Straordinario mosaico del IV secolo sulla guerra di Troia scoperto a Rastan, Siria: dettagli e immagini esclusive

Salvatore Broggi

11 Marzo 2026

Rastan, Siria, 11 marzo 2026 – A pochi chilometri da Rastan, nel cuore della Siria centrale, è emerso un mosaico romano del IV secolo d.C. che si estende su più di 120 metri quadrati. Gli archeologi siriani, sostenuti dalla Direzione generale delle antichità e dei musei di Damasco, hanno portato alla luce un reperto straordinario per la sua integrità e ricchezza iconografica di matrice ellenistica — qualcosa di davvero raro in una zona segnata da anni di guerra e saccheggi.

Una scoperta che fa notizia tra le rovine siriane

La scoperta è stata annunciata ieri dalla Direzione generale delle antichità, che ha guidato gli scavi insieme a una squadra di esperti locali. Il ritrovamento risale a poco più di una settimana fa, ma solo oggi si è potuto parlarne pubblicamente, dopo aver verificato la sicurezza dell’area.

“Non vedevamo un mosaico così grande e ben conservato da almeno vent’anni,” racconta Ayman Abdulkarim, l’archeologo capo del progetto. “Le tessere sono quasi tutte intatte e i colori originali resistono sorprendentemente bene. La complessità delle scene e dei motivi ci riporta direttamente alla tarda scuola ellenistica.”

Rastan, attraversata dal fiume Oronte e un tempo nodo chiave nelle rotte commerciali tra Nord e Sud della Siria, sta provando a ripartire lentamente dopo le devastazioni del conflitto. Ora, grazie a fondi limitati ma al grande impegno degli archeologi locali, si stanno salvando siti che sembravano destinati a sparire.

Miti e figure raccontate nel mosaico

Le prime analisi indicano che il mosaico raffigura episodi mitologici greco-romani. Al centro spicca la figura di Eracle (Ercole), circondato da divinità minori e figure allegoriche legate alle stagioni.

“Questi elementi sono tipici dell’epoca tardo-imperiale,” spiega Abdulkarim, “e riflettono una comunità colta e cosmopolita come quella di Rastan.” Un dettaglio affascinante sono i bordi del mosaico: intricati motivi vegetali che sembrano quasi un tappeto artistico, richiamando le scuole dell’Asia Minore.

Gli esperti dell’Università di Damasco, arrivati oggi sul posto per i primi accertamenti tecnici, hanno scoperto tracce di restauri successivi al periodo romano. Alcune parti laterali mostrerebbero influenze bizantine. “È un vero palinsesto visivo,” osserva Yasmine al-Khalil, docente di storia dell’arte antica, “che racconta la continuità ma anche i cambiamenti nella società locale.”

Protezione del sito: rischi in agguato

L’area è ora cinta da transenne e sorvegliata dalla polizia locale. Il rischio furti è reale, così come quello di danni accidentali. Nei giorni subito dopo la scoperta ci sono stati già tentativi di accesso non autorizzati: “Abbiamo chiesto al governatorato di Homs di mettere sotto controllo la zona almeno fino a quando non sarà completata la documentazione digitale,” ha detto un funzionario della Direzione delle antichità.

Non è ancora deciso se il mosaico potrà essere rimosso o resterà lì dov’è. Fonti del ministero della Cultura sottolineano che “la priorità è mettere in sicurezza tutto il complesso — compreso l’edificio cui probabilmente apparteneva.” Potrebbe trattarsi di una villa romana o forse di un edificio pubblico importante.

Un segnale forte per il patrimonio siriano

Nel mezzo della crisi siriana, questa scoperta riaccende l’interesse internazionale sul patrimonio archeologico del Paese — spesso trascurato negli ultimi anni dalle cronache internazionali. Le missioni straniere assenti dal 2011 stanno valutando possibili collaborazioni future. “È un messaggio chiaro: la Siria ha ancora storie incredibili da raccontare,” confida una fonte diplomatica europea.

Intanto tra gli abitanti di Rastan si respira una certa soddisfazione cauta. Qualcuno si ferma ad osservare da lontano il sito, ricordando i racconti degli anziani sulle ville romane nascoste sotto terra. Per ora l’ingresso è vietato: solo gli archeologi possono camminare tra quei colori antichi sotto il freddo sole di marzo.

Non c’è ancora una data per aprire il sito al pubblico né un piano completo per lo studio del mosaico. Ma questa scoperta offre alla Siria una possibilità preziosa: riallacciare i fili con la sua storia millenaria — e forse riallacciarli anche con il mondo della ricerca internazionale.

Change privacy settings
×