Stretto di Hormuz riapre: Iran impone pagamenti in Bitcoin per il passaggio delle petroliera

Cristina Manetti

9 Aprile 2026

Teheran, 9 aprile 2026 – Dopo una settimana di blocco, lo Stretto di Hormuz torna a respirare e riprende il suo ruolo chiave nel traffico mondiale di petrolio. La riapertura era molto attesa da compagnie e operatori del settore, ma stavolta arriva con una novità destinata a far discutere: il governo iraniano ha deciso di imporre nuove regole per il passaggio delle petroliere. Ora, oltre al pedaggio tradizionale, bisognerà pagare una tariffa extra fino a 1 dollaro per barile, e attenzione, solo in Bitcoin.

Bitcoin obbligatorio per passare da Hormuz

Ieri sera è arrivato l’annuncio ufficiale dal ministero del Petrolio iraniano: ogni nave dovrà versare la tariffa su portafogli digitali gestiti direttamente dalle autorità di Teheran. “Abbiamo scelto questa strada per rafforzare la nostra sovranità economica e difenderci dalle restrizioni occidentali”, ha spiegato il ministro Javad Hamedi in conferenza stampa al Palazzo del Golfo, poco dopo le 19 ora locale. Nessuno scampo: né le bandiere amiche, né i grandi consorzi internazionali potranno saltare il nuovo pedaggio digitale.

L’effetto si è visto già all’alba, quando la cisterna greca Athena Freedom ha effettuato il primo pagamento in criptovaluta prima di ricevere via libera verso l’India. Fonti del porto di Bandar Abbas raccontano che molte compagnie sono rimaste spiazzate dalla rapidità con cui la misura è stata applicata.

Conseguenze sui mercati e reazioni internazionali

L’obbligo imposto da Teheran potrebbe scuotere i mercati del petrolio e le finanze globali. Solo ieri, il prezzo del Brent aveva schizzato a 97 dollari al barile nelle prime ore di contrattazione, per poi calmarsi un po’ dopo la notizia della riapertura dello stretto.

Da Vienna, l’OPEC preferisce mantenere un profilo basso: “Seguiamo attentamente gli sviluppi”, ha detto a mezza voce un funzionario anonimo. Più dura la presa di posizione degli Stati Uniti: tramite un portavoce del Dipartimento di Stato hanno bollato il pagamento in Bitcoin come “una mossa destabilizzante e inaccettabile”.

Non mancano le critiche anche da parte delle compagnie assicurative marittime britanniche e norvegesi, preoccupate dalla volatilità delle criptovalute e dai rischi legati al riciclaggio. E vale la pena ricordare che più del 20% del petrolio mondiale passa proprio da Hormuz ogni giorno, secondo stime della Camera di Commercio Internazionale.

Una decisione che guarda alle sanzioni occidentali

Il ricorso ai Bitcoin viene interpretato dagli analisti come una risposta diretta alle sanzioni internazionali che da anni limitano l’Iran nei circuiti finanziari tradizionali. Lo ha lasciato intendere senza mezzi termini anche il presidente Ebrahim Raisi: “Abbiamo il diritto di usare strumenti alternativi per difendere le nostre entrate nazionali”, ha detto in un messaggio televisivo trasmesso alle 21.30 dalla tv di Stato.

Gli armatori che vogliono evitare problemi o ritardi sono così costretti ad aprire portafogli digitali, spesso affidandosi a operatori tra Dubai e Hong Kong. Intanto gli esperti mettono in guardia sulla volatilità della criptovaluta: nell’ultimo mese il valore del Bitcoin rispetto al dollaro è oscillato tra i 66.000 e i 72.000 dollari.

Operatori in difficoltà tra burocrazia digitale e incertezze

Nei porti di Ras Tanura e Fujairah si respira un clima teso. Molti capitani ammettono di non essere pronti davanti a procedure complesse che richiedono codici a doppia autenticazione, firme elettroniche e controlli più rigidi sulle identità. “Non abbiamo ancora ricevuto istruzioni chiare dalle autorità portuali”, confida al telefono il direttore operativo della compagnia saudita Aramco Shipping.

Anche alcuni broker londinesi parlano già di possibili revisioni dei contratti assicurativi nel caso emergessero frodi o perdite improvvise dovute alla fluttuazione dei prezzi digitali. Nel frattempo, però, il traffico navale sembra destinato a tornare ai livelli normali, anche se con molta più attenzione alle modalità tecniche dei pagamenti.

Nuovo precedente nella geopolitica dell’energia

Questa decisione iraniana segna davvero una novità senza precedenti nel modo in cui si pagano le transazioni energetiche internazionali. Mai prima d’ora era stata imposta una tassa ufficiale in criptovaluta su un passaggio così strategico per il mondo.

Alcuni esperti sentiti dall’Agenzia Internazionale per l’Energia parlano addirittura di “banco di prova per le transazioni energetiche future fuori dai circuiti occidentali”.

Per ora nessun altro paese rivierasco ha annunciato mosse simili, ma molti osservatori avvertono: non è detto che questa sia solo una mossa isolata. Nei prossimi mesi potremmo assistere a una vera rivoluzione nella geopolitica del petrolio – dove le criptovalute giocheranno un ruolo sempre più centrale.

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