelle semplicemente dirette verso l’UE, e controllare se i costi doganali sono già inclusi nel prezzo. Un ulteriore elemento da considerare è l’eventuale riferimento al sistema IOSS, che consente di pagare IVA e oneri al momento dell’acquisto, evitando addebiti successivi allo sdoganamento.
Rischio costi alla consegna e blocco della merce
In assenza di indicazioni chiare sulle modalità di pagamento del contributo, esiste il rischio che le somme vengano richieste al momento della consegna, come già accade in alcuni casi per i costi di sdoganamento. Non tutti i fornitori extra-UE, infatti, garantiscono trasparenza nella gestione delle pratiche doganali e può capitare che il pagamento venga richiesto dal corriere o direttamente dalla dogana. In questi casi è essenziale che ogni richiesta sia adeguatamente documentata, poiché il mancato pagamento può comportare il blocco della merce, il reso al mittente e, in alcune situazioni, anche l’applicazione di sanzioni.
